STUDENTI E INSEGNANTI

C’è ancora un cielo

Teologia e astrofisica-cosmologia a scuola: il successo di un’idea in Veneto

La teologia nella scuola come base per un confronto con il mondo delle scienze e come motore di dialogo con le altre religioni: questo in sintesi il presupposto e il punto d’arrivo del progetto promosso dalla Facoltà teologica del Triveneto e dal dipartimento di astronomia dell’Università di Padova con il patrocinio dell’Ufficio scuola regionale. Ad illustrarlo in un’intervista al SIR è don Andrea Toniolo, preside della Facoltà teologica, alla vigilia del convegno nazionale "Il dialogo tra teologia e scienza nella scuola d’oggi" in programma il 20 gennaio a Roma per tracciare un bilancio della prima parte dell’iniziativa, il ciclo di conferenze "Se guardo il tuo cielo… – Per un dialogo tra scienza e teologia oggi", proposto in febbraio e marzo 2011 come aggiornamento per gli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado della regione Veneto. Don Toniolo parla di "grande successo", tanto che per non superare il numero dei 60 partecipanti necessario a mantenere il carattere seminariale degli incontri sono state rifiutate decine di iscrizioni, e annuncia una seconda edizione dell’iniziativa negli stessi mesi del 2012: "Luci nel firmamento del cielo. Una proposta di aggiornamento multidisciplinare nella scuola, tra scienza e fede".

Il progetto parte dal connubio tra teologia e astrofisica-cosmologia. Perché questa scelta?
"L’idea è nata nel 2009, Anno dell’astronomia dedicato a Galileo e 150° della pubblicazione del saggio sull’origine della specie di Charles Darwin. Due anniversari di carattere scientifico che uniti alla vicinanza ‘logistica’ e ‘intellettuale’ e alla fruttuosa collaborazione con alcuni docenti del Dipartimento di astronomia dell’Università di Padova ci hanno spinto a partire dalla cosmologia che di per sé chiama in causa la concezione e la comprensione dell’uomo e dell’universo, la sua origine e il suo fine. I temi di quest’anno riguarderanno invece le fasi iniziali dell’evoluzione dell’universo e la presenza e l’azione divina sul cosmo, ma il progetto, ormai istituzionalizzato come appuntamento annuale di aggiornamento grazie anche alla convenzione-quadro sottoscritta nel 2011 fra Facoltà teologica e Ateneo patavino, è destinato ad ampliare il suo raggio d’azione sviluppando nei prossimi anni temi ‘caldi’ come l’evoluzione biologica, la bioetica, l’antropogenesi e le neuroscienze, che sono anche temi di ‘confine’ con la teologia per le loro implicazioni religiose, etiche, filosofiche e antropologiche. Essi richiedono un approccio multidisciplinare perché un atteggiamento puramente empirico distorcerebbe anche dal punto di vista razionale la ricerca della verità".

Questa iniziativa nasce da una "richiesta" degli insegnanti?
"Direi piuttosto dall’avere intercettato in alcuni di loro – molti insegnanti di religione si formano nella nostra Facoltà, ma ci rivolgiamo a docenti di tutte le materie – l’esigenza di formazione e di conoscenze specifiche per educare i propri alunni a un corretto uso della scienza. In altre parole aiutarli a evitare il rischio di ridurre il vero al solo dato empiricamente verificabile e di assolutizzare la scienza stessa e le tecnologie collegate".

Quale, allora, il "servizio" che il connubio teologia-scienza può rendere alle giovani generazioni?
"Nei confronti dei giovani abbiamo la responsabilità di trasmettere non solo le conoscenze e le certezze che abbiamo acquisito ma anche il desiderio di porsi domande e cercare risposte che vadano al di là di quelle suggerite dalle scienze fisiche e naturali. Scienza e teologia sono componenti fondamentali nella ricerca della verità e dovrebbero procedere insieme per individuare le risposte alle loro domande più profonde. La teologia non pretende di spiegare l’origine del mondo, ma suggerisce che il mondo non ha origine da sé, ha un fondamento più ‘alto’. Siamo inoltre convinti che la teologia sia una palestra d’intelligenza, di conoscenza e di educazione/allenamento all’attività di pensiero e che per questo possa essere anche un motore di dialogo tra culture e religioni diverse. Ecco perché dovrebbe avere un suo posto nel confronto tra le scienze, tra le culture e nella formazione scolastica".

Un suo bilancio di questa prima sperimentazione?
"Si è trattato di una bella esperienza di ‘alleanza educativa’ tra soggetti diversi a favore del bene degli studenti, un’iniziativa congiunta impensabile solo una decina di anni fa. Al contenuto pedagogico del progetto si aggiunge infatti il valore simbolico della sinergia creatasi tra istituzioni del mondo universitario ‘cattolico’, del mondo universitario ‘laico’ ed enti locali, nel nostro caso la regione Veneto. Un segnale positivo che ci incoraggia – e ne sarà occasione il convegno romano – ad approfondire con il patrocinio del ministero dell’Istruzione il confronto con percorsi formativi simili o complementari e ad esplorare la possibilità di coinvolgere altre Regioni per creare una rete sinergica a livello nazionale".