ANGELUS
Benedetto XVI: occorre un maestro per riconoscere le parole di Dio
Tempo di angustie, in cui la parola profetica non si udiva più, tempo di interrogativi stringenti per il popolo d’Israele; anche il profeta era stanco e vecchio. Tutto sembrava perduto. Rimaneva però la lampada del Tempio ancora accesa e accanto un fanciullo che vegliava. La speranza d’Israele è così dipinta al vivo, mentre attende di ritrovare forza ed energia.
Tempo non tanto lontano dal nostro, pur con parametri diversi.
Samuele è presentato come un ragazzo solerte, che risponde a quanto gli pare di aver capito. L’entusiasmo giovanile che ha bisogno della maturità dell’esperienza altrui per comprendere?
Papa Benedetto, nella riflessione prima della recita dell’Angelus domenica 15 gennaio, si inserisce proprio nel nerbo di questo processo di conoscenza di sé e di conoscenza di Dio, non rimandando ad un’autoreferenzialità ma chiedendo al giovane Samuele e a tutti coloro che avvertono dentro di sé il richiamo di Dio, di consegnarsi ad un maestro, ad una guida spirituale che sia “figura mediatrice” fra il sentire proprio e la realtà della storia in cui Dio opera e chiama.
È la condizione perché Samuele possa imparare “a riconoscere le parole di Dio”, quindi diventare – passare ad una modalità diversa della sua vita personale – e ritrovarsi un “fedele profeta”.
Chiunque abbia in sé avvertito risuonare il proprio nome (e per ben due volte), sa come sia impossibile discernere da soli che cosa stia succedendo e come si debba anche interrogare su una possibile allucinazione e quindi riconoscersi bisognoso, magari, di un aiuto medico!
Quando il richiamo è insistente, il ricorso alla “figura mediatrice” fa uscire da un ascolto o colloquio intimistico per inserirsi nel tessuto della storia, della vita di fede, ed ecco profilarsi “il ruolo decisivo della guida spirituale”, realmente medico nel cammino di fede.
Senza l’aiuto di Eli e della parola che apre ad una dimensione diversa ed ignorata fino a quel momento, la parola profetica sarebbe ancora risuonata in Israele? Il popolo sarebbe uscito dalla strettoia?
La fede cristiana non si può pensare al di fuori di due elementi che si richiamano e si articolano l’un l’altro: “L’annuncio e la testimonianza”. Eli li aveva incarnati e aveva acquistato la fiducia del giovane, sorpreso dalla chiamata di Dio.
Lo stupore però sarebbe anche potuto evaporare, cedere al torpore del sonno, oppure venire relegato nell’angolo delle fantasie adolescenziali, se non fosse intervenuta la diagnosi della guida spirituale, di colui che è “maggiore”, che sa discernere, individuare il tono e la trasparenza di una Voce che, se risuona dentro, non è però autoprodotta.
Il fratello maggiore ha già camminato sulle vie di Dio, ha già giocato la sua unica esistenza sul fortunato banco della consacrazione che lo rende pulsante di fede, cioè di “adesione alla buona notizia che Gesù di Nazaret è morto e risorto, che è Dio”.
I ragazzi oggi sono smaliziati, pronti a guardarsi in giro con occhio critico e a fiutare l’aria che li circonda, diventano però il bersaglio (facile perché ancora malleabile) di chi vuole arricchirsi a loro spese, succhiando la linfa della vita e prospettando illusioni false, dallo sport al denaro, dal successo alla bellezza al silicone.
Perciò una parola che scaturisca da una vita gioiosa, spesa per gli altri, che non remi contro nessuno ma accolga tutti e tutti conduca alla scoperta della relazione con Dio, squarcia l’angoscia, i tempi bui della derelizione, e colloca in una dimensione inedita e gioiosa: “Parla, Signore, il tuo servo ti ascolta”.
Questa è la rivoluzione che non conosce violenza e sangue, vittime o abusi, ma che si propone come sostanzialmente altra, diversa, tutta tesa a rendere la terra santa così come era uscita dalle mani del Creatore.
Dove vibra ancora la lampada? Dove riconoscerne la fiamma?
Per i cristiani il lume perennemente acceso vigila sull’Eucaristia, sulla Presenza di Dio all’umanità. Lo dice il Papa ai pellegrini tedeschi : “Quanto più staremo vicini a Cristo, tanto più diventeremo forti del suo amore e colmati dalla Sua vita”.