UNIONE EUROPEA
”Dizionario minimo” per l’integrazione 2012
Incontri fra leader europei (con la cancelliera tedesca Merkel e il presidente francese Sarkozy ricercatissimi per appuntamenti bilaterali); negoziati per la stesura del futuro "fiscal compact" per la disciplina di bilancio; elezioni in vista per i vertici del Parlamento europeo; occhi puntati sui "fondamentali" dell’economia per scoprire a che punto è la recessione… L’Ue si dibatte in questi frangenti fra molteplici problemi, ai quali corrispondono altrettante parole-chiave. Ma quale sarà il vocabolario basilare dell’Europa comunitaria nel 2012?
"Crisi", ma non solo. Quasi per gioco, è possibile scoprire i termini più "gettonati" della politica europea seguendo il dibattito nelle sedi comunitarie, sfogliando i giornali del vecchio continente, lanciando un’occhiata tra siti web e trasmissioni televisive, oppure anche solo tendendo le orecchie in una qualunque strada di Amsterdam, in un negozio di Atene, in una scuola di Stoccolma. A partire dalla prima lettera dell’alfabeto latino (senza dimenticare che nell’Ue le lingue ufficiali sono 23, con tre alfabeti: latino, cirillico, greco), ogni cittadino europeo ha sentito parlare almeno una volta delle Agenzie di rating (Rating Agencies in inglese), che con le loro valutazioni fanno tremare i leader politici, i banchieri e gli economisti. Alla seconda lettera viene subito in mente Barroso José Manuel, presidente della Commissione, che in questo periodo sta incarnando, forse suo malgrado, la voce comunitaria rispetto alle ambizioni intergovernative e nazionali. Ma non è neppure possibile trascurare i Balcani, verso i quali l’Ue promette di mantenere le porte aperte. Quindi la "c" di Crisi, in assoluto la parola più ripetuta, utilizzata, confermata, abusata dal 2008 in avanti. Ma c’è anche Cipro, Paese che assumerà la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea nel secondo semestre 2012; e Cameron David, unico dei 27 premier dell’Unione ad aver respinto la proposta di nuovo trattato per contenere il debito pubblico degli Stati membri.
Danimarca, Efsf, Innovazione. Quarta lettera con Danimarca, alla guida Ue nella prima metà dell’anno, oppure Draghi Mario, italiano, presidente della Banca centrale di Francoforte, impegnato a dar forza alla istituzione finanziaria creata per proteggere l’euro e la stabilità dei prezzi. Ed ecco ovviamente l’Euro, con l’Eurozona, al centro delle discussioni mondiali, non solo continentali, per via della sua stessa sopravvivenza. Un pensiero seppur fugace va però riservato agli Eurobond, ma si tratta di un tema "futuribile". Il Fondo salva-Stati, nelle due versioni di transitorio e permanente (Efsf e Esm le sigle inglesi) è stato creato per intervenire a favore degli Stati dell’Eurozona con gravi problemi di stabilità finanziaria. E la Grecia ("g"), appunto, ne è stata sinora il massimo beneficiario. Alla lettera "h" spicca Hahn Johannes, austriaco, commissario alla politica regionale, che sta cercando di far quadrare i conti dei Fondi comunitari per far crescere l’Europa sostenendone i territori. Segue la "i" di Innovazione, necessaria per creare una economia competitiva sui mercati mondiali; ma anche Immigrazione, tema sempre alla ribalta.
Dalla J in poi. Jaroka Livia, eurodeputata ungherese, ci ricorda invece, con le sue origini rom, la questione dell’integrazione della più ampia minoranza continentale. Con la "k" inizia il cognome di Neelie Kroes, vicepresidente dell’Esecutivo, commissaria olandese all’Agenda digitale; Lipsius Justus, d’altro canto, è l’umanista fiammingo che dà il nome alla sede del Consiglio europeo. "M" come Mediterraneo, per ricordare una delle "origini" e delle "vocazioni" europee; così pure "Merkozy", come è stato ribattezzato il duo Merkel-Sarkozy, i leader più forti e discussi dell’Europa politica. I Negoziati di adesione (Accession Negotiations) proseguono con i Paesi candidati (Turchia in testa, anche se Ankara è da tempo in stand by). Orban Viktor, premier ungherese, è chiacchierato per via della riforma costituzionale e di una serie di leggi alle quali molti contestano il mancato rispetto dei cardini democratici. Il Patto fiscale, o di bilancio (Fiscal Compact), dovrebbe vedere la luce entro marzo, mentre il Quadro finanziario pluriennale (Multiannual Financial Framework) assicurerebbe la programmazione di bilancio dell’Unione per il periodo 2014-2020. Se alla "r" ritroviamo Rating, segue subito la "s" di Spread (per chi si occupa di finanza) oppure Schulz Martin, eurodeputato tedesco, che il 17 gennaio dovrebbe diventare il nuovo presidente dell’Assemblea di Strasburgo. Ed ecco Tobin tax (tassa sulle transazioni finanziarie), United States of America (dai quali si guarda con preoccupazione al futuro Ue), Van Rompuy Herman, belga, presidente del Consiglio europeo, cui è assegnato il ruolo di grande mediatore tra gli interessi dei 27. Infine "w" come Wall Street Journal (in nome di tutti i media che seguono le vicende Ue), Youth Europe (politiche giovanili per un’Europa del domani), e Zaborska Anna, eurodeputata slovacca presa a prestito per rappresentare tutti coloro che si impegnano per costruire la "casa comune". E la "x"? Nessun termine in questo caso: giusto per ricordare che l’Europa è in costruzione e… ne manca sempre un pezzo.