GIOCHI PARALIMPICI

Dal sogno alla pista

Da questa sera al 9 settembre un grande evento anche per i media

Nello stadio di Stoke Mandeville è stato acceso il fuoco dei Giochi paralimpici 2012. La cittadina inglese, che per il movimento paralimpico è ciò che è Olympia per quello olimpico, ha dato il là, nel 1948, a un sogno che sempre più si concretizza. Tutto il mondo è grato alla Gran Bretagna per il neurochirurgo ebreo tedesco Ludwig Guttmann, scappato dal nazismo e accolto a Stoke Mandeville, che subito dopo la Seconda guerra mondiale ha inventato il paralimpismo. Con Sandrino Porru, presidente della Fispes (Federazione italiana sport paralimpici e sperimentali), Massimo Lavena per il Sir ha analizzato i Giochi paralimpici di Londra e il futuro del movimento paralimpico.

Lei è stato atleta a Seul ’88 e Barcellona ’92: quanta acqua è passata sotto i ponti del paralimpismo dalla sua partecipazione?
"Di acqua ne è passata tanta, andando a tracciare una nuova cultura su quello che è non solo lo sport inteso come sport paralimpico, ma sull’approccio culturale che riguarda l’ambito della disabilità. Praticare lo sport ha dimostrato in maniera eclatante che tutti siamo portatori di grandi capacità e, se messi nelle condizioni di poterle esprimere, si può fare veramente di tutto. Assistiamo al passaggio dal concetto di disabile a quello di persona con disabilità: un tempo si parlava di handicap, di paralitici, mongoloidi addirittura, termini che non facevano altro che evidenziare le incapacità della persona. Oggi, ponendo in primo luogo la persona e le sue potenzialità, si sono stravolte le politiche e le tematiche sociali in generale. Anche per il collocamento lavorativo delle persone con disabilità si è iniziato a parlare non più d’inserimento delle persone disabili, ma d’inserimento mirato: mirato alle capacità, non alle incapacità. Questo percorso, in ambito sportivo, ci ha permesso di porre all’attenzione del mondo dello sport e delle persone comuni non più la persona disabile che fa sport, ma un gesto atletico che porta dei risultati ed è capace di portare e rappresentare a tutto tondo quello che è il movimento sportivo di una nazione".

La partecipazione italiana è aumentata negli anni, a Londra saranno 98 gli atleti paralimpici: avere campioni riconosciuti nel mondo che rilevanza ha?
"Direi molto grande, i campioni paralimpici sono un punto di riferimento. Sotto questo profilo dico che potrebbe essere quella leva sulla quale puntare per scardinare la cultura dell’assistenzialismo. Perché chiunque sta in una situazione di bisogno viene, specie qui in Italia, travolto da un assistenzialismo fine a se stesso, che va a inficiare la dignità della persona e non crea prospettive. In altri Stati ciò non avviene; penso alla Svizzera: in un’unità spinale, finito il periodo riabilitativo, ti vien detto che dovrai essere una persona produttiva, che paga le tasse come tutti, quindi non c’è un cambiamento di prospettiva di vita sociale, ma un rimodulare quelle che sono le nuove condizioni per sviluppare le capacità che si hanno. I legislatori debbono indirizzare le loro politiche verso l’assistenza mirata a un progetto di autonomia della persona e di valorizzazione delle capacità di ognuno".

Quali previsioni per Londra 2012?
"Credo che le Paralimpiadi di Londra 2012 saranno fantastiche, definiranno la giusta dignità che merita lo sport paralimpico: Londra saprà dare una testimonianza forte sulla normalità sociale e per noi sarà un grande successo in termini mediatici, con Sky e la Rai che anche in Italia per la prima volta daranno riscontri importanti a livello mediatico. Il fatto che Londra sia la Paralimpiade con la maggior partecipazione italiana credo esalti ancor di più l’integrazione tra Comitato italiano paralimpico e olimpico: avendo affidato in determinati sport le competenze paralimpiche alle federazioni olimpiche, genera un lavoro che si fa insieme e sta portando ottimi risultati all’interno di una casa di sport per tutti, in cui tutti si sentono più liberi di fare sport. E questo fa salire il livello tecnico nello scambio con il professionismo. La nostra rappresentativa a Londra ha molti atleti che potranno darci grosse soddisfazioni. Mi attendo una Paralimpiade davvero fantastica per quella che è la nostra storia e per i risultati che arriveranno: una pietra miliare per il futuro".