MEETING DI RIMINI
Conclusa la XXXIII edizione si prepara l’appuntamento di maggio a Il Cairo
È nel segno dell’amicizia tra i popoli che si è chiuso ieri, 25 agosto, a Rimini, il Meeting di Comunione e liberazione. L’appuntamento è per l’anno prossimo, dal 18 al 24 agosto, sul tema "Emergenza uomo". La settimana riminese è stata "ancora una volta luogo di incontro tra uomini diversi. Impariamo dal cristianesimo che tutto quello che ci accade avviene per una storia di fatti e di uomini. E gli uomini dialogano partendo da ciò che hanno in comune, cioè il cuore", ha detto la presidente della Fondazione Meeting, Emilia Guarnieri, introducendo la tavola rotonda sul tema "Dal Meeting di Rimini al Meeting Cairo: un cammino di libertà". Ospiti i promotori del Meeting Cairo, "gemello" nato da una storia di rapporti e amicizie imprevisti, la cui seconda edizione si terrà in Egitto, dal 24 al 26 maggio 2013, sul tema "L’educazione alla libertà".
Convivere senza perdere se stessi. Esperienza umana, educazione e istruzione, giustizia e magistratura libera. Sono, questi, i bisogni dell’Egitto emersi nel corso dell’incontro. "La cultura è il criterio migliore per costruire una società in cui trovino ampio spazio il sapere, la democrazia e la tolleranza", ha affermato in un messaggio il vescovo generale della Chiesa ortodossa copta Armiah, sottolineando che "il rafforzamento dei valori della cittadinanza, dell’innovazione e dello spirito critico" passa attraverso il "dialogo e l’accettazione dell’altro". Quindi, secondo il vescovo, il Meeting Cairo rappresenta "un traguardo" proprio per l’obiettivo che si pone: "insegnare alla gente a convivere senza che ciascuno debba perdere la propria cultura e l’identità".
Libertà e giustizia sociale. Delle priorità dell’Egitto ha parlato mons. Kyrillos Kamal Samaan, vescovo di Assiut: "Prima della rivoluzione di piazza Tahrir, il popolo aveva bisogno di vivere, di vitto e alloggio, perché il problema economico pesa tanto. Poi c’era bisogno di libertà. E di giustizia sociale". Dopo la rivoluzione è emerso invece "il problema della sicurezza e dell’educazione al rispetto reciproco". Sul forte bisogno di giustizia si è soffermato anche Hossam Mikawi, giudice e presidente della corte Cairo sud: "l’Egitto non ha bisogno di faraoni o cesari. Ma di giustizia, che è il messaggio di tutti i profeti e si realizza attraverso una magistratura indipendente, forte e in grado di garantire uno stato di diritto rispettoso della libertà religiosa e politica. Ma c’è anche bisogno di sicurezza e libertà intellettuale, senza la quale ha concluso – nessun’altra avrebbe significato".
Nelle vene del mondo. Il vicepresidente del Meeting Cairo, Wael Farouq, ha annunciato che l’iniziativa incarna la "capacità di trasformare le differenze in energia costruttiva" mediante "l’accoglienza della differenza e il pluralismo". Ognuno di noi, secondo Farouq, ha "una grande responsabilità in quanto manifestazione di Dio in questo mondo. Il cuore di ogni piccolo uomo pulsante d’amore è in grado di iniettare vita e speranza nelle vene di tutto il mondo". Della necessità di "mettersi al lavoro per la costruzione tenace e paziente di un nuovo soggetto storico in grado di educare uomini che possano dire ‘io’ con verità" ha parlato don Ambrogio Pisoni dell’università Cattolica di Milano. "Altrimenti ha avvertito il potere mostrerà ancora una volta la sua maschera tirannica, così che i nuovi farisei che hanno partorito facili primavere avranno buon gioco a registrare l’inevitabile prevista vittoria dell’inverno. Senza l’io non c’è incontro, senza l’io non c’è Meeting", ha concluso. Al dibattito è intervenuta anche Marianne Malak, che con i suoi ventisette anni è la più giovane parlamentare della storia dell’Egitto, auspicando lo "sviluppo di un sistema d’istruzione aperto alle esperienze e alle culture degli altri popoli".
Cardini del valore umano. Di "gratuità e dono" come fattori dello sviluppo economico hanno discusso Riccardo Bonacina, presidente della rivista "Vita non profit", Marco Lucchini, direttore della Fondazione banco alimentare onlus, e Silvano Petrosino, docente di Semiotica alla Cattolica di Milano, nel corso di un incontro introdotto da Monica Poletto, presidente della Compagnia delle opere. La moderatrice ha evidenziato come la recente crisi abbia messo in luce la fragilità dei sistemi economici" facendo sì che "la gratuità e l’importanza del dono" emergessero quali "cardini del rispetto del valore umano". Secondo Silvano Petrosino, "l’economia, quando è solo intesa come business, tende a non tenere conto della giustizia: la giustizia infatti nella sua natura ha il calcolo, cioè la giusta ripartizione delle diverse esigenze delle persone". Pertanto noi, "in quanto esseri umani ha specificato – dobbiamo assolutamente aiutarci, a partire dall’esigenza di condividere, con equità e giustizia".
Nel dono, l’uomo. "Il dono è una realtà incalcolabile", ha commentato Riccardo Bonacina, auspicando uno snellimento della burocrazia del non profit e riferendo che nonostante più di sette milioni di italiani abbiano problemi di reddito, il 44% dei nostri connazionali ha fatto almeno una donazione. Sul dono come espressione dell’umanità si è soffermato Marco Lucchini: "il dono ha un significato anche economico, ha numeri e volume, ma non dev’essere pensato come un accessorio del vestito-economia. È l’umanità che si riconosce e si esprime in quel gesto".
a cura di Lorena Leonardi, inviata Sir a Rimini