MEETING DI RIMINI

Dentro e oltre la realtà

Un teologo e tre giornalisti sul tema della ricerca di infinito nell’uomo di oggi

"È dalla sproporzione tra realtà e desiderio che nasce la ricerca di qualcos’altro". Don Javier Prades Lòpez, rettore dell’università madrilena di San Dàmaso, ha spiegato così la "fame di infinito" ieri, 21 agosto, al Meeting in corso a Rimini. Nella terza giornata dall’apertura del festival, il teologo ha approfondito il tema portante dell’intera manifestazione: "La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito".

Un mistero irraggiungibile ma necessario. Dal giornalismo al pop rock, passando per la scultura e la letteratura, don Prades Lòpez ha indagato i significati della frase che dà il titolo al Meeting, rintracciando "la conferma dell’insufficienza" nelle varie esperienze culturali e attraverso l’esperienza cristiana, per poi illustrarne le implicazioni. Al centro, "la natura del desiderio che ci caratterizza", e l’analisi di "quell’altro orizzonte che è patria comune di tutti gli uomini", qualcosa che ci manca e ci fa "sperimentare lo struggimento per qualcosa che non riusciamo a raggiungere ma vorremmo essere". Non sono poche, ha detto il teologo spagnolo, "le voci che rimandano a questa esperienza elementare, esigenza che muove la vita e senza sosta ci lancia oltre, verso l’orizzonte ultimo", mediante la "tensione verso qualcosa che è nella realtà e nello stesso tempo ci rimanda al mistero che non possiamo scoprire soli ma non possiamo nemmeno smettere di cercare".

Tra realtà e infinito. Con il cristianesimo, l’infinito si fa concreto nella presenza di Cristo, "perché portava l’infinito addosso" e gli evangelisti non potevano fare a meno di "raccontare quella comunicazione che produce fatti e cambia la vita". Qui, secondo il rettore, risiede "la chiave di volta: la testimonianza di Cristo non ha soppresso le domande umane e nemmeno ha provocato la scomparsa dell’enigma dell’esistenza", ma "in Cristo risorto l’uomo riconosce la sua natura e vede il rapporto con ogni altra cosa". Uomo e donna, corpo e spirito, individuo e società: siamo fatti dell’ "enigma dell’unità duale", ha detto don Prades Lòpez, "che non verrà mai risolto solo dalla scienza". Insoddisfazione, nostalgia, domande ultime, attesa: sono questi i "sintomi dell’infinito" che il naturalismo vuole ridurre alle reazioni di "un mucchio di neuroni". Una "spiegazione dell’uomo puramente immanente", però, "non dà ragione del suo stesso agire razionale" e "non dà nemmeno conto dell’enigma dell’uomo", che "se perde il suo carattere spirituale diventa factum". Noi, ha ribadito "siamo una misteriosissima unità che ci fa essere quello che siamo: immagine di Dio", con lo sguardo rivolto all’infinito e la vita ben radicata nella realtà.

Una onestà necessaria e possibile. "La realtà, ricordava don Giussani, è sempre un avvenimento. E i giornali volano via in un giorno, ma possono aiutare le persone ad aprire gli occhi su quello che accade". Così Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, è intervenuto all’incontro su "Raccontare la realtà". La consapevolezza, ha detto, "cambia il mondo. Se non esiste oggettività assoluta, esiste l’onestà, che è necessaria e possibile". Quanto al rapporto tra giornalismo e realtà, Tarquinio ha detto che "è la parola a determinare la realtà. È creatrice. Immaginate quale peso, per chi vuole fare questo mestiere, essere cristiano. Lo penso ogni giorno: è un vaccino contro l’ebbrezza di chi pensa che lo può fare senza creare danno".

Una realtà fatta di uomini e donne. Se la crisi che viviamo, secondo il direttore del quotidiano, è contemporaneamente "resa dei conti" e "processo di riequilibrio sulla carne viva della società", non possiamo dimenticare che al centro della realtà "ci sono uomini e donne": per questo la stampa, tradizionalmente considerata "cane da guardia della democrazia", deve fare da cane da guardia "nei confronti della persona umana, che viene prima ancora della democrazia". Pertanto, ha proseguito Tarquinio, "per fare politica, com’è giusto per l’uomo e come Dio comanda, è bene avere in mente quali sono i concetti da far rispettare: questa – ha concluso – è la realtà che abbiamo e dobbiamo farne un buon uso". Della responsabilità del raccontare ha parlato Roberto Napoletano, direttore de "Il Sole 24 ore", mentre Antonio Preziosi, direttore di Radio Uno Rai, ha evidenziato il valore sociale della "spiegazione di quello che sta succedendo": se qualcosa, la crisi ad esempio, "non la si racconta, non esiste. E se non esiste diventa subdola e pericolosa". Preziosi, infine, ha rievocato la regola aurea per distinguere il vero dal verosimile: "la verifica delle fonti, anche e soprattutto quando la verosimiglianza appare lampante".

a cura di Lorena Leonardi, inviata Sir al Meeting di Rimini