RELIGIOSITÀ POPOLARE

Fuori la ‘ndrangheta

Ferma presa di posizione del vescovo di Locri-Gerace sulla festa al Santuario di Polsi

"Polsi non è ‘ndrangheta". Ad affermarlo, ancora una volta, è il vescovo di Locri-Gerace, mons. Giuseppe Fiorini Morosini in vista dei festeggiamenti al Santuario di Polsi, nel comune di San Luca, per la Madonna (2 settembre) e l’Esaltazione della Croce (14 settembre) e che lo scorso anno aveva definito "i due tesori di Polsi e perciò di San Luca".

Un abbinamento da spazzare via. Per il presule occorre "spazzare via dall’immaginario collettivo l’abbinamento tra Polsi e la ‘ndrangheta”, ha sottolineato in una video-intervista al magazine del Consiglio regionale della Calabria "Calabria on web" (www.calabriaonweb.it). A pochi giorni dalla festa della Madonna, che richiamerà migliaia di fedeli al santuario posto in cima all’Aspromonte, il vescovo lancia un appello per rendere giustizia a quella che definisce una celebrazione che ha "una dimensione religiosa profonda e autenticamente popolare". Mons. Morosini ha voluto così spiegare il senso più vero di una festa antica che richiama su questo territorio una folla di pellegrini che, fin dal mese di giugno, affrontano tantissimi sacrifici per offrire il proprio omaggio e la propria testimonianza di fede alla Madonna.

L’appello ai giovani. Il vescovo, dopo aver ripercorso le origini della festa e i vari momenti delle celebrazioni che avranno inizio il prossimo 1 e 2 settembre con la festa della Madonna e si concluderanno il giorno 14 con la giornata dedicata alla Croce, sottolinea che "spesso il Paese di San Luca è presentato come Paese del male. E allora ho chiesto ai suoi giovani di prendere la croce di Polsi che è segno di vita e di rinnovamento e portarla come espressione della loro fede e della volontà di riscatto". L’obiettivo è far restare fuori dal santuario tutto ciò che non ha nulla a che vedere con la fede autentica dei pellegrini e che spesso ha offuscato il senso delle celebrazioni di Polsi. In tanti, ancora oggi, arrivando a Polsi vogliono sapere quali siano i locali del santuario dedicati alle riunioni della ‘ndrangheta per le quali la festa è stata tristemente conosciuta negli scorsi anni, si legge in un comunicato del Consiglio regionale calabrese: "un accostamento blasfemo e inaccettabile". Da qui l’appello del presule calabrese: "Contribuite a ridare al santuario di Polsi la dimensione di luogo di fede e a far dimenticare l’indegno abbinamento tra Polsi e ‘ndrangheta. La tradizione e la fede di Polsi hanno centinaia d’anni, molti di più di quelli della ‘ndrangheta ed è questa fede che dobbiamo incontrare e raccontare. Polsi non è ndrangheta, ma fede semplice e popolare".

L’amarezza dei sindaci. "Dopo tanto lavoro di purificazione questo Santuario viene ancora guardato ingiustamente come luogo dove si coniuga religiosità e criminalità", aveva sottolineato lo scorso anno il presule nella sua omelia durante la festa davanti a migliaia di persone – che avevano raggiunto a piedi il santuario – e diversi sindaci della Locride, aggiungendo che la devozione popolare va "purificata" per "riscoprire una fede autentica" nel contesto di un cristianesimo "malato in cui viviamo". Alla celebrazione per la festa della Madonna di Polsi partecipano anche molti sindaci della Locride. Lo scorso anno mons. Morosini aveva detto con forza: "Sapete perché i nostri sindaci sono qui in veste ufficiale?" rispondendo: "Per esprimere la loro amarezza, la loro delusione, il loro sconforto dinanzi al perdurare dello stato di emarginazione e di abbandono in cui versa la Locride".

Un territorio duramente colpito dalla crisi. "Come vescovo, custode soprattutto della dimensione morale della società, voglio riaffermare – aveva concluso – quanto la Chiesa con costanza va ripetendo: al centro della politica ci sia sempre il primato della persona; anche dinanzi alla terribile crisi economica che il mondo intero sta attraversando non è mai giustificabile una politica di austerità economica che vada contro i diritti fondamentali della persona. Dobbiamo affermare con dolore che in questi anni certe forme di risparmio hanno colpito tragicamente il nostro territorio togliendoci e tagliandoci servizi essenziali, confinandoci sempre più in una situazione di tragico sottosviluppo".

Portare con onore la croce. Mons. Morosini, anche quest’anno, affiderà la Croce ai giovani "segnale di speranza per ogni società, perché se decidete qualche cambiamento, tutta la società vi segue e migliora. Quindi anche voi siete per noi una speranza per sconfiggere i nostri mali", ha scritto in una lettera rivolta a loro. Da qui l’invito ad appropriarsi "della Croce di Polsi" e portarla "con onore": "sarà una risposta bellissima a tutti coloro che ancora guardano con sospetto e diffidenza alla gente di San Luca e in particolare a voi giovani".