SIRIA

La triplice unità

I ruoli di cristiani, musulmani e arabi nel messaggio di Gregorios III

L’Eid al-Fitr, la festività musulmana che segna la fine del Ramadan, si è chiusa nel sangue: nella provincia di Damasco, nella sola giornata del 19 agosto, hanno perso la vita oltre 80 persone, tra ribelli e forze lealiste. Proseguono, intanto, bombardamenti e scontri a Damasco ed Aleppo con morti e feriti, stando a quanto affermato dall’Osservatorio siriano per i diritti umani. Il neo inviato speciale per la Siria di Onu e Lega araba, Lakhdar Brahimi, ha sottolineato l’urgenza di mettere fine ad una tragedia che supera di gran lunga le dimensioni di una guerra civile. Il 19 agosto, inoltre, è scaduto il mandato della missione di pace in Siria delle Nazioni Unite. Il Consiglio di Sicurezza ha già votato per la sospensione. Edmond Mulet vice responsabile degli osservatori Onu in Siria ha parlato di situazione rischiosa e di assenza di condizioni di sicurezza per continuare il lavoro. I 101 osservatori militari lasceranno Damasco in questi giorni. Resterà aperto un ufficio civile per "tentare un approccio diplomatico per la fine del conflitto". In questo clima avvelenato è giunto il messaggio di Gregorios III Laham, patriarca di Antiochia, di tutto l’Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme dei melchiti, per la fine del Ramadan.

Tre punti. Nel testo il patriarca parla chiaramente dell’unità delle "nostre terre e nazioni arabe, dell’unità di tutti i cittadini nelle loro varie denominazioni, comunità, aspirazioni, partiti e interessi. L’unità – scrive Gregorios III – crea forza e garantisce sovranità e successo". Tre i punti cari al Patriarca in tema di unità: "l’unità dei cristiani, dei musulmani e quella araba tra musulmani e cristiani". "L’unità dei cristiani – si legge nel messaggio – nella varietà delle loro denominazioni, è molto importante se intendono vivere la loro fede ed essere efficaci nel servizio al loro paese". L’unità dei musulmani, invece, "è molto importante per consolidare i valori del vero Islam, per salvaguardare i loro paesi e garantire la felicità dei propri cittadini, per raggiungere un futuro florido, di progresso, soprattutto per le giovani generazioni, perché nelle nostre nazioni arabe i giovani sono molto importanti". C’è un terzo auspicio di unità che emerge dal testo di Gregorios III che si lega al particolare momento che diversi Paesi arabi stanno vivendo, ed è quello dell’unità araba tra musulmani e cristiani. "Dobbiamo lavorare molto per rafforzarla – afferma il patriarca – così da continuare il nostro percorso comune che seguiamo da 1433 anni. Cristiani e musulmani, vivendo insieme nei nostri paesi arabi, rappresentano un modello di comunicazione, di aiuto reciproco, di solidarietà, di compassione e di rispetto per i fedeli di religioni diverse, sia a livello locale che mondiale".

Il destino dei cristiani. Per il patriarca melchita il destino dei cristiani nel mondo arabo dipende anche da questa unità islamo-cristiana necessaria a fronteggiare "la crescente paura verso taluni gruppi religiosi e verso i cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo arabo. "Questa unità – prosegue il messaggio – si basa su una storia comune, durante la quale i cristiani hanno lavorato con impegno notevole allo sviluppo delle loro terre arabe, nella lingua, nella letteratura, nell’arte e nella cultura, nelle scuole, negli orfanotrofi, negli ospedali, nelle case di riposo, nelle cliniche, aprendo sempre le porte a tutti i cittadini. Istituzioni molto apprezzate e utilizzate dai nostri fratelli musulmani". Ne consegue un ruolo importante che investe la componente cristiana e musulmana dei Paesi arabi, quella di "soddisfare le aspirazioni delle rispettive giovani generazioni: la libertà di culto e di coscienza, la libertà di pensiero, l’uguaglianza tra tutti i cittadini, la dignità umana, la parità di opportunità di lavoro, uno standard di vita dignitoso, il rispetto per le donne e dei bambini, dei disabili e degli anziani". Si tratta di "valori ed obiettivi comuni per i quali musulmani e cristiani devono lavorare insieme per raggiungerli attraverso i sacrifici e sforzi comuni. Questo dovrebbe essere soprattutto il dovere delle persone sagge, esperte e impegnate nel dialogo islamo-cristiano, di enti civili e di leader religiosi cristiani e musulmani illuminati. Questo è il loro compito nel contesto di scuole, università ed enti comunali, attraverso programmi di educazione religiosa e morale. Questa sarà la vera primavera araba".

Conflitto israelo-palestinese. Ma non ci sarà mai vera primavera araba senza risolvere il conflitto israelo-palestinese, "la causa delle guerre e delle crisi che hanno pesato sulle spalle arabe e spinto milioni di nostri fratelli e sorelle a emigrare, in particolare i cristiani. Questo conflitto ha diviso e continua a dividere le fila del mondo arabo e musulmano". "Il nostro mondo arabo – conclude Gregorios III – ha una grande e gloriosa storia. Dobbiamo unire tutti i nostri sforzi e le capacità per beneficiare di questa fase storica che i nostri paesi arabi stanno attraversando, al fine di garantire un futuro migliore per i nostri giovani, allontanando il fanatismo, la violenza, l’odio, l’inimicizia, la divisione e la dipendenza da altri. Preghiamo per i nostri Governi e per tutti coloro che operano nel servizio pubblico e nelle forze armate affinché il Signore doni loro di servire e governare in pace".