GIOVANI E ABUSI
La morte per droga e alcool e la questione educativa
Colpiscono, in questi giorni, alcune notizie tragiche di giovani che hanno perso la vita o hanno rischiato di perderla in seguito ad abusi di droga e, soprattutto, alcol. Abusi legati alla "festa", che per alcuni coincide con lo "sballo". Così le cronache hanno spaziato dal nord a l sud dell’Italia riferendo di un "rave party" sul Tagliamento, con un 26enne morto sotto gli occhi di decine di coetanei, o di una festa in spiaggia in Sardegna, in cui un ventenne si è sentito male e i soccorsi non hanno potuto salvarlo. E poi c’è la vicenda di un 17enne trovato in coma etilico fuori da una discoteca, tra l’altro in mezzo a coetanei che lo filmavano coi telefonini, senza rendersi conto, pare, della situazione critica e del rischio che il ragazzo stava correndo.
Ecco, proprio il non rendersi conto del rischio sembra un dato comune. Giovani e giovanissimi, per i quali soprattutto l’alcol dicono a più riprese gli esperti è problema serio, sembrano non rendersi conto delle possibili conseguenze gravi degli abusi. Serpeggia con facilità una cultura degli eccessi e della trasgressione guardata con estrema superficialità, proprio senza coglierne le implicazioni, a cominciare dalla perdita di controllo di se stessi.
Proprio la liturgia di domenica scorsa, proponeva un brano della lettera di San Paolo agli Efesini nel quale l’apostolo diceva ai cristiani del suo tempo: "Non ubriacatevi di vino, che fa perdere il controllo di sé". L’esortazione si accompagnava all’invito ad essere ricolmi piuttosto "dello Spirito" e seguiva l’avvertimento premuroso a non essere "sconsiderati", facendo piuttosto "molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi". Sullo sfondo, la ricerca e la comprensione della "volontà del Signore".
Le parole di Paolo, anche al di là del contesto proprio, sono provocanti. La ricerca della pienezza e questo dovrebbe essere la festa, anche il divertimento autentico, espressione del "di più" di ciascuno non può coincidere con la perdita di sé, con un "di meno" di umanità come la consegna di se stessi allo stordimento e ai fumi di sostanze che allentano la coscienza. Il problema riguarda l’uomo di sempre per il quale non è scontato fare "buon uso" del tempo ed è reale il rischio di essere "sconsiderato". Il richiamo è forte e concretissimo: fare buon uso del tempo, comportandosi "non da stolti ma da saggi", significa orientarlo al bene, dilatando e valorizzando la propria umanità. Un richiamo che vale anche per i giovani di oggi e una volta di più per i tanti adulti consapevoli del compito educativo.