INCENDI BOSCHIVI

Una ferita che brucia

Come contrastare gli interessi della malavita e le irresponsabili azioni di singoli?

Ottantacinque roghi nei boschi a Ferragosto, 103 il giorno seguente hanno impegnato il Corpo forestale dello Stato. Non cessa, assieme alla calura estiva, lo stillicidio di notizie circa gli incendi, per la maggior parte a opera dell’uomo. Mentre la Protezione civile continua quotidianamente a ricordare che "la maggior parte degli incendi boschivi è causata da mano umana, a causa di comportamenti superficiali o, spesso purtroppo, dolosi", chiedendo la collaborazione dei cittadini "nel segnalare tempestivamente ai numeri di telefono d’emergenza 1515 o 115 anche le prime avvisaglie di un possibile incendio boschivo". Sul fenomeno drammaticamente all’ordine del giorno Francesco Rossi, per il Sir, ha chiesto un parere a Matteo Mascia, coordinatore del Progetto etica e politiche ambientali alla Fondazione Lanza.

Ogni estate si torna a parlare degli incendi nei boschi. È sempre colpa dell’uomo o, in una certa misura, il fenomeno è inevitabile?
"In quest’estate così calda, con temperature molto alte e che perdurano a lungo, i rischi aumentano in modo significativo. Ciononostante solo una piccola parte degli incendi è dovuta a cause naturali".

Cosa succede nell’ecosistema quando brucia un bosco?
"Bisogna distinguere i casi: in certi contesti il fuoco può persino rigenerare, consentire alla natura di ripartire e riprendersi. Il problema è quando gli incendi si susseguono di anno in anno e non consentono a quell’ambiente naturale di sviluppare la sua biodiversità. La conseguenza è l’incapacità di un ecosistema di crescere e svilupparsi nel corso del tempo, e sappiamo che l’ambiente ha bisogno di tempi molto lunghi per riprendersi. Se pensiamo a casi come l’incendio nella “Riserva dello zingaro”, che era già andata a fuoco una decina di anni fa, ecco, questo è un danno enorme per l’ecosistema. Ed è pure un danno economico, dal momento che è una riserva naturale a forte vocazione turistica. La maggior parte degli incendi, dunque, impatta fortemente sulla qualità di ecosistemi già fortemente stressati da altri fattori come l’urbanizzazione, la creazione d’infrastrutture, un inadeguato uso di queste aree…".

Per quanto riguarda i roghi dolosi, a chi "conviene" dar fuoco a un bosco?
"Vediamo che le ragioni sono diverse: in alcuni casi sono legate a risentimenti, rivalità, desiderio di visibilità. Ciò che emerge con forza come tratto comune, purtroppo, è l’assenza di una cultura della legalità, dal momento che il nostro Paese si è dotato nel 2000 di una legge quadro molto dura in materia d’incendi boschivi che vieta, ad esempio, la possibilità di modificare la destinazione d’uso dell’area che viene incendiata per almeno 10-15 anni, come pure stabilisce pene severe per i piromani. Questo, però, richiede che le autorità locali si dotino di adeguati piani per il catasto delle aree boschive incendiate, per poter applicare effettivamente la legge. Tuttavia, difficilmente vengono adottate quelle misure necessarie per farla rispettare".

Anche la criminalità organizzata sembra interessata ai roghi…
"Dietro questi incendi molto spesso c’è l’intenzione di aggirare la legge e richiedere modifiche ai piani regolatori per poter intervenire e rendere le aree significative dal punto di vista economico. Ecco quindi che il monitoraggio e la sorveglianza diventano elementi di grandissima importanza, peraltro previsti dalla legge. Ma non dimentichiamo che in numerosi casi vi sono dinamiche che hanno a che fare, piuttosto, con una squilibrata relazione tra uomo e ambiente, ad esempio laddove ci sono singoli che appiccano gli incendi per poi farsi vedere impegnati nel loro spegnimento".

La prossima giornata della Chiesa italiana per la salvaguardia del creato (1° settembre) ha per tema, appunto, "Educare alla custodia del creato per sanare le ferite della Terra". Quale etica ambientale adottare per contrastare queste situazioni?
"Sul fronte etico deve cambiare l’atteggiamento che l’uomo ha nei confronti dell’ambiente. Nel messaggio per la giornata si parla di una Chiesa custode della Terra, di un rapporto diverso tra uomo, Dio e creato, dove la dimensione etica implica il prendersi cura, ovvero la corresponsabilità degli uomini per la conservazione e lo sviluppo dell’ambiente naturale, del quale siamo custodi. Altra dimensione di un’etica ambientale è la giustizia, che richiama un uso della Terra e del creato aperto a tutti".

Si possono formare le nuove generazioni a un diverso rapporto con l’ambiente?
"Bisogna andare oltre i semplici avvisi, agire in modo strutturato, ad esempio nell’ambito della scuola, nei luoghi di aggregazione, nell’associazionismo. Formare a un diverso rapporto richiede il riconoscimento dell’essere parte dell’ambiente naturale e che la natura – per usare le parole di Benedetto XVI – è parte del disegno della creazione. La formazione non deve riguardare solo la prevenzione degli incendi boschivi, ma più in generale il nostro modo di usare l’ambiente naturale. Vanno poi messe in campo attività di prevenzione per sviluppare, nel corso di tutto l’anno, un’adeguata conoscenza e informazione sui rischi e le conseguenze di certi comportamenti. Infine, sarebbe auspicabile un’informazione corretta e approfondita, che non si fermi all’emergenza".