CATTOLICI E ORTODOSSI
Il valore della visita e del documento per la riconciliazione va oltre i confini di due Paesi
La visita del patriarca Kirill a Varsavia va inserita nella “fitta trama di rapporti personali e istituzionali” di cui parla don Andrea Palmieri del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, la quale in maniera efficace “contribuisce alla formazione di una più matura interiorità dei singoli ma anche delle stesse Chiese in quanto permette di superare le antiche barriere e i vecchi pregiudizi”. La prima visita in Polonia del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie inizierà oggi, giovedì 16 agosto, e avrà come momento culminante, domani, la firma di un documento congiunto ai popoli russo e polacco da parte del capo della Chiesa ortodossa russa e del presidente della Conferenza episcopale polacca mons. Jozef Michalik.
Ecumenismo pratico. “Sarà il primo documento congiunto nella storia delle due Chiese che hanno alle spalle oltre mille anni di vicinato segnato dalle lotte per il potere, dalle ostilità reciproche o tutt’al più dall’indifferenza”, sottolinea mons. Stanislaw Budzik, membro del gruppo che per oltre due anni ha curato la stesura del documento. Secondo un noto storico delle relazioni internazionali, Pawel Przeciszewski ,”in considerazione della persistenza di certe visioni storiografiche” un equanime racconto dei conflitti tra ortodossi e cattolici sul territorio della Polonia (che nel ‘500 si estendeva dal Mar Baltico al Mar Nero) dovrebbe essere scritto da rappresentanti di tutti i popoli che vi abitavano: polacchi, ucraini, lituani, russi, e tanti altri. L’idea della riconciliazione del patriarca Kirill, sostiene Przeciszewski, lanciata “a prescindere” dai passi compiuti sul piano teologico costituisce l’espressione di un “ecumenismo pratico” che nasce dalla consapevolezza della responsabilità delle due Chiese per le sorti dei rispettivi popoli.
Difficoltà ancora forti e diffuse. “I polacchi sono simili ai russi nell’immedesimarsi con la confessione dominante, ed entrambi i popoli nutrono la certezza di dover compiere una missione storica legata alla propria fede”, scrive Przeciszewski ricordando che la Polonia nei secoli si considerava il “bastione della civitas cristiana dell’Europa”, alla quale la Russia non aveva titolo d’appartenenza. Ai russi invece, “votati al martirio”, Dio avrebbe consegnato “la missione apostolica di portare la croce attraverso la storia fino al Giudizio universale”. Sono loro, quindi che hanno il compito di preservare e promuovere nel mondo il cristianesimo nella sua forma più bella, in altre parole l’ortodossia. Bisogna però ricordare, avverte lo studioso, che nella Russia odierna l’ecumenismo inteso come ricerca della verità nella molteplicità delle espressioni religiose è “decisamente impopolare”. Secondo Aleksandr Mien, un sacerdote ortodosso, tra il 20 e il 30 % di fedeli è “assolutamente convinto che tutta la verità del cristianesimo è contenuta nell’ortodossia” e, al contempo, “considerandosi superiore, è negativamente disposto nei confronti di altri cristiani, cattolici e protestanti”. Przeciszewski indica inoltre un’altra caratteristica “immanente all’ortodossia russa” che complica ulteriormente le relazioni ecumeniche sottolineando il marcato “isolazionismo e atteggiamento xenofobo anche nei confronti di altre Chiese ortodosse come quella di Costantinopoli”. L’allievo e successore di Mien, Aleksander Borisov valuta che i fedeli ortodossi consapevoli del peccato delle divisioni tra cristiani che accolgono positivamente l’idea dell’ecumenismo non superano il 5% .
La "conditio sine qua non" per il dialogo. Nel maggio scorso, il patriarca Kirill, parlando durante il IV Congresso dei leader religiosi ad Astana nel Kazakistan ha rilevato che “il modello ateista del mondo è destinato alla sconfitta, come testimoniano le nazioni alle quali nel XX secolo tale modello veniva imposto” denunciando “il mancato realismo” di tutti i tentativi finora realizzati di “ricreare delle società senza Dio”. Secondo il patriarca, l’idea della superiorità di una piena autonomia della ragione così come quella dell’assoluta libertà morale portano a considerare il peccato come norma; e di sostituire l’idea della morale con quella del comfort, della comodità. “La perdita della dimensione spirituale e morale farà dei diritti dell’uomo uno strumento di propaganda politica e porterà all’ingiustizia e alla sofferenza di molte persone oppresse dal peccato”, avverte il patriarca. Przeciszewski osserva che Kirill, auspicando di creare un’alleanza delle tre religioni monoteiste assegna il posto centrale all’alleanza tra l’ortodossia e il cattolicesimo. In quella prospettiva la più difficile è la riconciliazione tra il popolo russo e quello polacco in quanto i conflitti più gravi, dalla fondazione della Chiesa ortodossa russa (1456) ad oggi si sono manifestati soprattutto sul territorio polacco. La rappacificazione quindi con il popolo e la Chiesa in Polonia è la “conditio sine qua non” della riconciliazione con l’intero mondo cattolico.
Profilo biografico. Il patriarca Kirill (Vladimir Michajlovič Gundjaev) nasce a Leningrado (oggi San Pietroburgo) il 20 novembre del 1946. Nel 1971 diventa rappresentante del Patriarcato di Mosca presso il Consiglio Mondiale delle Chiese (Cec) e tre anni dopo rettore del seminario a Leningrado. Nel 1976 è ordinato vescovo e l’anno dopo diventa arcivescovo. Nel 1984 è nominato arcivescovo di Smolensk, e amministratore della diocesi di Kaliningrad e nel 1991 riceve il titolo di metropolita. Kirill viaggia molto, più volte visita la Polonia, dove nel 2004 viene insignito della laurea ad honorem dell’Accademia teologica di Varsavia, nel 2006 in occasione di un viaggio durante il quale incontra il papa Benedetto XVI consacra la prima chiesa ortodossa russa a Roma. Durante un’altro viaggio, nel dicembre del 2007 viene ricevuto dal pontefice ad un’udienza privata. Il 1° febbraio del 2009 nella Cattedrale di Cristo Salvatore si svolge la fastosa cerimonia dell’intronizzazione, nella quale, alla presenza di oltre 4000 tra prelati e fedeli, tra cui il presidente Dmitrij Medvedev ed il primo ministro Vladimir Putin, Kirill assume ufficialmente la carica del patriarca. Il 22 luglio scorso nella sua residenza riceve il primo ministro italiano, Mario Monti, compiendo un altro gesto senza precedenti nella storia del Patriarcato di Mosca.