PRIVATIZZAZIONI

Vendere con saggezza

Il ”piano Grilli” per la riduzione del debito pubblico

Dismissione e valorizzazione del patrimonio pubblico. Sono le parole d’ordine del "piano Grilli", dal cognome del ministro dell’Economia del governo Monti, per abbattere il debito pubblico. Secondo fonti governative, entro l’anno dovrebbero essere messi in campo tre fondi della Cassa depositi e prestiti: uno per la privatizzazione delle società municipalizzate, uno per la dismissione dei beni assegnati agli enti locali con il federalismo demaniale e un terzo per la cessione d’immobili di pregio. Frattanto, il debito pubblico supererà, nel prossimo autunno, i duemila miliardi di euro. Francesco Rossi, per il Sir, ha parlato della proposta dell’esecutivo con l’economista Alberto Quadrio Curzio.

Cosa ne pensa della possibile dismissione di parte del patrimonio di proprietà dello Stato per abbattere il debito?
"Premettiamo che questa proposta non ha ancora valore ufficiale. D’altronde la vendita di parti del patrimonio pubblico segue quello schema di privatizzazioni che l’Italia ha già attuato massicciamente negli anni novanta. L’interrogativo riguarda la convenienza di vendere talune partecipazioni in aziende a nostro avviso strategiche per l’economia italiana".

Qual è la risposta a tale interrogativo?
"Dipende dai presupposti di principio. Per i liberisti non esistono società strategiche, il mercato è un’entità apolitica, asociale, e l’importante è vendere bene. Per i dirigisti vale esattamente il contrario e lo Stato deve mantenere la sua presa. Vi è poi una visione liberalsociale – nella quale mi riconosco – per la quale, vivendo in un contesto europeo, non si può ignorare come altri grandi paesi dell’Ue, la Francia o la Germania ad esempio, non vendano le loro partecipazioni. In sintesi, a mio parere ci vuole una certa cautela quando si tratta di aziende che presentano un asset pubblico, ovvero d’interesse per la comunità".

E per quanto riguarda il patrimonio immobiliare?
"Qui la mia valutazione è assolutamente diversa. L’entità patrimoniale degli immobili di proprietà pubblica è enorme, per cui ben venga il modo di valorizzare parte di questi immobili. Peraltro diversi non costituiscono un reddito per lo Stato, mentre col tempo si vanno deteriorando".

Non si rischia di vendere la Fontana di Trevi…
"Assolutamente no. Gli immobili di cui si parla sono altri. Non essendoci più la leva militare, ad esempio, c’è un enorme numero di caserme, anche in posizioni di pregio di città importanti, che sono lasciate al degrado. Questo è uno spreco".

Siamo in un momento di crisi e il mercato immobiliare ne risente in particolar modo. Come evitare che l’operazione si concluda in un nulla di fatto per mancanza di disponibilità da parte dei privati?
"Bisogna ‘inventare’ qualche meccanismo d’ingegneria finanziaria che consenta di collocare obbligazioni convertibili in azioni presso il risparmio privato, attraverso quelle che gli inglesi chiamano ‘Special Purpose Vehicle’, ovvero società veicolo come fondi d’investimento immobiliare. Le obbligazioni convertibili pagano un tasso d’interesse che potrebbe essere più basso di quelle non convertibili e un domani che il mercato immobiliare si riprende hanno la possibilità di rivalutarsi. Inoltre si potrebbe stabilire un vincolo temporale lungo per la loro conversione, ma pure per il riscatto, e con il ricavato di tali obbligazioni abbattere il debito pubblico".

Le obbligazioni sono, nei fatti, un prestito. In cosa si differenziano dai titoli di stato?
"Il bene reale è nella conversione, per cui il sottoscrittore diventa proprietario di una quota del fondo".

Così operando si sposterebbe l’attenzione dal mercato immobiliare a quello finanziario…
"Esattamente. La Cassa depositi e prestiti ha già due fondi immobiliari importanti e un siffatto ragionamento dovrebbe ruotare attorno a essa, che è l’entità più attrezzata per fare operazioni di questo tipo".

Il debito pubblico, d’altra parte, cresce anche a motivo della speculazione ai danni del nostro Paese, con i titoli di Stato che sono costretti a pagare interessi sempre più alti. È possibile intervenire?
"Il solo modo per ridurre i tassi in Europa è una soluzione europea. Lo dimostra il fatto che l’Italia andrà a pareggio di bilancio nel 2013, già oggi ha un avanzo primario (differenza tra entrate e uscite al netto della spesa per gli interessi sul debito pubblico, ndr) di 5 punti del Pil, eppure i suoi titoli di Stato vengono maltrattati. Il motivo della speculazione non è il debito, altre sono le ragioni: l’Europa sta scricchiolando in modo fragoroso e, in secondo luogo, ha affrontato questa crisi in modo debole, anche se innovativo. I due fondi salva Stati sono costruzioni finanziarie serie e intelligenti, ma vengono fatte funzionare a regime ridotto".

Un anno fa lei e Romano Prodi proponeste, sul "Sole 24 Ore" del 23 agosto, il varo di un Fondo finanziario europeo che emettesse "Euro Union Bond" per abbattere il debito dei Paesi Ue. È una proposta ancora valida?
"Proprio in questi mesi stiamo lavorando per una proposta aggiornata e migliorata. La nostra idea è che l’abbattimento del debito pubblico debba portare a un rafforzamento dell’unione economica e monetaria europea. Non solo un’operazione nazionale, dunque, ma dell’eurozona, mobilitando anche le riserve auree, che sono le più grandi del mondo ma completamente congelate".