DEGRADO AMBIENTALE

Abituarsi allo scandalo?

Campania: una situazione che ancora non scuote coscienze personali e collettive

La Campania è sempre al centro dell’attenzione per il degrado ambientale: anni e anni di "emergenza" rifiuti, a causa della quale la Regione è anche nel mirino di un procedimento d’infrazione da parte della Commissione europea, e ora allarme per i roghi, nel casertano e nel napoletano, di rifiuti anche pericolosi e quindi particolarmente dannosi per la salute. A Pasquale Giustiniani, docente presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale e presso la Seconda Università di Napoli, oltre che membro della Commissione giustizia, pace e salvaguardia del creato della Conferenza episcopale campana, Gigliola Alfaro, per il Sir, ha posto alcune domande.

Com’è possibile che non si riesca a fermare lo scempio dei roghi?
"Questi roghi avvengono sempre negli stessi luoghi e alla medesima ora, anche vicino a insediamenti di rom, nei territori di Giugliano e dintorni. Non c’è forza di polizia, magistratura, persona che non sappia che a quell’ora, in quel determinato posto, qualcosa avverrà. Questo è lo scandalo: lo sanno tutti, ma nessuno interviene. Le istituzioni sono latitanti, ma anche i cittadini non vigilano".

Sorprende questa inerzia, anche perché l’inquinamento ha effetti devastanti sulla salute…
"È necessario sicuramente bonificare quei territori. Qualche anno fa l’Asl Napoli 2 Nord, con la collaborazione dei medici di base, ha provato a indagare sulla presenza di scorie tossiche nel latte materno. Pur non essendoci stati risultati troppo preoccupanti, la presenza di queste scorie è stata confermata. Inoltre, in queste aree i tumori aumentano vertiginosamente. Anche se in Campania non abbiamo un registro regionale dei tumori, sappiamo che l’incremento di questa malattia è notevolissimo proprio come conseguenza del degrado ambientale. Oramai dobbiamo essere consapevoli di non poter parlare di noi e dell’ambiente come se fossimo due entità separate. Quello che succede alle nostre terre, ha una conseguenza diretta su di noi".

Perché la gente non si ribella?
"Quello che più mi spaventa è l’inerzia mentale delle popolazioni, che convivono, comprano case in questi luoghi, vanno a mare sul Litorale Domizio, pur sapendo che tutto questo potrà avere conseguenze sulla salute loro e dei figli. Il tutto avviene con una sorta di rassegnazione. I campani sono un po’ fatalisti, ma in questo caso impressiona la mancanza di coscienza civile".

I roghi avvengono in mezzo alle terre coltivate: è la fine della Campania felix?
"In realtà, la Campania felix esiste ancora: quei territori sono veramente fertili e hanno produzioni che sono notevolissime dal punto di vista quantitativo e qualitativo. Ci sono nelle zone della cosiddetta Campania felix imprese agricole che esportano in tutto il mondo: in Africa settentrionale, in Repubblica Ceca, in Germania, per fare qualche esempio".

Chi ha interesse a incrementare il business dei rifiuti e dei roghi? C’è dietro la camorra?
"Certamente, ma non solo la camorra. Ci sono varie organizzazioni criminali che stanno facendo affari grazie a questa situazione".

Di chi è la maggiore colpa se non s’interviene per stroncare questo malaffare?
"Al primo posto metto le istituzioni preposte al controllo del territorio: quindi, Regione, Provincia, i Comuni, l’Arpac, ma anche gli organi di polizia. Al secondo posto, la popolazione, che immediatamente protesta contro le discariche ‘vicino casa’ predisposte dalle istituzioni, ma non fa niente contro i roghi. Al terzo posto, le agenzie educative che non si spendono abbastanza sui temi ambientali. Occorre educare le coscienze alla reazione almeno emotiva, per far prendere atto che così togliamo futuro alle nuove generazioni".

In questo senso sono molto impegnate alcune diocesi campane, come quella di Napoli o di Pozzuoli…
"Sì, le nostre Chiese stanno cercando di creare una coscienza comune, di far entrare anche nella strumentazione catechetica a supporto dei parroci i temi ambientali. Si tratta di un’azione, però, che darà risultati sui tempi medio-lunghi".

Adesso la Regione sta apprestando un piano contro i roghi dei rifiuti: cosa ne pensa?
"Finora la Regione ha attivato, nel settore dei rifiuti, più procedure scritte che reali. Da tempo si parla di un piano dei rifiuti speciali, ma poi non si è mai concretizzato. Anche un piano per contrastare i roghi a poco serve se non c’è il piano dei rifiuti speciali, perché a essere incendiati sono soprattutto materiali pericolosi. Ma sembra che qui ci si muova solo se c’è il rischio di una sanzione dell’Unione europea o se avviene una tragedia. Purtroppo, c’è carenza totale di attenzione per gli aspetti ambientali della vita umana".

Cosa possono fare i media?
"Possono scuotere le coscienze. Soprattutto se gli organi d’informazione di orientamento cristiano ne parlano di più, creano mentalità. Io credo ancora che la parrocchia è la fontana del villaggio, che può aiutare a cambiare le situazioni soprattutto al Sud Italia: allora, se di questi temi ambientali ne parliamo in molti, non in toni allarmistici ma educativi e progettuali, sui tempi medi ci saranno dei buoni frutti".