OLIMPIADI

Atleti nella vita

La cultura olimpica eleva il campione ma esalta anche l’ultimo tra i marciatori

Tra qualche ora, con la cerimonia inaugurale nello Stadio olimpico e con la formula di rito – "Dichiaro aperti i Giochi della XXX Olimpiade" – inizieranno i giochi di Londra e, finalmente, parleranno gli atleti. Quelli famosi, le star, i campioni predestinati e quelli a sorpresa, e chi è ai Giochi per rappresentare e dar lustro al proprio Paese, anche solo per il fatto di esserci. Si farà un gran parlare di record, sponsor, di polemiche nazionalistiche e di accuse di doping. È nella natura del confronto sportivo. Ma le Olimpiadi sono un’altra cosa. Massimo Lavena, per il Sir, ne ha parlato oggi con Franco Ascani, membro italiano della Commissione cultura ed educazione olimpica del Comitato internazionale olimpico (Cio) e presidente della Federazione internazionale del cinema e televisione sportivi.

Finalmente la parola agli atleti…
"Io direi le parole, perché la meraviglia dei Giochi olimpici è la commistione, la ‘babele’ organizzata, delle lingue, delle culture. La passione olimpica crea una razza di esseri umani a parte, fatta di sogni, educazione alla fatica, superamento del limite. Ecco, credo che la parola ‘fatica’ sia quella giusta per raccontare i Giochi. La fatica della preparazione, per 4 lunghi anni, e chi manca l’appuntamento per un infortunio (penso alla saltatrice italiana Di Martino, per esempio) vedrà il fuoco di Olympia allontanarsi altri 4 anni. La fatica dell’attesa della gara, che è stress, battito cardiaco accelerato, concentrazione oltre ogni limite. La fatica della gara, che arriderà al campione e fermerà il sogno olimpico dello sconfitto".

La sconfitta: ha ancora valore il motto "l’importante non è vincere ma partecipare"?
"In un’ottica sportiva è fondamentale: se l’oggetto dei Giochi olimpici fosse solo ed esclusivamente la vittoria, la consacrazione alla gloria, al Pantheon degli atleti cinti della corona di lauro, allora i Giochi stessi non avrebbero ragion d’essere, sarebbero come un meeting di atletica, di nuoto, una partita dove ci sono in ballo munifici premi. No, i Giochi olimpici sono l’esaltazione della possibilità dell’essere umano di competere e migliorarsi: ecco perché la cultura olimpica eleva il campione ma innalza ed esalta anche l’ultimo tra i marciatori. L’atleta che calca il palcoscenico olimpico non lo fa da solo: è spinto dal fiato di una nazione che vede in lui i colori della bandiera e che lo ringrazierà comunque per esserci stato, per aver onorato il sacro suolo di Olympia".

Ci sono sempre polemiche intorno ai Giochi: i soldi, la memoria, il doping…
"Difficile trovare una sola risposta: sicuramente i Giochi richiamano una grande attenzione mondiale. Se esistessero gli extraterrestri, anche loro sarebbero interessati! A Torino 2006 erano le proteste per la Tav, a Pechino i fatti del Tibet, ad Atene i costi spropositati, a Seul lo scandalo doping, e prima furono i boicottaggi di Los Angeles, Mosca e Montreal. A Monaco il dramma degli atleti israeliani, e prima a Messico 1968 le proteste per la strage di piazza delle Tre Culture. Eppure i Giochi olimpici sono un momento preferenziale di riflessione per tutta l’umanità. Quest’anno si parla del gigantismo, si parla dell’anniversario di Monaco 1972, si parla della mancata tregua olimpica, ma saranno i Giochi a tacitare tutti. Saranno gli atleti, i record, le facce felici e quelle disperate a dare la risposta finale".

Le Olimpiadi più tecnologiche che limitano l’uso dei 5 cerchi e dei social network, ce lo spiega?
"La risposta è più semplice di quanto si creda: c’è bisogno in entrambi i casi di una regolamentazione. I Giochi costano e producono guadagno. Costano alle nazioni che li organizzano, costano al Cio in sicurezza, tecnologia, preparazione, costano agli atleti in fatica e speranze, costano alle televisioni che ne acquistano i diritti di ritrasmissione, costano agli sponsor, che daranno anche tanti soldi, ma stanno facendo un investimento su di loro e sia chiaro un concetto: senza gli sponsor, oggi, non si può fare niente, soprattutto in una fase di crisi come quella attuale. È un concetto tranquillamente opinabile, ma lo sport oggi è professionistico e tutti questi atleti vivono con e per lo sport. I Giochi olimpici si chiuderanno il 12 agosto e poi inizieranno le Paralimpiadi. E il sogno olimpico raggiungerà totalmente la sua realizzazione, oltre ogni polemica e ogni sponsor".