SIRIA
La Chiesa cattolica continua a denunciare l’interferenza di elementi stranieri
Nella crisi in corso in Siria, ormai definita "guerra civile", a prevalere è sempre più "il linguaggio della violenza" a danno della "voce della moderazione", per questo motivo "urge uno sforzo di dialogo e di riconciliazione". Le notizie di scontri tra esercito e forze dell’opposizione armata giunti alle porte della capitale Damasco, confermano le preoccupazioni di Gregorio III Laham, patriarca dei greco-melkiti di Damasco. Così, mentre la Siria precipita nel baratro, al Consiglio di sicurezza dell’Onu si cercano quegli equilibri diplomatici necessari ad affermare una posizione comune finora mancata per l’appoggio dato al presidente Assad da Mosca e Pechino. Nel suo ultimo appello, datato 17 luglio, il patriarca ribadisce che "i pericoli maggiori in Siria oggi sono l’anarchia, la mancanza di sicurezza e l’afflusso massiccio di armi da molte parti. La violenza genera violenza, che raggiunge tutti i cittadini, senza distinzione di razza, religione o colore politico". Particolarmente pericolosa sembra essere, per il capo della Chiesa melkita, "l’interferenza di elementi stranieri, arabi e occidentali, che portano armi, denaro e informazioni a senso unico. Questa interferenza è dannosa anche alla cosiddetta opposizione, e danneggia l’unità nazionale, in quanto indebolisce anche la voce della moderazione". "I siriani, grazie alla loro lunga storia afferma Gregorio III – possono risolvere questa crisi pericolosa aiutandosi a vicenda, attraverso l’amore e il perdono. Lanciamo un appello urgente per il dialogo, la riconciliazione, la pace: questa è una delle lingue più rare, che molti non vogliono ascoltare". Dello stesso avviso anche padre Romualdo Fernandez, direttore del Centro ecumenico di Tabbaleh (Damasco), per il quale "se le potenze straniere continuano a fornire armi e a finanziare le parti in lotta, la guerra continuerà e le vittime aumenteranno. La via della pace passa attraverso il dialogo".
L’urgenza del dialogo. In questa situazione la Chiesa cattolica in Siria, nei suoi diversi riti, continua a sostenere l’esigenza di riforme da applicare necessarie per la libertà, la democrazia, la lotta contro la corruzione, il sostegno allo sviluppo. Come conferma al Sir una fonte della Chiesa locale, che ha chiesto l’anonimato per motivi di sicurezza: "Ci sono focolai di scontri tra esercito siriano e terroristi in atto in alcune zone periferiche della capitale. Si tratta di centinaia di militanti islamici, alcuni di Al Qaeda, entrati in Siria per fomentare disordini da Paesi come Kuwait, Iraq, Libano, Arabia Saudita e Qatar. I loro corpi vengono bruciati dai loro compagni una volta colpiti dalle forze fedeli ad Assad, per non fornire prove al regime siriano. La gran parte della popolazione è con il regime e non ne vuole sapere di questi combattenti integralisti, i musulmani siriani non conoscono fanatismi. Se il popolo fosse stato tutto contro Assad lo avrebbe spazzato via in pochi giorni, come accaduto in altre nazioni. Questo non vuol dire, però, che tutto vada bene. La Siria non è una democrazia perfetta. La Siria ha bisogno di riforme e non di armi, ha bisogno di dialogo e non di scontri a fuoco". Si punta l’indice contro la comunità internazionale e i media che "distorcono la realtà". "Vogliono togliere la Siria ai siriani per consegnarla ai Fratelli musulmani come accaduto in altri Paesi mediorientali. Il nostro resta l’unico baluardo all’Islam integralista e questo non piace ad altri Paesi della regione. I cristiani non soffrono persecuzioni ma in quanto minoranza sono tra i più vulnerabili specie davanti a questi terroristi stranieri che s’infiltrano nei quartieri anche cristiani, seminando violenze e morte". Ne è una prova il movimento "Mussalaha" (Riconciliazione), nato dalla società civile, interreligioso, che punta al dialogo fra le diverse componenti della società siriana e che tante vite umane sta salvando in queste settimane. Ad Homs un Comitato della "Mussalaha" ha mediato un accordo fra le forze governative e i rivoluzionari armati consentendo l’evacuazione di oltre 60 civili, in maggioranza cristiani.
Una nuova pagina? Chi, invece, è convinto della prossima fine del regime è il portavoce del Cns, Consiglio nazionale siriano, l’organismo rappresentativo del fronte dell’opposizione siriana. Di fede cristiana, George Sabra, in un’intervista all’Agenzia Fides, dichiara che si sta per aprire "una nuova pagina della storia nazionale". Sabra parla di "combattimenti aspri a Damasco con l’esercito siriano che bombarda i quartieri della capitale. È un regime, una minoranza che occupa il potere, che fa la guerra al suo stesso popolo". Sottolineando l’importanza della riconciliazione come "via per l’unità nazionale", il portavoce ribadisce che "ogni componente della società potrà dare un contributo a costruire il futuro della Siria". Anche i cristiani che, nonostante "le Chiese non abbiano creduto nella rivoluzione", ora "hanno iniziato a condividere i nostri ideali della rivoluzione, in Siria e all’estero". Pesa, tuttavia, la presenza di gruppi salafiti e islamisti fra i combattenti rivoluzionari. Per Sabra "non vi sono gruppi alleati con Al Qaeda. Gli islamisti ci sono, ma li conosciamo, sono parte della nostra società e sappiamo trattare con loro. Sono nel Cns, hanno sottoscritto la "Dichiarazione di Damasco" (in cui l’opposizione ribadisce principi di democrazia e libertà, ndr). Anche i Fratelli Musulmani hanno annunciato che accetteranno membri non musulmani per il governo e anche per la presidenza del Paese, se il popolo deciderà così. Credo che la democrazia sia la sola via che tuteli maggioranza e minoranze. Abbiamo bisogno che a governare la Siria siano i veri rappresentanti del popolo siriano. Ribadiamo il concetto di cittadinanza: tutti i cittadini siriani, a qualsiasi comunità o religione appartengano, saranno uguali e avranno gli stessi diritti".