LASZLO CSATARY

La fonte della giustizia

Il pensiero di un prete testimone di stragi naziste in Italia

È stato scovato a Budapest il "criminale nazista più ricercato": Laszlo Csatary. I giornali hanno parlato di una "caccia durata 15 anni". Ufficiale di polizia durante l’ultimo conflitto mondiale, Csatary sarebbe responsabile della reclusione e della successiva deportazione ad Auschwitz di circa 15 mila ebrei. Oggi ha 97 anni. Secondo alcune fonti le autorità ungheresi sapevano dell’esistenza di Csatary ma non avrebbero preso alcun provvedimento. Esponenti del centro di documentazione sui criminali nazisti "Simon Wiesenthal" hanno chiesto che Csatary sia preso in custodia dalla giustizia e processato.
Sulla vicenda abbiamo chiesto un parere a don Dario Zanini, da 55 anni parroco di Sasso Marconi (Bologna), testimone oculare di molti dei misfatti che insanguinarono durante la guerra l’Appennino toscoemiliano, autore del libro "Marzabotto e dintorni 1944" e principale sostenitore a suo tempo della concessione del perdono e della libertà anticipata a Walter Reder, il maggiore delle SS responsabile dell’eccidio.

Don Zanini, si trovano ancora criminali nazisti?
"Sì, perché in genere costoro hanno goduto di una lunga vecchiaia, quasi che il buon Dio abbia voluto dar loro tutto il tempo per pentirsi. Ma sono gli ultimi. I cacciatori di nazisti dovranno pure un giorno arrendersi di fronte alla legge del tempo e convincersi che questa specie è in estinzione per legge naturale. Ormai in questi casi la giustizia è solo nelle mani di Dio".

Anche questa volta si parla di carcerazione, di processo…
"A 97 anni, quanti ne ha Csatary, si priverebbe della libertà e si processerebbe un uomo diverso, un’altra persona, non il criminale che fu. Dopo tanti anni è necessario solo mantenere il ricordo e il rispetto per le vittime e per il dolore dei familiari, e ribadire il giudizio storico di condanna, senza appello, delle ideologie aberranti che furono alla base di tante tragedie. Perché non si ripetano più. Infierire su un vecchio di 97 anni avrebbe oggi il sapore amaro della vendetta. Alla vendetta occorre il coraggio di contrapporre il perdono. Perdono per chi – come mi fece rilevare una volta Reder – è stato la prima vittima di quelle aberranti ideologie che lo avvelenarono in gioventù".

Sì, d’accordo, ma in certi casi è difficile perdonare…
"Ricordo le parole di Giovanni Paolo II nell’enciclica Dives in misericordia: "La giustizia da sola non basta… L’autentica misericordia è la fonte più profonda della giustizia. Un mondo da cui si eliminasse il perdono sarebbe soltanto un mondo di giustizia fredda e irrispettosa".