INCENDI IN SARDEGNA

Non ne possiamo più

L’odore di bruciato, della macchia mediterranea e dei boschi, non è il ”nostro” odore

Basta. Non ne possiamo più. L’odore di bruciato, il bruciato della macchia mediterranea e dei boschi, non è il "nostro" odore. La Sardegna ha diversi e molto più gradevoli odori da consegnare all’atmosfera: quello del suo mare incontaminato e della sua natura selvaggia e talvolta esageratamente arida; quello dei suoi sapori fragranti e dei suoi cibi gustosi; quello del mirto e di altre piante avvolgenti; quello – perché no – dei corpi scaldati dal sole. Questi odori, veri e propri profumi, non hanno bisogno d’altro. Scoprire invece, ancora una volta, che molti angoli di questa terra bruciano in modo acre e devastante – "grazie" a mani che non si possono definire innocenti e a cuori divenuti di pietra – c’indigna e ci fa male. Questo, infatti, non ci appartiene come desiderio, non deve appartenerci come storia. E abbiamo bisogno di cuori impavidi e di menti libere e solidali per gridarlo, per sorprendersi e sussultare – ancora una volta – delusi del male che le nostre mani e i nostri cuori producono, alimentano, perpetuano. Basta.
Basta che finisca, una volta per tutte. Basta, perché non ci si può far male da soli, alimentando la falsa e disgustosa idea che la natura sia un optional e l’ambiente un teatro da sconquassare. Pensando, magari, che (tanto) nulla cambia e che nulla merita rispetto, attenzione e custodia. O che non si debba mai pagare per le proprie azioni.
Basta, perché non ci possono essere scusanti per chi ha mano omicida e sguardo mediocre, per chi studia strategie a proprio uso e consumo, per coloro – e non sono pochi – che vedono e non odono, sanno e non parlano, capiscono e non bloccano.
Basta, perché gli incendi sono un terremoto non subìto ma scelto, un colpo basso che tradisce l’umanità, vincolandola al volere e al potere di chi non ha e non vuole avere né amici, né futuro.
Basta, perché non tutto è spiegabile con il clima e con il caldo, non tutto si può nascondere dietro l’afa e le bollenti temperature. La natura sa infatti sempre come regolarsi se l’uomo non decide d’investirla di malavita e di violenza.
Basta, perché il vento, il bel maestrale che fa respirare, non è fatto per alimentare fuoco ma per donare freschezza e sollievo.
Basta, perché è sempre tempo (ancora tempo) di educare ed educarsi. Educare a vivere, per insegnare ad amare l’ambiente, che è un altro modo di amare se stessi. Educarsi, perché non abbiamo ancora finito di capire dove sta la vita e dove sta la morte. Anche di noi stessi.
Ecco, forse è proprio l’educazione che manca. Data per scontata tante volte e tradita altrettanto. Quell’educazione che permette di capire che, se la creazione è un dono (gratuito), il mondo può diventare un giardino (da custodire); quell’educazione che fa l’uomo responsabile di ciò che ha ricevuto e mai indifferente verso ciò che costruisce. Quell’educazione che la fede s’inorgoglisce di alimentare di passione e amore per l’uomo, passione e amore che diventano un fuoco – questo sì – che brucia energie di vita per rendere più vivibile e bella la natura. Fuoco che non distrugge, passione che sa rendere gloria a Dio creatore.

(*) direttore “Dialogo” (Alghero-Bosa)