CHIESE EUROPEE
Incontro Ccee a Colonia: c’è un nesso tra nuova evangelizzazione e risorse economico-finanziarie?
La trasparenza nella comunicazione è un insieme di trasparenze che s’incrociano e si fondono per raggiungere il punto più alto possibile dell’attendibilità e della credibilità. C’è la trasparenza delle fonti chiamate a rispondere con onestà e precisione al bene comune e non a interessi di parte. C’è la trasparenza del comunicatore professionista sollecitato a rimuovere le scorie ideologiche e preconcette mentre scava per arrivare alla notizia. C’è la trasparenza dell’editore invitato a non stringere l’informazione nella morsa dei suoi calcoli. C’è la trasparenza del destinatario chiamato a porsi di fronte alla notizia con una coscienza in costante ricerca della verità. Sul filo di queste considerazioni si è svolto nei giorni scorsi a Colonia l’incontro dei portavoce del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee). Primariamente posta sull’informazione circa le entrate e le uscite economiche della Chiesa, la riflessione ha toccato l’essenza stessa della comunicazione, cioè la completezza, perché la competenza su una parte non può diventare frammentazione a detrimento della competenza sull’insieme. Non si può spiegare la bellezza di alcune tessere di un mosaico senza parlare della bellezza dell’intero mosaico e viceversa.
Ecco perché parlare di soldi è anche parlare di esperienze, di progetti, di iniziative e di gesti, uniti da una motivazione che rientra da sempre nella missione della Chiesa. Informare sugli arrivi, sulle partenze e sulle destinazioni delle risorse economiche è rendere noti alla pubblica opinione bilanci e resoconti redatti nel rispetto di precisi criteri di legalità ma è anche richiamare alla stessa opinione pubblica la specificità della presenza e dell’azione della Chiesa nel mondo. Non sembri un’esagerazione dire che la nuova evangelizzazione passa anche attraverso i numeri, le statistiche e i bilanci per dire che l’unico profitto della Chiesa è il "profitto" di Dio che nel Vangelo trova spiegazione con diverse ed eloquenti immagini. "Di tutti i soldi che riceviamo – ebbe modo di dire tempo addietro un responsabile del sostegno economico di una Chiesa europea rivolgendosi a un’assemblea di vescovi – un giorno dovremo rispondere a Dio. Lui ci chiederà in quale misura con le risorse disponibili abbiamo contribuito a far crescere la fede in Europa". Dio, che è trasparenza, è il primo ad amare la trasparenza, a chiedere trasparenza. È il primo a chiedere di dare preciso e alto significato alla trasparenza, non solo contabile, che deve essere sempre e comunque alimentata da una coscienza retta.
In questa luce si può cogliere il legame tra la trasparenza economico/finanziaria e la condivisione delle angosce e delle speranze del nostro tempo. L’Anno della fede può essere, in questa particolare prospettiva, un’occasione per educare a una nuova comprensione del sostegno economico alla vita e alla missione della Chiesa. Ne sono persuasi i portavoce delle Conferenze episcopali europee la cui riflessione è stata scossa dal racconto in diretta della tragedia del popolo greco, dalle molte situazioni di povertà in Europa, dal grido degli affamati, degli abbandonati, degli offesi nel mondo. Per le Chiese europee parlare di trasparenza sulle proprie risorse economiche e finanziarie è parlare, con il linguaggio della fede, di carità e giustizia. Parole che si possono tradurre, con vocabolario laico, in solidarietà. Un valore, questo, da richiamare a un’Europa in grande affanno perché riaccenda le motivazioni del suo nascere, le ragioni del suo crescere e le responsabilità del suo essere riferimento di pace per tutto il mondo.