TERREMOTO IN EMILIA
Le difficoltà degli agricoltori e la solidarietà degli italiani
Spirito d’iniziativa, voglia di guardare avanti, ma anche smarrimento, incertezza riguardo al futuro perché i costi e i tempi della ricostruzione possono davvero schiacciare. A quasi due mesi dall’inizio delle scosse il comparto agricolo continua a subire gli effetti del terremoto, anche se non manca la solidarietà di tanti. Proprio oggi, a Bologna, Coldiretti ha organizzato il primo mercato in cui le aziende colpite dal terremoto "porteranno direttamente a vendere i prodotti salvati dal sisma, dal Parmigiano al miele, dai latticini ai meloni fino ai fiori, ai salumi tipici e al lambrusco". Con il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello, il Sir ha fatto il punto della situazione sulle conseguenze del sisma per le imprese agricole.
Come hanno reagito le imprese agricole al terremoto in quasi due mesi?
"La gente si sta autogestendo e le aziende cercano di guardare avanti, anche se non è facile. In questo lasso di tempo Vigili del fuoco e Protezione civile hanno fatto le opportune verifiche, ma quasi tutti i capannoni che hanno subito danni anche quando apparentemente non erano gravi sono stati dichiarati inagibili, rimandando a un’indagine più approfondita, che in tanti casi non è stata ancora fatta".
A chi spetta quest’ulteriore indagine?
"A professionisti autorizzati chiamati dai privati, ma c’è anche chi si approfitta della situazione e ha prodotto conti da decine di migliaia di euro. Chi mette la firma diventa responsabile di ciò che sottoscrive: è giusto dare una responsabilità a chi fa queste verifiche, ma ci sembra che stia scattando un meccanismo ‘garantista’ che fa mettere dieci chiodi quando ne servirebbe uno… Non si sa quanto ci sia di ‘esasperato’ in ciò che viene chiesto alle aziende per ripristinare capannoni, case, laboratori, opifici e altro, e che fa lievitare i costi per la ricostruzione".
Sono previsti aiuti pubblici?
"Per il momento sembra che tutti i costi li debba sostenere l’azienda colpita, per questo in molti casi c’è una tensione dal punto di vista finanziario non facilmente superabile. Le aziende hanno paura di non farcela e c’è un notevole ritardo nelle risposte".
Frattanto bisogna proseguire con l’attività: gli animali devono mangiare tutti i giorni e la frutta, se non viene raccolta, marcisce…
"Sì, la natura non conosce pause per le calamità naturali. In tanti casi chi deve lavorare è a disagio, mancano strutture adeguate. Mentre c’è chi ha venduto l’intera mandria perché, avendo le stalle danneggiate, gli animali rimanevano tutto il giorno sotto il sole in condizioni proibitive. In questi casi è stata ceduta l’attività a prezzi stracciati, con la speranza magari di ricomprarla una volta ricostruite le strutture. Ma non sarà facile, e in più di un caso vi è smarrimento nel guardare al futuro".
Per conservare il raccolto dei campi, come si sono organizzate le aziende che hanno magazzini e altre strutture inagibili?
"Ci sono numerose aziende in difficoltà con gli stoccaggi. Con un’operazione di solidarietà abbiamo cercato di metterle in contatto con altre, che hanno concesso magazzini non utilizzati. Ci si sta gestendo al meglio, seppur con costi e disagi non di poco conto".
Oggi a Bologna gli agricoltori propongono le loro merci, sul web è possibile comprare il parmigiano. È stato scongiurato il rischio degli speculatori?
"Dobbiamo ringraziare gli italiani che si sono mossi con grande solidarietà, comprando i prodotti delle terre terremotate, e hanno permesso a queste imprese di liberarsi dalle grinfie degli speculatori, vendendo le loro merci al giusto prezzo. Iniziative come il mercato a Bologna permettono un alleggerimento in termini di stoccaggio dei prodotti e pure finanziario, facendo incassare qualcosa subito. Come pure rappresentano un aiuto concreto l’acquisto via Internet delle forme di parmigiano a tal fine è stata attivata la mail terremoto@coldiretti.it e le giornate di solidarietà per la vendita di questi prodotti che si terranno via via in tutt’Italia".
Il problema economico sembra ai primi posti, soprattutto tenendo conto del periodo già difficile che queste aziende attraversavano. Come evitare che il terremoto e la crisi, insieme, portino ad abbandonare queste terre?
"Ci si sta muovendo, con operazioni sul credito, per vedere come sopperire alle emergenze che si sono create nelle aziende, e pure attingendo, quando possibile, al fondo di rotazione che la Regione mette a disposizione, assieme allo Stato, cercando di farlo girare celermente per salvare più imprese. L’azienda che non conosce l’aiuto che le arriverà, però, è impaurita, non sa se può affrontare le spese: magari è spinta a fare un capannone più piccolo, o a non fare nulla. Ma tutte queste operazioni vanno accompagnate con un supporto morale e psicologico, che è non meno importante".
Un altro aspetto legato al sisma è il crollo del turismo. Per quanto riguarda gli agriturismi delle campagne emiliane, com’è la situazione?
"La preoccupazione si sta facendo sentire in maniera significativa. Ad oggi ci sono stati annullamenti delle prenotazioni nell’ordine del 20-30%, e in alcuni casi pure in misura maggiore. I turisti hanno ancora paura a venire nelle zone colpite dal terremoto".