MEDITERRANEO
Una svolta irrinunciabile e con il sostegno dell’Europa
Le problematiche economiche e le profonde trasformazioni che stanno interessando l’Europa e il Mediterraneo sono stati al centro della seconda edizione di Sorrento Meeting, l’evento internazionale che si è tenuto il 6 e il 7 luglio nella cittadina costiera campana. "Mezzogiorni d’Europa e Mediterraneo nella bufera. I giovani, nuovi argonauti", il tema scelto per la due giorni, promossa dall’Obi, l’Osservatorio Banche-Imprese di Economia e Finanza. In un messaggio ai 250 partecipanti del meeting, il presidente del Senato, Renato Schifani, ha sottolineato che bisogna guardare al di là della situazione di depressione economica in cui versano le aree del Sud, "dove vi sono anche molti esempi di eccellenza produttiva e non mancano i germogli di un percorso di sviluppo civile ed economico, possibile ed essenziale per la ricostruzione di un intero paese".
È stata primavera? Ad aprire i lavori del Sorrento Meeting è stata il Premio Nobel per la Pace, Shirin Ebadi: "Fino a tre anni fa il Medio Oriente e il Nord Africa sembravano essere completamente tranquilli come il loro mar Mediterraneo – ha affermato -. Poi sono iniziate le rivoluzioni. La stampa occidentale ha chiamato questo evento primavera araba. Ma davvero è arrivata la primavera? Non è presto per usare questa parola? Io dico che la primavera araba comincerà quando le donne musulmane potranno ottenere pari diritti. Nei paesi musulmani esse vivono una situazione di grande disagio e discriminazione". In Iran, ha aggiunto, c’è il numero più alto di giornalisti e di blogger che si trovano in carcere. Secondo Amnesty internazionale l’Iran, dopo la Cina, vanta il triste primato di maggiori esecuzioni capitali nel mondo. Per avere detto "siamo seduti su un mare di petrolio e abbiamo fame – ha ricordato il Premio Nobel – in tanti sono stati giustiziati". Tra qualche giorno, ha rammentato poi Ebadi, "in Iran ci sarà l’anniversario del regime. E la situazione è pesante. Hanno arrestato molti studenti. Da noi non c’è libertà. Nessuno può esprime liberamente il proprio pensiero. Altrimenti si è arrestati e i giovani sono cacciati dalle Università. È per questo che chi può scappa dall’Iran".
Donne ai margini. Particolarmente difficile è la situazione delle donne: "In Iran ha evidenziato il Premio Nobel – la vita di una donna vale la metà di quella di un uomo e la testimonianza di due donne vale quanto quella di un uomo. Sempre l’uomo può avere quattro mogli, e le può ripudiare quando vuole". Per Ebadi, per ottenere la democrazia la religione deve essere separata dalla politica: "Siamo musulmani e fieri della nostra religione, ma il regime compie ingiustizie in nome dell’islam. L’unica soluzione è la laicità della politica". In realtà, "nei paesi islamici è la cultura patriarcale a svilire la donna e a mantenerla ai margini della società", ma "spesso è la donna stessa la portatrice sana di questi valori. Bisogna fare un gran lavoro. Obiettivi da perseguire insieme agli uomini, per portare dignità e uguaglianza".
L’anello debole. I giovani e le donne sono l’anello debole della sponda sud del Mediterraneo, un’area dove regna disoccupazione, lavoro precario, diseguaglianza tra i sessi. Questo il quadro offerto da Rita El Khayat, intellettuale marocchina, autrice di 36 libri. "Spesso i giovani ha denunciato – si danno alla droga per fuggire alla loro misera realtà. La corruzione è sovrana e l’ingiustizia sociale vieta ai giovani di avere una vita giusta e onesta". Per El Khayat, i problemi delle donne sono legati a quelli dei giovani: "Sono le donne, infatti, le responsabili dell’istruzione dei figli. Nei paesi arabi, il patriarcato penalizza la condizione della donna, e di conseguenza dei giovani. Le donne arabe sono le più analfabete del mondo intero, sono costrette a sposarsi in fretta, ed essere solo madri. Fin quando queste donne vivranno questa condizione i paesi islamici non evolveranno". Poi l’appello: "I Paesi dell’Europa devono unire gli sforzi per tendere la mano a quelli dei Mezzogiorni del Mediterraneo, dando avvio a scambi su base egualitaria e condividendo il processo di democratizzazione. Solo così si potrà salvare il mondo".
Nuove opportunità. Per Mauro Magatti, dell’Università Cattolica, con la crisi del 2008 è finita una stagione storica. "Dentro questa crisi se ne inserisce un’altra più specifica del Sud Europa – ha affermato -, incapace di superare vincoli di efficienza tecnica". Dietro l’angolo c’è però una grande opportunità. "Bisogna pensare a qualcosa di nuovo – ha suggerito Magatti – imparando dalle lezioni che la crisi ci fornisce. Tutta l’Europa del Sud si può quindi trovare, paradossalmente, in una condizione di vantaggio, se riesce a interpretare i nuovi modelli". Estendere il programma Erasmus anche agli imprenditori, ai dipendenti della pubblica amministrazione, ai giovani inoccupati e disoccupati e a tutti gli studenti, non solo quelli universitari. A lanciare l’idea il vicepresidente vicario del Parlamento europeo, Gianni Pittella. "Per i giovani – ha proseguito l’Unione europea ha già previsto finanziamenti per 30 miliardi di euro. Una iniziativa importante potrebbe essere quella di istituire un Erasmus universale riservato a giovani di età compresa tra i 16 e i 35 anni".