TERREMOTO IN EMILIA

Uscire dall’emergenza

Risorse pubbliche e gemellaggi tra diocesi: non c’è tempo da perdere

La gente d’Emilia si mobilita, si ritrova ai concerti, corre alle partite, organizza cene e tutto quanto la fantasia riesce a produrre per raccogliere fondi da destinare alle popolazioni colpite dal terremoto. È uno slancio generoso che va sostenuto e apprezzato: aiuta a non sentirsi soli ed esprime il cuore di un popolo che già ha dimostrato di che pasta è fatto con il servizio di centinaia di volontari a cui non si dirà mai abbastanza grazie. Tutto questo, però, non è sufficiente, se è vero quanto sostengono in diversi, che fuori dai confini della Regione il terremoto è già dimenticato. La voragine aperta dal sisma dello scorso maggio è tale che purtroppo non basta la genuina solidarietà della gente a ripararla: si parla di miliardi di danni e di anni per ricostruire. Non ci si può permettere l’oblio dopo solo un mese! Questo è il nodo critico di un dramma che ci vede, purtroppo, invischiati fino al collo e dal quale si fatica a intravedere una via d’uscita, che si tratti di famiglie senza abitazione, di aziende che non sanno dove e come ripartire, di monumenti che incombono sui centri abitati senza che sia dato sapere quale sarà il loro destino, e ancor più di scuole, come quelle paritarie che, nonostante le parole spese dagli amministratori, hanno capito di doversi arrangiare per non naufragare.
Le responsabilità sono, però, molto chiare e fanno capo alla regione Emilia Romagna e al suo presidente Vasco Errani, commissario per la ricostruzione, cui spetta prima di tutto il compito di esigere dallo Stato fino all’ultimo quattrino per assolvere al suo compito: rimettere in piedi ogni mattone caduto, il come poi lo si vedrà, ma tutti i nostri paesi piccoli e grandi devono tornare a vivere come prima. Evocare già ora una carenza di risorse da parte dei nostri amministratori è un inaccettabile segno di resa considerando per quanti anni lo Stato italiano ha continuato a finanziare ricostruzioni nel resto d’Italia. Un popolo già provato non va preso in giro e lasciato nell’incertezza: si dica chiaramente per quanto si contribuirà alle spese per ricostruire o sistemare le abitazioni e in quali tempi. Si mettano a disposizione nuove aree edificabili a chi ha perso la casa e può costruirne una nuova o si lavori sull’edilizia popolare. Si allentino le rigide maglie delle regole urbanistiche per agevolare davvero chi è nel bisogno. Così per le scuole, bene le adozioni a distanza sostenute a livello regionale ma come garantire a tutti la possibilità di ripartire? E gli ospedali, sempre più evidente a questo proposito la necessità di una nuova struttura tra Carpi e Mirandola, ripeto: se non ora quando? Altra emergenza sul fronte dei monumenti, si sono rimessi insieme gli affreschi di Giotto nella basilica di Assisi e dovremo forse disperare di riavere a disposizione in tempi contenuti la cattedrale di Carpi e il duomo di Mirandola?
Nei giorni scorsi un convegno della diocesi di Udine ha celebrato la fine della ricostruzione portando a riflettere sul "modello Friuli", in particolare per quanto riguarda le soluzioni amministrative e istituzionali adottate per favorire gli interventi di recupero sulle chiese. Per questo c’è ancora tempo, ora incombe l’autunno e poi l’inverno e le nostre comunità si riuniscono ancora sotto le tende o all’aperto. In questa fase non resta altra soluzione che il "gemellaggio" tra una parrocchia terremotata e una diocesi, come si è impegnata a fare la Chiesa di Cesena-Sarsina per la parrocchia natale del suo vescovo, mons. Douglas Regattieri. Occorre fare presto però, riparlarne dopo le ferie sarebbe troppo tardi. La Chiesa italiana continua a muoversi nell’ottica della carità e della comunione. D’altra parte, proprio domenica 1° luglio, abbiamo ascoltato dalle parole di san Paolo che "non si tratta di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza": è questa la testimonianza che la Chiesa certamente continuerà ad offrire.
Forza: dopo Cesena chi si farà avanti?

(*) direttore "Notizie" (Carpi)