NAPOLI

Un atto di coraggio

Le indicazioni pastorali del card. Crescenzio Sepe per l’anno 2012/2013

"A servizio soprattutto degli umili, dei poveri, del popolo di Dio e delle comunità nelle quali si vive e si opera, per essere pienamente Chiesa della carità e della speranza. È questa la nostra vocazione ed è la scelta che abbiamo fatto nel delineare il piano di lavoro pastorale per il prossimo anno. Una sfida, meditata e impegnativa, per la quale vogliamo essere dispensatori di una carità vissuta e incarnata, e fedeli testimoni del Vangelo e dell’amore di Cristo per l’umanità". Così il card. Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, nelle linee programmatiche per il nuovo anno pastorale 2012-2013.

Educare alla responsabilità. Ricordando il Giubileo straordinario per Napoli, il porporato sottolinea come esso abbia mostrato "una comunità ecclesiale viva e impegnata a seminare speranza in un terreno incrostato di delusione, pessimismo e alla mercé di malavitosi. C’era bisogno di rinnovare con la nostra gente un patto antico, del quale, col tempo, si erano smarrite molte tracce". Alla vigilia dell’Anno della fede e nell’ambito degli Orientamenti dei vescovi italiani "Educare alla buona vita del Vangelo", nel cammino pastorale che sta davanti alla Chiesa di Napoli, "il Giubileo diventa come una bussola". Per il card. Sepe, l’"esigenza prioritaria" è "concentrare la nostra attenzione sul tema ineludibile della formazione, avente come primario obiettivo l’educazione all’impegno e al senso di responsabilità per il bene comune". "Il cammino post-giubilare alla base di un progetto culturale" mirerà dunque a "educare alla responsabilità civica". Infatti, precisa l’arcivescovo, "la nostra è una tra le regioni più religiose d’Italia e dell’intera Europa, giacché è ancora vivo il senso della pietà popolare e fortemente sentita l’appartenenza alla comunità ecclesiale". Eppure "la nostra regione spesso figura come il fanalino di coda nelle diverse classifiche che registrano il grado di crescita civile e sociale di un popolo: la vivibilità ambientale, l’indice della dispersione scolastica, l’abusivismo diffuso, la contiguità con la malavita organizzata, la scarsa sicurezza personale".

Una nuova coscienza di fede. Di fronte a questi due primati così contrastanti, la Chiesa si sente fortemente provocata a operare "una vera e propria conversione pastorale", per la quale il cardinale chiede "un atto di coraggio: il coraggio d’intraprendere vie nuove, adeguando obiettivi, metodi e strumenti alle concrete esigenze della gente che vive nel territorio della nostra diocesi". L’obiettivo strategico delle linee programmatiche "non potrà che essere la formazione di una nuova coscienza di fede". "Non serve – precisa il porporato – una fede che sa di sagrestia, che si tinge di devozionismo e di ritualità ripetitiva. Occorre, viceversa, una fede incarnata, capace di trasformare la quotidianità e d’incidere nelle vicende della vita. Abbiamo bisogno soprattutto di una fede che renda maturi, fortificati e capaci di assumersi la responsabilità del bene comune e degli interessi generali della comunità; che sia promotrice di civiltà e di progresso; che contrasti il diffuso clima di rassegnazione imperante; che sappia potenziare i segni e la voglia di riscatto; che sappia risvegliare le coscienze; che sappia animare e forgiare esempi di sapienza, d’impegno civico, di amore per la propria terra e la propria gente. Una fede, in sintesi, che superi ogni forma d’individualismo e si apra al bene di tutti". In quest’ottica, l’attenzione va rivolta, in particolare, "alla formazione di un laicato maturo, capace d’interpretare e rielaborare il messaggio cristiano, di accostarsi alla vita della città con vera passione civile; un laicato che operi non solo a servizio della comunità, ma stia dentro le situazioni del mondo e sappia orientarle con forza profetica e trasformatrice; un laicato che senta come propria la cultura della cittadinanza".

Un percorso per tutti. Il metodo da adottare "dovrà essere quello proprio dell’approccio educativo". A tale scopo "sarà necessario coinvolgere i luoghi tipici della formazione, in particolare i corsi di formazione permanente del clero, la Facoltà teologica, il Seminario arcivescovile, l’Istituto superiore di scienze religiose, la collaborazione degli insegnanti di religione e il mondo della scuola, gli istituti religiosi, le scuole cattoliche, i movimenti ecclesiali, le associazioni culturali, le arciconfraternite e, in particolare, la rete delle famiglie". "In pratica – spiega il card. Sepe –, bisogna mettere in conto che, per raggiungere la generalità della popolazione, occorre tradurre questi obiettivi in percorsi formativi popolari, accessibili a tutti e concretamente verificabili nei comportamenti della vita quotidiana". Si tratta, insomma, d’indirizzare "il già intenso lavoro pastorale verso un obiettivo preciso e concreto, intorno al quale far ruotare tutto: l’educazione all’impegno e al senso di responsabilità per il bene comune". Tra le altre iniziative, avverte l’arcivescovo, "si sta valutando l’opportunità d’istituire scuole di formazione socio-politica o un itinerario di educazione cristiana al bene comune, come pure un master universitario specifico".