CHIESE EUROPEE

Pensare e agire in rete

Cattolici, cultura e politica nell’incontro Ccee a Edimburgo

La testimonianza della fede nella politica, nella cultura, nella legge e nell’opinione pubblica è stato il filo conduttore della seconda giornata dei lavori del 40° incontro dei segretari generali delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) in corso ad Edimburgo, Scozia, dal 29 giugno al 2 luglio. La riflessione è stata condotta sul piano locale da John Haldane, direttore del Centro di etica, filosofia e attualità dell’università di St. Andrews (Scozia) e su quello europeo da mons. Piotr Marzurkiewicz, segretario generale della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) e da mons. Aldo Giordano, osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa a Strasburgo.

Eccellenza intellettuale. Nel suo intervento Haldane ha tratteggiato il contributo scozzese alla vita culturale ed intellettuale dell’Europa ed ha ravvisato l’urgenza di un "rinascimento cattolico" che può partire anche dalla Scozia dove operano quattro tra gli atenei più antichi del mondo anglofono, St. Andrews (1413), Glasgow (1451), Aberdeen (1495) e Edimburgo (1582), tre dei quali fondati dalla Chiesa cattolica. Quest’ultima, ha detto il filosofo, "oggi è sotto attacco in Scozia per la sua opposizione al matrimonio omosessuale e per il finanziamento che ricevono le scuole cattoliche". "Il posto della religione nel campo dell’istruzione – ha aggiunto – è un argomento che crea delle dispute nel Paese anche per la critica che le scuole cattoliche praticano l’indottrinamento piuttosto che offrire istruzione". Soffermandosi sulle minacce del secolarismo e sulla caduta dei valori religiosi e morali Haldane ha sostenuto che "la risposta dei cattolici sta nell’essere formati, competenti e al servizio della verità: occorrono eccellenza intellettuale e coraggio morale". Il filosofo ha quindi affermato che "mentre ci preoccupiamo molto del declino quantitativo dei cattolici forse poco ci preoccupiamo di quello qualitativo legato alla vita di fede. Non si deve però dimenticare che la nuova evangelizzazione dipende dall’eccellenza della vita di fede che comprende tutti gli ambiti di vita".

Cattolici e politica. Testimonianza e presenza dei cattolici nella politica è stato il tema affrontato da mons. Piotr Marzurkiewicz, segretario generale della Comece. "In Europa – ha spiegato – abbiamo delle differenze rilevanti riguardo alla comprensione del ruolo della religione in politica. C’è chi vede la religione nella vita pubblica come un elemento di rischio e chi invece ritiene che la religione sia sinonimo di libertà. Differenze si registrano tra Nord protestante e Sud cattolico dell’Europa, tra Oriente ed Occidente. Ad Est si é più abituati a parlare in pubblico di ciò che ci connota a livello religioso, non è così in Occidente". Il segretario della Comece, sottolineato che la politica è "un’arte secolare nel senso che è praticata da laici", ha ricordato che la Gaudium et Spes ribadisce che "nello sviluppo del regno di Dio non si deve trascurare lo sviluppo del regno dell’uomo". In questo servizio la Chiesa ovviamente "non può rispecchiarsi in nessun partito politico". "Sono però convinto – ha affermato mons. Mazurkiewicz – che cristiani e cattolici pur appartenendo a diversi schieramenti politici si possono incontrare in un gruppo di studio e di confronto per concordare un orientamento comune sulle grandi questioni etiche e sociali". "Non mancano in politica cattolici ben formati – ha concluso – ciò che manca è lo spazio loro dedicato nell’agone politico, anche all’interno dei partiti cui appartengono".

Fare rete. Avere la preoccupazione che Dio abbia uno spazio nell’ambito pubblico: da qui partono tutte le iniziative legate alla libertà di religione, all’esposizione di simboli religiosi in pubblico, all’insegnamento della religione, alla famiglia, alla vita che si portano avanti a Strasburgo. A raccontare ai segretari generali del Ccee, l’esperienza del Consiglio d’Europa a Strasburgo è stato l’osservatore permanente della Santa Sede, mons. Aldo Giordano. "Questioni come la difesa della famiglia e della vita, l’eutanasia, i casi delle madri surrogate o di utero in affitto – ha affermato tra l’altro – chiedono l’impegno e la collaborazione di tutti, chiedono competenza e capacità di fare rete tra i tanti protagonisti della politica. Nella prospettiva di promozione dei diritti umani e della libertà una presenza di deputati e politici di grande spessore religioso e civile è una risorsa che occorre coltivare nel pieno rispetto della laicità delle Istituzioni". Infine, a fronte di una crescente frammentazione culturale, sociale e politica, mons. Giordano si è detto convinto che nella Chiesa "dare primato alla comunione è una grande testimonianza a tutti e un sostegno visibile e credibile alla nuova evangelizzazione".

a cura di Daniele Rocchi, inviato Sir a Edimburgo