PARROCCHIE E TERRITORIO
Le unità pastorali come espressione di una forte missionarietà
"La sfida delle unità pastorali e delle forme di aggregazione tra parrocchie sta nel consentire a tutte le comunità di mettere in atto il Concilio Vaticano II, prendendo come riferimento un territorio più ampio, che va oltre i confini amministrativi, e che abbraccia la relazionalità. Nella consapevolezza che è nella missionarietà che il laicato trova la propria dignità all’interno della comunità cristiana". Così mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e presidente del Cop, indicando oggi le sfide che attendono le forme di aggregazione tra parrocchie, durante i lavori del seminario "Unità pastorali a confronto", organizzato dal Centro di orientamento pastorale e dal Centro studi e documentazione della diocesi di Torino a Villa Lascaris di Pianezza (Torino).
L’impegno alla condivisione. I delegati al seminario, provenienti da tutta Italia, hanno riflettuto per due giorni sulle nuove forme di comunità fra parrocchie. A confronto le esperienze delle diocesi di Assisi, Bergamo, Brescia, Bolzano-Bressanone, Concordia-Pordenone, Forlì-Bertinoro, Milano, Padova, Piacenza-Bobbio, Vicenza e Torino, esposte dai rispettivi vicari episcopali o dai responsabili della pastorale diocesana. "Le unità pastorali sono un nuovo soggetto pastorale che si riferisce a un’area territoriale con caratteri di omogeneità socio-culturale ha ricordato mons. Sigalini, tirando le somme del seminario in cui sono presenti più comunità parrocchiali e ci si si impegna in maniera unitaria e organica in un’azione pastorale condivisa, ai fini di un’efficace azione missionaria ed evangelizzatrice, e di risposta ai problemi del territorio".
Contributi per la riflessione. Ma la riflessione pastorale sulle aggregazioni tra parrocchie, secondo mons. Sigalini, deve ancora affrontare alcune questioni aperte: "La formazione dei presbiteri e di tutti i soggetti che hanno responsabilità esplicite nella conduzione delle unità pastorali, per cui propone il presidente del Cop si potrebbe prevedere un tirocinio fin dagli anni del seminario, aiutando a costruirsi una mentalità di collaborazione, esperienze di vita comune e di progettualità condivisa". Ma anche "il ruolo del laicato e delle famiglie", che va "approfondito sia nel servizio che nella esemplarità". E infine "la composizione degli organismi di partecipazione, sia pastorali che economici".
Missione e testimonianza. "La missionarietà della comunità cristiana rappresenta una delle sfide da cui le unità pastorali devono partire, analizzando a fondo le esigenze del territorio e dei nuovi territori", ha affermato il presidente del Cop. Ma "prima ancora di pensare ai laici come operatori pastorali con incarichi ad intra ha chiarito mons. Sigalini occorre garantirsi un laicato operatore della relazione quotidiana evangelizzatrice negli spazi della vita, nel lavoro, nel tempo delle relazioni gratuite, della vita quotidiana". Certo "abbiamo bisogno di operatori pastorali, ma preferiamo avere dei testimoni ha aggiunto nella logica di chi si sente corresponsabile della vita della propria comunità, come si fa nella propria famiglia. Non possiamo perdere la bellezza di essere popolo di Dio".
Nuove appartenenze. L’altra sfida è rappresentata dalle nuove forme di appartenenza. "Non sempre l’appartenenza a un territorio in pianta stabile coincide con l’appartenenza alla stessa parrocchia fa notare mons. Sigalini Il concetto di appartenenza si è dilatato a causa della grande mobilità degli uomini e alla rete di relazioni che lega le persone al di fuori del proprio territorio"; per questo motivo occorre riflettere su "come convogliare queste nuove appartenenze dentro l’unità pastorale", senza "voler imbrigliare lo Spirito".
Proposte da considerare. Tra le esperienza che hanno suscitato maggiore attenzione, sull’esempio della diocesi di Vicenza, figurano i gruppi ministeriali di animazione missionaria. Secondo mons. Sigalini, la "costituzione di gruppi ministeriali, formati da laici che in collaborazione con il parroco si prendono cura della comunità, risiedendovi con lo scopo di animare la comunità e mantenere i rapporti con le istituzioni civili del territorio, senza sostituirsi al consiglio pastorale, ma realizzandone le scelte", è una "proposta da valutare" con la dovuta attenzione.