UNIONE EUROPEA
Si è chiuso il Consiglio europeo che ha mediato fra crescita e rigore
Un vertice "difficile ma fruttuoso". E con i risultati raggiunti "mi considero un uomo felice". Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, mette da parte per un momento il suo proverbiale aplomb e confida soddisfazione per gli esiti dell’incontro che ha messo i 27 leader comunitari attorno a un tavolo per discutere, ancora una volta, di risposta alla crisi, azioni per la crescita, vigilanza sulle banche e sui debiti nazionali.
Chi ha vinto e chi ha perso in questa due-giorni? chiede un giornalista al politico belga. "Non si può ricondurre il tutto a vincitori e vinti. Il negoziato è stato duro. Ma qui abbiamo tutti la medesima missione: stabilizzare la zona euro. E le decisioni assunte vanno in quella direzione". Per quanto riguarda lo scudo anti-spread e il sostegno ai titoli dei Paesi esposti alla speculazione aggiunge: "Chi riceve aiuti deve accettare una ferrea condizionalità. Per gli altri Stati vige il senso di responsabilità".
Il Consiglio del 28 e 29 giugno si chiude dunque, come pochi avrebbero scommesso alla vigilia, con varie acquisizioni. È stato varato un patto per la crescita da 120 miliardi, si è configurato un unico meccanismo di vigilanza sulla zona euro cercando di "spezzare come si legge in una dichiarazione scritta dell’Eurogruppo il circolo vizioso tra banche e debito sovrano". Si sono tese le mani ai Paesi che navigano in cattive acque finanziarie e persino verso quelli che potrebbero trovarsi nella stessa posizione domani o dopodomani.
Ha inoltre registrato uno step positivo la "road map" per "un’autentica unione economica e monetaria", che passerebbe dall’unione bancaria, da quella di bilancio e dal rafforzamento dell’unione politica, come pretendeva la cancelliera tedesca Angela Merkel. Ma per la definizione delle mosse successive occorrerà attendere i prossimi mesi.
A sua volta il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, piuttosto provato dalla notte di colloqui, bracci di ferro e limature ai testi ufficiali, ribadisce la soddisfazione per i risultati conseguiti e segnala un aspetto ulteriore: "Finalmente è stata stabilita una relazione stretta tra il Quadro finanziario pluriennale dell’Ue e la crescita delle nostre economie". Senza un adeguato bilancio comunitario e senza fondi strutturali provenienti da Bruxelles, lascia intendere l’esponente portoghese, i piani per la crescita resterebbero zoppi.
Proprio sul piano per la crescita si esprime Helle Thorning-Schmidt, premier danese e presidente di turno del Consiglio dei ministri dell’Ue: "Il patto ora c’è. Va precisato e attuato. Certo, la crisi non è ancora alle spalle, ma questo è un tentativo serio di risposta". Barroso aggiunge, quasi a chiudere il discorso: "Abbiamo compiuto scelte decisive sul breve e il lungo termine. Questo vertice ha prodotto quei risultati che i cittadini giustamente attendevano". Così la costruzione europea, superato anche questo imbuto, può riprendere il suo accidentato percorso.