CONSIGLIO UE
Accordo nella notte su crescita e anti-spread. Oggi avanti con i lavori
Dopo una lunga, difficile ma fruttuosa notte di trattative, il summit dei capi di Stato e di governo dell’Unione riprende in mattinata in un clima più disteso. La giornata di ieri e i negoziati fino alle 4 del mattino hanno portato il via libera al piano per la crescita da circa 120 miliardi; allo stesso tempo è stato raggiunto l’accordo, promosso e quasi imposto dal premier italiano Mario Monti, per la stabilità finanziaria dei Paesi che stanno lottando per diminuire il debito pubblico e contrastare la speculazione (il cosiddetto scudo anti-spread).
La partita che si è giocata entro le mura del palazzo Justus Lipsius ha certamente evocato la semifinale di Euro2012 disputata da Germania e Italia sul campo di Varsavia. E, come accaduto nella capitale polacca, anche a Bruxelles è per ora prevalsa la strategia italiana. Che si fondava su una duplice intenzione: da una parte, dar corpo a una serie di azioni e a una consistente dotazione di miliardi per rilanciare l’economia, dall’altra favorire il percorso di quegli Stati che "stanno facendo i compiti a casa" per sanare i conti nazionali sentendo alle proprie spalle solide garanzie comunitarie.
Così è accaduto. Il fondo salva-Stati (Esm) interverrebbe automaticamente a placare una crescita abnorme degli spread dei Paesi ritenuti "virtuosi", senza per questo imporre loro le rigide e dolorose richieste che stanno pesando sulla Grecia. Lo Stato cui viene tesa la mano avrebbe però l’obbligo di accettare un "memorandum" con una serie di linee da seguire per rafforzare le proprie finanze e controllare spesa e debito pubblico.
Il semaforo verde a questa decisione (i cui particolari saranno definiti all’Eurogruppo del 9 luglio) è giunto dopo che Italia e Spagna avevano minacciato di bloccare il vertice, con il sostegno del presidente francese Hollande. Sul versante opposto i Paesi rigoristi, con in testa la Germania, appoggiata da Paesi Bassi e Finlandia. Alla fine Monti ha convinto una più che perplessa Angela Merkel e ha dichiarato: "Ora l’Eurozona è più forte".
Il summit ha dunque varato il piano per la crescita, che comprende 60 miliardi provenienti dalla Banca europea degli investimenti e quasi altrettanti dai fondi strutturali Ue. Inoltre 5 miliardi giungeranno dai project bond da impiegare per infrastrutture, banda larga e altre iniziative sul versante dell’innovazione e delle imprese e creare occupazione.
A Bruxelles, insomma, pare echeggiare un’altra musica. Il clima complessivamente positivo dei negoziati (che lasciano intravvedere il varo della tassa sulle transazioni finanziarie mediante una "cooperazione rafforzata", mentre permane il no alla emissione degli eurobond) ha soprattutto mostrato la volontà di far procedere i 27 nella stessa direzione: più Europa politica, ok nel medio periodo alla unione di bilancio e bancaria (se ne discuterà in un summit apposito a ottobre).
Oggi il Consiglio europeo prosegue affrontando vari altri temi (allargamento, politica estera), mentre rimangono sotto esame, per quanto riguarda l’Eurozona, i piani di aiuto per la Grecia (che chiede una dilazione di due anni per mantenere gli impegni assunti con la Troika), la Spagna (100 miliardi per il settore bancario) e Cipro (10 miliardi), che da domenica assumerà la guida di turno dell’Ue.