TERREMOTO
Nel mantovano, a un mese dal sisma, 124 chiese danneggiate
Sospesi nel vuoto, sullo sfondo il cielo limpido, sotto di loro il campanile che svetta sulla città virgiliana. L’immagine dei Vigili del fuoco che, a un mese dalle scosse del 20 e 29 maggio, stanno mettendo in sicurezza la sommità del campanile della basilica di Santa Barbara, a Mantova, dice di come il terremoto "dell’Emilia" abbia in verità valicato i confini regionali, arrivando a danneggiare pure il mantovano e seppur in misura minore il rodigino. A Mantova è crollata la lanterna del campanile di Santa Barbara ed è stato danneggiato il timpano, ma sono pure caduti stucchi e intonaci nel Palazzo ducale, si sono registrati cedimenti nel Palazzo della Ragione e danni ad alcuni affreschi nel castello di San Giorgio… Se poi si va a vedere la situazione del patrimonio ecclesiastico, è un susseguirsi di ferite.
Danni estesi. "Il nostro territorio ha il maggior numero di chiese danneggiate", annota mons. Giancarlo Manzoli, direttore dell’Ufficio diocesano beni culturali, mostrandoci una mappa della diocesi. Delle 302 chiese (tra le quali 168 parrocchiali) sono 124 quelle lesionate lungo un territorio che ha "un’estensione amplissima": si va da Castellucchio o Marcaria a Ovest, quasi al confine con il cremonese, fino a tutta l’area a Sud-Est, quella che arriva a confinare con il modenese e il ferrarese. "Settanta chiese precisa sono inagibili e le altre chiuse in via precauzionale perché necessitano d’interventi". Poche sono state riaperte meno di una decina mentre 10 versano in una situazione "disastrosa". Tra queste, la chiesa di Moglia, a pochi chilometri dal confine con l’Emilia, e pure dall’epicentro. Nelle ultime settimane, osserva il sacerdote, "sono state trasferite dalle chiese danneggiate circa 200 opere d’arte con l’aiuto della sopraintendenza, dei Vigili del fuoco, dei carabinieri e dei volontari, ma ci sono pure realtà nelle quali non possiamo entrare e vi è un patrimonio che rischia di andare perso".
I campanili pericolanti. "Stiamo intervenendo solo per l’incolumità pubblica, a tutela dei cittadini, e per togliere gli impedimenti alla viabilità", spiega mons. Manzoli; poi verrà il ripristino del patrimonio ecclesiastico, ma finché la terra trema il bilancio non può che essere provvisorio. Solo la sera del 3 giugno qui sono venute giù 3-4 chiese. Ci sono campanili, poi, che potrebbero cadere da un momento all’altro: 25 quelli danneggiati, nei quali sono cadute cuspidi o coperture, tra cui Santa Barbara; 5 i crollati o gravemente pericolanti. Come a Quistello, dove la chiesa è seriamente compromessa e il campanile, visto di lato, ha una pendenza che non promette nulla di buono. "Chissà quando verrà giù", si chiedono gli abitanti. E la domanda riguarda anche il "dove": potrebbe finire sulla chiesa riducendola in macerie, o sulla banca, che è stata chiusa e trasferita su un container, mentre qualche rischio lo corre pure l’ambulatorio del dentista, sebbene cartelli scritti a mano e attaccati sul portone ricordino che è "aperto".
Demolito "per amore". Non c’è più, invece, il campanile di Bondanello, frazione di Moglia, demolito la scorsa settimana "a motivo della staticità della struttura compromessa in modo grave, al fine di evitare danni alle case e alla chiesa e per ridare viabilità al centro del paese". Un gesto compiuto "con sofferenza, ma per amore della nostra chiesa, per limitare i danni", dice Carlo Chitelotti, insegnante nella scuola media di Moglia. Ci sono ancora le balle di fieno messe, assieme alla sabbia, per attutire la caduta, mentre da poco sono state recuperate le campane, che si spera tornino a suonare. La gente di Bondanello è fiduciosa, come ha detto il vescovo durante la sua visita nei giorni scorsi, che la chiesa sia riparabile. "C’è bisogno di ricostruire, per ricostruire l’anima del paese", prosegue l’insegnante, timoroso, tuttavia, che qualche famiglia dei suoi alunni si trasferisca altrove.
Fare tutto il possibile. Di sicuro, per la popolazione della bassa mantovana la perdita di una chiesa o di un campanile è "traumatica", riflette don Alberto Ferretti, parroco di 7 mila anime sparse tra Moglia, Bondanello, Galvagnina e Zovo. Quattro paesi ciascuno con la sua chiesa parrocchiale: tutte ora sono "inagibili". A Moglia "la palestra dell’oratorio costruita due anni fa si è rivelata una provvidenza", ammette il parroco, che qui ha trasferito la chiesa e la canonica. "È sempre una ferita demolire una chiesa o un campanile", prosegue ricordando di come, andando a Bondanello, prima si vedesse "svettare il campanile, mentre adesso l’orizzonte è piatto". Teme per la sua chiesa nel centro di Moglia: c’è chi suggerisce di buttarla giù e ricostruirla, ma in realtà "tutto il centro storico è cadente, e poi la Chiesa è l’unica testimone del passato, dei nostri antenati e della loro fede, arte, cultura. Bisogna fare tutto il possibile per salvarla: magari non subito, gradualmente, ma servono scelte oculate. Se si demolisce, invece, il paese perde l’anima". Il terremoto ha colpito anche qui. Fortunatamente non ci sono stati morti, ma è viva la paura che sia davvero un "terremoto delle anime", che riduca in macerie la storia e la vita di queste comunità.
a cura di Francesco Rossi, inviato Sir a Mantova