CALABRIA
Nota dei vescovi sulle politiche sociali
La Calabria, come il Meridione e l’Italia intera è "colpita dagli effetti di una profonda crisi economico-finanziaria globale, che coinvolge l’intero pianeta". Lo scrivono i vescovi calabresi in una nota pastorale dal titolo "L’importanza della solidarietà. Nota sulle politiche sociali in Calabria", diffusa oggi, sabato 23 giugno, nel corso di una conferenza stampa e pubblicata integralmente sui siti delle varie diocesi della regione. I vescovi sottolineano l’importanza della solidarietà e si dicono "preoccupati" sia per il presente, sia per il futuro di "questa nostra amata terra" e "convinti che tale problema può trovare soluzione solo con una chiara presa di coscienza, personale e comunitaria, dell’importanza di partecipare alla vita pubblica per promuovere, da una parte, il riconoscimento dei diritti, di tutti e di ciascuno; e, dall’altra, l’impegno a compiere fino in fondo i propri doveri". Senza tale presa di coscienza – scrivono – non si potrà né "rafforzare" il "sistema Italia", né "affrontare il problema del mancato sviluppo del nostro Mezzogiorno, e della Calabria in particolare". La nota vuol essere "non tanto una semplice denuncia dell’inadeguatezza delle politiche sociali rispetto alle crescenti povertà della nostra regione, quanto piuttosto un’analisi delle fragilità del nostro sistema di assistenza alle persone e alle comunità, al fine di promuovere un modo nuovo di confrontarsi tra i vari attori e responsabili dello sviluppo del comparto sociale, sia pubblici sia privati, che conduca, in modo condiviso, concreto e creativo, a una promozione ed a una organizzazione efficace della solidarietà".
Uno scatto di orgoglio. Per i vescovi la disoccupazione dei giovani, arrivata al 40% circa; i costi sempre più "elevati della politica, che spreca risorse, che sarebbero invece indispensabili per la crescita"; l’emergere di una gestione "impropria dei Fondi europei", "l’infittirsi del fenomeno dell’usura, favorito anche dai ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione"; "il peso sociale ed economico che i gruppi mafiosi impongono", la burocrazia, che dilata in modo "ormai inaccettabile" i tempi di risposta alle "legittime istanze dei cittadini", finiscono con "l’indebolire la forza interiore del popolo calabrese e la sua fiducia nel futuro". I presuli sottolineano che esistono "momenti in cui alcuni piccoli o grandi soggetti sociali manifestano pubblicamente il disagio comune" ma il cammino verso uno "scatto di orgoglio generale" sembra "ancora lungo e irto di ostacoli". Dopo aver sottolineato che in Italia, a motivo di scelte della classe politica e governativa, gli scenari della situazione sociale "diventano sempre più fragili", i vescovi evidenziano che i servizi socio-assistenziali nel nostro Paese sono distribuiti "a macchia di leopardo" e in questa "carta geografica, politica e civile", la Calabria risulta "con tanti territori e città in cui emerge l’assenza dei servizi sociali": "La nostra Regione non si è posta, e non si sta ponendo ancora, al passo con i tempi e con i bisogni della popolazione". Questo perché le politiche regionali, nonostante alcuni "pregevoli interventi legislativi", hanno continuato "in sostanza a privilegiare la messa in atto di scelte assistenzialistiche, di interventi di tipo non strutturale". In tal senso i tagli effettuati a livello nazionale sui fondi dell’assistenza sociale "investono con drammatica veemenza il già debole sistema dei nostri servizi sociali". Da qui la richiesta di un "definitivo sforzo di infrastrutturazione sociale, con la messa in atto di una copertura adeguata di servizi essenziali, al momento instabili e non ancora sufficienti". In Calabria si stima in circa 40 milioni di euro il "buco" nel bilancio preventivo 2012 per il "debolissimo settore socio-assistenziale e socio-sanitario": è l’unica Regione in Italia dove non si è ancora attuata la legge 328 del 2000 che istituiva il sistema integrato degli interventi sociali, un "ritardo che non possiamo non definire vergognoso" e che esprime la "scarsa attenzione" nei confronti delle politiche sociali".
Testimonianza di carità. I vescovi calabresi per fronteggiare con "speranza" questa crisi "con uno sguardo oltre la crisi", ritengono "indispensabile che in Calabria più soggetti pubblici e privati, comprese le nostre Chiese, mettano in campo maggiori interventi, da effettuare corresponsabilmente su fronti diversi". Tra le proposte un’adeguata copertura finanziaria alle politiche sociali da parte della Regione; il recepimento della legislazione sociale italiana ed europea, che Enti locali calabresi "cessino di destinare agli interventi socio assistenziali la somma più bassa di tutte le regioni d’Italia e prendano provvedimenti coraggiosi per innalzare l’importo della spesa sociale pro capite"; le comunità ecclesiali "offrano efficace testimonianza di carità" senza dimenticare "la strada irrinunciabile della promozione e della tutela dei diritti e della dignità umana". "Di fronte all’ingiusto e vertiginoso deterioramento dello stato sociale", i vescovi non hanno "assolutamente l’intento di dettare una sorta di ‘agenda di interventi’ alla classe politica e amministrativa".