TERREMOTO
La visita della redazione di ”Vola” (L’Aquila) sui luoghi del sisma
A Mortizzuolo, davanti al camper-canonica, li hanno chiamati "i nostri predecessori nella sventura". Per tre giorni, questa settimana, hanno girato in lungo e in largo nella terra emiliana colpita dal terremoto incontrando le persone e le comunità cristiane con i loro sacerdoti, vedendo le chiese e i campanili feriti, come pure le case e i capannoni delle industrie. Venivano da L’Aquila i tre giovani collaboratori di "Vola", il quindicinale della diocesi abruzzese nato, con il sostegno di Sir e Fisc, all’indomani del sisma del 2009, e il loro direttore, don Claudio Tracanna. "Portare ai terremotati la solidarietà di noi che abbiamo vissuto direttamente l’esperienza del terremoto" e "raccontare sul nostro giornale le dimensioni di questa tragedia", dopo aver "visto con i nostri occhi, incontrato i parroci e la gente del posto", era il duplice scopo della visita. Ora, tornati nella loro diocesi "ma ritorneremo", hanno promesso Francesco Rossi, per il Sir, con don Claudio Tracanna traccia un bilancio dell’esperienza, guardando all’Emilia ma pure all’Abruzzo.
Qual è la prima impressione che portate con voi dopo questo viaggio?
"Abbiamo incontrato gente indubbiamente scossa, ma allo stesso tempo desiderosa di ripartire. Ed è bello vedere questa reattività. A Mirandola, per esempio, il parroco dava praticamente per scontato che a settembre avrebbero riaperto la scuola parrocchiale in quello stesso edificio che l’ha ospitata fino al 20 maggio, dopo aver fatto gli opportuni interventi. Così pure a Finale Emilia: la comunità non ci è sembrata affatto disperata o scoraggiata".
Quindi, c’è speranza?
"A noi, nel 2009, parlavano spesso di speranza, mentre qui è un termine che viene utilizzato di meno, c’è la volontà di darsi da fare fin da subito, rimboccarsi le maniche e riattivarsi. Nei fatti, la speranza non è minacciata, è molto viva nonostante la paura legata al rientro in casa o nel posto di lavoro. Semmai, qui, c’è bisogno di valorizzare l’importanza della comunità, dell’operare insieme per la ripresa e non ciascuno per proprio conto".
L’aver vissuto il terremoto in Abruzzo può insegnare qualcosa alle genti del Nord Italia?
"Noi abbiamo imparato a superare la ritrosia e accettare gli aiuti che ci giungevano dall’esterno. Questo mi sembra possa essere il messaggio: fatevi aiutare a programmare con calma il vostro futuro. D’altra parte noi scontiamo ancora adesso la lentezza della burocrazia. ‘Speriamo di non fare la vostra fine’, ci ha detto una donna. La speranza, per gli emiliani, è che non sia tutto così lento; per noi, che a L’Aquila si possa finalmente spingere sull’acceleratore. L’auspicio comune è che non si ripetano quegli errori nella gestione della ricostruzione che sono stati fatti da noi. Bisogna fare presto, senza rallentamenti inutili che, questi sì, rischiano di minare la speranza".
Questo nuovo terremoto, a suo avviso, rischia di far tramontare definitivamente l’attenzione sull’Abruzzo o, al contrario, di riaccendere anche lì i riflettori?
"Spero che il terremoto al Nord tenga desta l’attenzione anche sul nostro. I segnali, d’altra parte, sono positivi: proprio ieri sono venuti il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e il presidente del Consiglio, Mario Monti, per l’anniversario della Guardia di Finanza e il cambio di consegne al vertice, e in tale circostanza Monti ha parlato delle ferite del terremoto… I segnali che arrivano ci permettono di avere fiducia: il terremoto dell’Emilia non ha fatto dimenticare L’Aquila. Insieme, speriamo di farci sentire con ancora più forza".
Dopo più di tre anni la ricostruzione del capoluogo abruzzese sembra ancora in alto mare…
"Ormai è doveroso un cambio di passo, è all’ordine del giorno e non si possono lasciare deluse le aspettative. Siamo pure in una fase di passaggio dei poteri dal commissario agli enti locali. I controlli sono necessari, ma bisogna saper coniugare la giusta attenzione con la rapidità, per non esasperare le persone".
Come hanno reagito gli emiliani alla vostra visita?
"Con cordialità e vicinanza. ‘Abbiamo pensato molto a voi, mai avremmo pensato di trovarci nelle stesse situazioni’, ci hanno detto in diversi. E anche per noi è stata un’esperienza umana, oltre che professionale, bella e arricchente".