G20
Il mondo globalizzato non può prescindere dal nostro continente
La location è stupenda, all’estremo limite meridionale della penisola della California. E il Messico corre, in questi ultimi anni, nonostante i gravi problemi della sicurezza legati al narcotraffico. Come il Messico corrono gli altri Paesi del G20, la nuova istanza della governance mondiale, che si sta riunendo a Los Cabos.
Risalta così non essendo all’ordine del giorno la questione americana, tanto più nell’imminenza della fase calda della campagna elettorale il problema dell’Europa, la sua bassa crescita, la sua divisione, le sue contraddizioni politico-economiche. Tuttavia, dell’Europa il mondo globalizzato del G20 ha un grandissimo bisogno. L’ipotesi di un asse del Pacifico, che collegasse direttamente America e Cina, è rimasta fino ad ora sui libri e nei disegni. Non si può prescindere dall’Europa né in termini economici, di mercato, né in termini politici.
Ma serve un’Europa come si deve. Fanno bene, dunque, i leader europei, come il nostro Monti, a respingere al mittente le affermazioni per cui l’imputato della crisi sarebbe l’Europa, ma questo non deve, non può significare che l’Unione, l’Eurozona e i singoli Stati continuino in una snervante partita interna.
Certo la cosiddetta "speculazione", cioè in concreto il sistema finanziario che ha bisogno di fare utili a brevissimo termine e, dunque, morde dove può, continuerà a fare il suo, a tenere gli spread in altalena. Ma al di là del contingente, servono segnali strutturali.
Los Cabos ne può creare le condizioni. Bruxelles le deve mettere in atto. E ogni Stato dell’Unione deve riprendere a correre, come stanno facendo i messicani. Anche in Italia servono fatti.