GRECIA
L’arcivescovo di Atene sulle elezioni nel Paese
"Bentornati in Europa!": ride, dall’altro capo del telefono, mons. Nikólaos Fóscolos, arcivescovo cattolico di Atene, a sentire il saluto del giornalista del Sir che lo invita ad un commento delle elezioni in Grecia di ieri. La posta in gioco era, e resta alta. Sul banco greco, infatti, si giocava la partita tra euro e dracma e tra il restare o uscire dall’Europa. Oggi l’Unione europea e con essa tanti banchieri e governi sparsi nel mondo tirano un sospiro di sollievo. Le urne hanno premiato l’europeista Nuova Democrazia (29,72% dei suffragi) che dovrà, per formare una nuova maggioranza, allearsi con i socialisti del Pasok che, seppur in caduta (12,35%), restano l’ago della bilancia. A sinistra spicca il risultato di Syriza con il 26,84%, che non basta, però, ad accreditarlo come primo partito. Syriza raccoglie i frutti di una campagna elettorale tesa a raccogliere il malcontento popolare e centrata sulla revisione del duro piano di salvataggio chiesto dalla Troika (Ue, Fmi e Bce) al Paese ellenico per rientrare del proprio debito. A sinistra il quadro si completa con il 4,51% del Kke, il 6,22% della Sinistra democratica, tutti partiti destinati, a quanto pare, a restare all’Opposizione. A destra fa scalpore, invece, l’affermazione di Alba d’oro che, con una simil-svastica come simbolo, ha guadagnato il 6,91% dei consensi entrando in Parlamento. A conti fatti, nelle consultazioni di ieri, un elettore greco su tre ha cambiato voto rispetto alla tornata del 6 maggio che non aveva garantito a nessun partito una maggioranza sufficiente per formare un Governo. In quell’occasione l’astensione arrivò a toccare il 40% circa degli aventi diritto. Più o meno la stessa cifra di ieri, 17 giugno, quando, secondo il ministero dell’Interno di Atene, a recarsi alle urne è stato il 60,34% degli elettori.
Eccellenza, l’esito di questo voto sembra voler riportare la Grecia in Europa: è d’accordo?
"I partiti europeisti hanno guadagnato consensi come anche Syriza che, pur migliorando il dato di maggio, non è riuscito ad imporsi. Ora dovremmo andare verso un governo formato da Nuova Democrazia, Pasok e Sinistra democratica che, stando ai numeri, dovrebbe essere in grado di garantire stabilità. Un governo di coalizione nazionale potrebbe dare alla Grecia quella stabilità necessaria che è mancata nei trascorsi mesi".
Ma cosa ha spinto un terzo dell’elettorato greco a cambiare il proprio voto rispetto al precedente turno elettorale?
"Credo proprio sia stata la voglia di stabilità del popolo. Il dilemma delle ultime settimane è stato, ‘euro o dracma?’. Vedendo che la dracma non poteva garantire quel benessere auspicato da tutti la base elettorale ha rivolto il suo voto a quei partiti che assicuravano la permanenza in Europa e nella zona Euro".
Ma non è paradossale che a formare un nuovo Governo siano proprio quei partiti, in particolare Nuova Democrazia e Pasok, ai quali va ascritta la responsabilità di aver portato la Grecia sull’orlo del baratro?
"Certamente, e questo resta un interrogativo aperto. Da questo voto, tuttavia, emerge, la volontà della popolazione di vedere una coalizione di più partiti. Il popolo lo chiede anche in virtù del fatto che nessuna forza politica può mantenere le promesse di un risanamento se non gode di alleanze solide. Alcuni partiti di sinistra hanno già detto che non entreranno nel nuovo Governo. Lo stesso ha dichiarato Alba d’Oro. Vedremo".
Come giudica l’ingresso nel nuovo parlamento greco di una formazione di estrema destra come "Alba d’oro", che rappresenta una delle novità di questo voto?
"Alba d’oro ha sostanzialmente confermato il risultato ottenuto lo scorso maggio, frutto del malcontento generale della popolazione soprattutto per quello che riguarda il tema della sicurezza. I suoi attivisti, infatti, cercano di portare ordine dove la polizia non arriva guadagnando consensi al partito".
Con la formazione del nuovo Governo comincia, adesso, la fase del risanamento, che forse non avrà molti sconti dall’Ue. La Germania ha già detto di attendersi il rispetto di quanto concordato con l’Europa…
"Serve innanzitutto stabilità, questo è quanto adesso l’Ue deve attendersi dalla Grecia. Non dimentichiamo che qui la disoccupazione è arrivata a superare il 22%. La gente cerca stabilità per aspirare ad un lavoro. Gli stipendi e le pensioni sono state pressoché dimezzate, giù di oltre del 40%. Il popolo non riesce a fare fronte al pagamento delle tasse. Noi, come chiesa cattolica abbiamo un’imposizione fiscale che varia tra il 48% ed il 52% e non abbiamo aiuti statali come quella Ortodossa che vede gli stipendi dei suoi vescovi, preti, diaconi e impiegati di curia pagati dallo Stato".
Cosa si attende dal prossimo Governo?
"La mia speranza è che lavori per garantire quella stabilità necessaria per risanare la Grecia senza perdere di vista la vita e la dignità delle persone. La politica degli ultimi governi non ha premiato il cittadino onesto e fedele, che paga le tasse e rispetta le regole, ma ha favorito principalmente i più ricchi. A pagare sono sempre i poveri e gli onesti. Non si può più andare avanti così. Vanno prese decisioni che facciano respirare il popolo".