MATRIMONI GAY

Una mossa demagogica

Le Chiese inglesi richiamano Cameron per la gravità della sua decisione

"Una mossa demagogica, fatta per conquistare voti". Secondo il vescovo di Arundel e Brighton, mons. Kieran Conry, responsabile del settore evangelizzazione per la Conferenza episcopale d’Inghilterra e Galles, la decisione del primo ministro David Cameron d’introdurre i matrimoni gay, entro le prossime elezioni nel 2015, è motivata dalla ricerca di maggiore popolarità politica. "È sorprendente che Cameron si comporti così, considerato che all’inizio del suo mandato si è impegnato a proteggere la famiglia e il matrimonio", spiega il vescovo Conry, intervistato da Silvia Guzzetti, per Sir Europa. Il governo, che ha aperto sulla questione un processo di consultazione che si conclude domani, è in difficoltà e, nelle ultime settimane, ha già fatto tre o quattro inversioni di tendenza sulle tasse e in materia giudiziaria. "Non è escluso che Cameron cambi idea", aggiunge mons. Conry. "Senz’altro la legge sui matrimoni gay è stata una decisione molto affrettata che non era prevista nel discorso dello scorso maggio con il quale la Regina ha annunciato le nuove leggi per il prossimo anno e che ha saltato il normale iter legislativo", che prevedrebbe un "green" o un "white" paper, ovvero un rapporto del governo seguito da dibattito parlamentare.

I rischi. Secondo mons. Conry, i matrimoni gay non sono stati chiesti dalle lobbies omosessuali. "Sono stato alla radio con rappresentanti della comunità gay e non sentono il bisogno che l’istituzione del matrimonio venga cambiata per loro perché le unioni civili danno già loro tutti i diritti che vogliono, come hanno sottolineato sia la Chiesa cattolica sia quella anglicana", spiega il vescovo. Riuscirà Cameron in questo tentativo di conquistare nuovi voti? "Non penso – risponde – che alla gente comune questa questione interessi perché, in ogni caso, il numero di persone che si sposano è calato drammaticamente e molti considerano il matrimonio un’istituzione vecchia e fuori moda". Certo "per la Chiesa cattolica sarà un problema se questa legislazione arrivasse in porto. Il governo ha detto che la Chiesa cattolica non sarà obbligata a celebrare matrimoni gay, ma non siamo più così sicuri adesso di questo perché, grazie alla legislazione sui diritti umani, chiunque potrebbe fare appello contro la Chiesa alla Corte europea dei diritti umani. Per la ‘Chiesa d’Inghilterra’, che consente a chiunque di sposarsi nelle proprie parrocchie, indipendentemente dalla denominazione religiosa di appartenenza, il problema è ancora più grave perché il rischio di essere trascinati davanti alla Corte europea è ancora più alto che per la Chiesa cattolica", conclude mons. Conry.

Il "no" della Chiesa d’Inghilterra. Sulla questione, Chiesa cattolica e Chiesa anglicana hanno adottato una posizione comune. In un documento di risposta al premier Cameron, la Chiesa d’Inghilterra dice di "aver sostenuto, negli ultimi anni, vari cambiamenti nella legge per creare diritti maggiori per coppie dello stesso sesso", ma di ritenere impossibile da accettare un cambiamento nella definizione del matrimonio. "Rimuovere dalla definizione di matrimonio questa complementarietà essenziale – si legge nel documento – significa perdere qualsiasi istituzione sociale nella quale la differenza sessuale viene esplicitamente riconosciuta". Cameron ha assicurato che è possibile, per le Chiese cristiane, rifiutarsi di celebrare matrimoni tra gay, ma la Chiesa d’Inghilterra teme che qualunque cittadino inglese che, per legge, ha diritto a sposarsi in una chiesa anglicana, indipendentemente dalla sua appartenenza religiosa, potrebbe ricorrere all’Alta Corte europea per ottenere un matrimonio omosessuale religioso. Inoltre, si legge ancora nel documento, "non è chiaro a quali nuovi diritti, opportunità o responsabilità porterebbe l’introduzione dei matrimoni omosessuali".

Il "no" dei vescovi cattolici. Lungo e articolato è il documento di risposta redatto dalla Conferenza episcopale d’Inghilterra e Galles. Il testo è preceduto da una lettera di mons. Peter Smith, vicepresidente della Conferenza episcopale, al ministro dellInterno britannico Theresa May. "Nell’interesse di difendere l’unicità del matrimonio come un’istituzione civile per il bene comune della società, si consiglia vivamente al governo di non procedere con le proposte legislative che consentono a tutte le coppie, indipendentemente dal loro sesso, di avere una cerimonia di matrimonio civile". Nel documento anche i vescovi cattolici affermano che "è di grave preoccupazione per i vescovi che questa proposta, che ha il potenziale di un impatto immenso per l’istituzione unica del matrimonio e per la vita familiare, non sia stata sottoposta a sufficiente studio e analisi". E aggiungono: "Una volta che questo cambiamento legislativo verrà introdotto sarà irreversibile e le sue conseguenze non saranno controllate o predette dal governo".