LEGALITÀ

Il bene liberato

Festival dell’impegno civile a Napoli, Caserta e Avellino

È iniziato ieri, 8 giugno, e proseguirà fino al tre agosto, tra le provincie di Napoli, Caserta e Avellino, il “Festival dell’impegno civile”, interamente realizzato sui beni confiscati. “Il bene liberato” il tema della kermesse perché i beni confiscati sono “patrimonio comune di una collettività che si riappropria di quello che le era stato sottratto, strumento di uno sviluppo sostenibile e inclusivo capace di combattere il malaffare e la criminalità organizzata liberando il bene, in senso etico, civile e morale”.

Liberare il bene. “Oggi più di ieri siamo convinti della necessità di portare avanti una battaglia ferma per una società liberata dalle mafie e dal malaffare. I beni confiscati rappresentano uno strumento fondamentale di questo cammino. Quest’edizione del Festival dell’impegno civile, a 20 anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio e a 30 anni dall’omicidio di Pio La Torre, assume un valore ancora più alto, e, come sintetizza il tema scelto per quest’anno, siamo chiamati a liberare il bene”, spiega Valerio Taglione, referente di Libera Caserta e del Comitato Don Peppe Diana, le associazioni che promuovono la V edizione de “Il Festival dell’impegno civile, il bene liberato”, sotto l’alto patronato del presidente della Repubblica. Nelle ville, sui terreni, negli appartamenti una volta appartenuti a boss della camorra napoletana, casertana e irpina, si alterneranno filosofi, scrittori, artisti, attori, magistrati, rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni per testimoniare la possibilità di un nuovo sviluppo, che parte proprio dai patrimoni sottratti ai clan. “L’intento – evidenzia il referente di Libera Caserta e del Comitato Don Peppe Diana – è quello di promuovere i valori dell’impegno, della legalità e della lotta alla violenza criminale. Il riutilizzo dei beni confiscati, secondo le previsioni legislative in vigore, consente, come ampiamente attestato e documentato, non solo di colpire le associazioni criminali al cuore dei loro interessi economici, ma anche e soprattutto di restituire all’intera collettività e innanzitutto alle comunità locali, la piena fruibilità di quei beni, che sono ora beni comuni”.

Tante iniziative. Sedici comuni, venti beni confiscati, ventotto eventi, nessun finanziamento pubblico, oltre cento ospiti coinvolti nel Festival. Molti gli incontri, tra cui quelli con mons. Angelo Spinillo, vescovo di Aversa e vice presidente della Cei per il Mezzogiorno, don Luigi Ciotti, presidente di Libera, il padre comboniano Alex Zanotelli, don Tonino Palmese, referente di Libera per la Campania, Tano Grasso, presidente onorario della Fai (Federazione delle associazioni antiracket e antiusura italiane), il filosofo Aldo Masullo, i magistrati Raffaele Cantone, Lello Magi, Donato Ceglie, Federico Cafiero De Raho, il maestro di strada Cesare Moreno, i giornalisti Fausto Pellegrini, Stella Cervasio, Daniela De Crescenzo, Rosaria Capacchione. E ancora, tra le iniziative, la sfilata di moda con gli abiti “made in Castel Volturno” della sartoria sociale “La casa di Alice”, le cene a base dei prodotti realizzati dalle cooperative della rete “Facciamo un pacco alla camorra”, la premiazione del concorso “cOrto biologico” per cortometraggi su Terra di Lavoro, decine di presentazioni di libri e mostre, approfondimenti tematici sulle aziende confiscate, sulla normativa per il riutilizzo dei beni confiscati, sulla “buona terra”, sul ruolo della scuola e su quello dell’informazione, sulla “questione migranti”, sul valore della memoria, sul lavoro.

Costruire il futuro. La collaborazione del Comitato Don Peppe Diana con la Fondazione Fitzcarraldo porta, poi, al lancio del progetto di formazione “Valorizzare il bene”, che partirà in autunno in provincia di Caserta. E nel corso del Festival, sul bene confiscato di Maiano di Sessa Aurunca, farà tappa anche “A ruota libera” la staffetta ciclistica per disabili che, da Breno a Palermo, attraverserà l’Italia tra memoria e impegno, con i suoi 1850 chilometri lungo 10 regioni, nel ricordo di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta. La staffetta si concluderà a Palermo, il 19 luglio, in via D’Amelio, in occasione del 20° anniversario della strage. “Ci riappropriamo della nostra memoria per costruire il nostro futuro – chiarisce Taglione -. Siamo in cammino per realizzare le Terre di Don Peppe Diana, luogo di incontro e riconoscimento che supera silenzi e paura. Lo faremo con le centinaia di ragazzi che da tutt’Italia giungono per i campi estivi di Libera, ma, soprattutto, con uomini, donne, giovani, anziani di questa nostra regione, stanchi di dover subire la violenza del potere della camorra”. Con il Festival saranno lanciate due campagne: una per promuovere forme di consumo liberato dall’ingiustizia, dall’illegalità, dalla nocività ambientale; l’altra per raccogliere le firme per chiedere il conferimento della medaglia d’oro al valor civile alla memoria di Joseph Ayimbora, il giovane ghanese, sopravvissuto alla strage di Castel Volturno del settembre del 2008 e prematuramente scomparso lo scorso febbraio, divenuto uno dei principali testimoni d’accusa contro il gruppo del camorrista Setola.