INDIOS AMERICA SUD

Cent’anni di violenza

L’enciclica di Pio X del 1912 e il rapporto 2011 del Cimi

Cento anni fa, il 7 giugno 1912, san Pio X promulgava l’enciclica "Lacrimabili statu" con la quale il Pontefice denunciava il "lacrimevole stato" degli indios dell’America del Sud, fatti segno di violenze e persecuzioni, fino a vere e proprie stragi, da parte sia di bande di avventurieri senza scrupoli, sia dei coloni, eredi dei "conquistadores" spagnoli e portoghesi. Tutto ciò, osservava con dolore il Papa, spesso in nome della cristianità e da parte di persone che pure si professano "cristiani".
Pio X parlava sulla base di testimonianze inoppugnabili e di prima mano a lui giunte dai fratelli nell’episcopato, ai quali era diretta l’enciclica, dai delegati apostolici e dai missionari operanti in quelle nazioni. A loro principalmente faceva appello, oltre che ai rispettivi governanti, affinché "rivolgiate particolari cure e sollecitudini a questa causa degnissima", esortandoli a promuovere "tutte quelle istituzioni che nelle vostre diocesi siano dirette al bene degli indios e a istituirne delle altre", sollecitando infine i fedeli a ogni genere di aiuto in favore delle popolazioni indigene, dalle preghiere alle offerte in denaro. Il Papa raccomandava inoltre che in tutte le chiese locali non venisse mai meno "la predicazione della carità cristiana, che considera tutti gli uomini come fratelli, senza alcun diversità di nazione e di colore" e assicurava, da parte della Santa Sede, che "avremo cura di estendere, in quelle così vaste regioni, il campo dell’azione apostolica con l’istituire altre stazioni di missionari, nelle quali gli indios trovino un rifugio e un salutare presidio".
Incredibilmente, a dimostrazione di quanto il male fosse antico (e, vedremo, ancora perdurante), nella "Lacrimabili statu" Pio X si richiama a un documento di oltre un secolo e mezzo prima, la lettera apostolica "Immensa pastorum" del suo predecessore Benedetto XIV: "poiché quasi le stesse cose, deplorate in essa da lui, abbiamo a deplorare tuttora noi". In quella bolla – porta la data del 22 dicembre 1741 – Benedetto XIV si scagliava soprattutto contro la schiavitù (in Brasile sarebbe stata soppressa soltanto nel 1888) lanciando la scomunica a quanti "osino o presumano di ridurre a schiavi i predetti indios, di venderli, comprarli, commutarli o donarli, di separarli dalle mogli e dai figli, di spogliarli delle loro cose e dei loro beni, di condurli o trasportarli altrove o in qualunque modo privarli della libertà" e a quanti avessero cooperato agli stessi delitti.
La schiavitù è stata ufficialmente bandita dal mondo moderno ma è sorprendente, e insieme amaro, dover prendere atto che molti dei mali denunciati ai loro tempi da Pio X e ancora prima da Benedetto XIV, persistono tuttora nella nostra epoca e nelle stesse regioni sudamericane. Dalla Colombia alla Bolivia, al Brasile.

Aggressione alla dignità umana

È di ieri la notizia, diffusa dall’agenzia Fides, che il Consiglio indigenista missionario (Cimi) presenterà il prossimo 13 giugno i dati del rapporto annuale 2011 sulla violenza contro le popolazioni indigene in Brasile. La presentazione avrà luogo a Brasilia, presso la sede della Conferenza nazionale dei vescovi brasiliani (Cnbb), con la presenza e la testimonianza degli indigeni che hanno subito violenza. Il Cimi – riporta l’agenzia Fides – intende così segnalare le diverse forme di violazioni dei diritti delle popolazioni indigene. "I dati presentati in questo rapporto rivelano l’aggressione alla dignità umana delle popolazioni indigene del Brasile, il loro dolore e la loro sofferenza", scrive mons. Erwin Kräutler, presidente del Cimi e vescovo della prelatura di Xingu (Pará), nel testo che introduce il rapporto. Nella nota inviata all’agenzia Fides dalla Cnbb, il segretario esecutivo del Cimi, Cleber Buzatto, considera il rapporto un documento di allerta e di impegno, che può diventare uno strumento politico. "Denunciamo la società brasiliana e le organizzazioni internazionali, la violenza contro i popoli indigeni e allo stesso tempo, richiamiamo l’attenzione delle autorità pubbliche per adottare misure che limitino tale violenza", spiega. I dati pubblicati forniscono informazioni sulla violenza contro le persone (omicidi, minacce, razzismo), la violenza contro le proprietà (ritardi nella risoluzione dei conflitti sui terreni, invasioni di terre indigene), la violenza per omissione di intervento delle autorità (suicidi, mancanza di assistenza sanitaria, mortalità infantile), e la violenza contro indigeni isolati e le popolazioni vittime della dittatura militare.