TERREMOTO

Un richiamo all’essenziale

I preti con la loro gente nei giorni e nelle notti del dolore e della speranza

Ancora una volta, come sempre, come negli anni tragici e crudeli del passaggio del fronte nel secondo conflitto mondiale, anche nei giorni che hanno subìto i colpi devastanti del terremoto che hanno accumulato le macerie delle chiese, delle antiche torri, delle tante case, dei capannoni dove ferveva lavoro incessante e intelligente, è stato motivo di ammirazione la presenza forte e addolorata dei preti, i tanti parroci delle terre attraversate con prepotenza dalla irruenza del sisma.
Senza nulla sottrarre ai meriti del lavoro e della generosità coraggiosa dei Vigili del Fuoco (in primis!) e del variegato mondo del volontariato, fa bene al cuore vedere sugli schermi delle televisioni (non sempre, purtroppo, sulle pagine dei quotidiani nazionali) il volto dei sindaci e dei loro collaboratori e dei preti che da subito e senza marcare l’orario hanno condiviso con la loro gente la paura e le sofferenze del terremoto. E questo dice forza di speranza che non vorrà deludere, dice volontà di dare continuità alla storia di tante piccole o più grandi comunità che non si rassegnano a giorni senza futuro.
Chi non si è commosso alla notizia che ha fatto conoscere l’impegno pagato con la vita di don Ivan Martini, parroco di Rovereto sulla Secchia, che, accompagnato dai pompieri, è voluto rientrare nella sua chiesa per portare in salvo la statua della Madonna, di nessun pregio artistico, ma così venerata dalla sua gente per poter vivere sotto lo sguardo della Madre Celeste le fatiche della ricostruzione. Alla liturgia funebre del suo congedo, lunedì scorso, ha partecipato l’amico di tanto lavoro apostolico, il vescovo Douglas di Cesena-Sarsina.
La vita continua, deve continuare nella speranza. Ed ecco le immagini stupende e semplici che la Tv ci ha donato domenica scorsa: la messa di prima Comunione celebrata non nella chiesa parrocchiale, distrutta o comunque resa inagibile, ma sotto grandi tende apprestate dalla Protezione Civile. E così la messa di ogni giorno, la festa del matrimonio che dà inizio a nuove famiglie. Così per il congedo cristiano alle vittime del drago che continua a far sussultare le terre emiliane.
Buoni pastori, samaritani attenti, con la forza che viene loro dall’essere mandati dal Buon Pastore, il Signore Gesù che va alla ricerca della pecora che si è smarrita. Una gratuità che si rinnova ogni giorno e ogni notte, perché non si può non fare i conti con la fragilità che tutti ci connota e con gli insulti dell’egoismo; una gratuità e un’austerità di vita non solo al servizio di quelle comunità terremotate, ma che possono essere forte ed esigente richiamo a tutto il Paese, per affrontare non superficialmente le sfide della crisi che non è, evidentemente, soltanto economico e finanziaria.
Se poi la testimonianza buona dei preti del terremoto, come già ai tempi dei sismi che colpirono il Friuli, l’Irpinia, L’Aquila, ha fatto crescere la stima per i nostri preti così maltrattati da recenti tristissime vicende ne siamo tutti contenti. Non solo la "categoria".