BIBBIA E LETTERATURA
Un seminario su ”echi sapienziali” nelle opere di poeti e scrittori
La malattia, il dolore e la sofferenza, la violenza dei più forti contro i più deboli, il potere, la libertà abusata, il tradimento della giustizia e la manipolazione della verità. Sono queste le "esperienze abissali" che verranno indagate in "Mi metto la mano sulla bocca", seminario dedicato agli "echi sapienziali nella letteratura italiana contemporanea". L’incontro di studio, promosso dalla Facoltà Teologica di Sicilia e dall’arciconfraternita S. Maria Odigitria dei Siciliani, si terrà il 6 e 7 giugno all’Istituto Luigi Sturzo di Roma. Lorena Leonardi per il Sir ne ha parlato con don Massimo Naro della Facoltà Teologica di Sicilia, che introdurrà il convegno.
Rebora, Turoldo, Luzi e gli altri. Chi sono i protagonisti letterari di “Mi metto la mano sulla bocca?”
"Gli echi sapienziali nella letteratura italiana contemporanea sono colti nelle pagine di autori che coprono tutto il Novecento e oltre : da Clemente Rebora a Luigi Santucci, passando attraverso Guido Morselli, Cristina Campo, Bartolo Cattafi, Primo Levi, Margherita Guidacci, David Maria Turoldo, Agostino Venanzio Reali e Sergio Quinzio. Ma anche Mario Luzi, Divo Barsotti e Alda Merini, che continuano a vivere e a scrivere fino alla prima decade del XXI secolo".
Cosa hanno in comune?
"Non c’è una finalità sistematica nel collegarli insieme, ma il desiderio di saggiare almeno in ordine sparso un territorio del resto troppo vasto per essere perlustrato con una sola incursione. Si tratta di autori che condividono più che la fede in Dio la pietà per l’uomo, nel cui nome essi alzano la voce per chiedere conto e ragione all’uomo stesso e, in ultima istanza, a Dio, di ciò che l’opprime e lo mortifica".
Poesia, ragione, dolore e consolazione. Quali echi sapienziali nella letteratura contemporanea?
"Sono numerose le ‘domande radicali’ che risuonano nella letteratura contemporanea. E noi le registriamo come fossero ‘echi’ di quegli interrogativi alti e puntuti che si trovano già nelle Sacre Scritture. Si tratta degli interrogativi che riguardano l’esistenza dell’uomo e il senso ch’essa ha o, per taluni autori, assolutamente non ha o almeno rischia di non avere, minacciata com’è continuamente e, anzi, inevitabilmente dalla morte e da tutto ciò che della morte è, nella vita stessa, premessa e promessa. Parliamo di quelle che Gesualdo Bufalino chiamava appunto le ‘domande grandi’, che persino il più piccolo degli uomini non può non porsi almeno una volta".
Qual è e come si rintraccia il legame tra testi sacri e letterari?
"Il convegno si propone proprio di far emergere la corrispondenza intertestuale fra lettera biblica e produzione letteraria, senza fermarsi tuttavia a contare le citazioni bibliche più o meno esplicite ricorrenti negli autori presi in esame, o quelle soltanto implicite nascoste nelle loro opere, bensì concentrandosi a decifrare ciò che del messaggio biblico di volta in volta, caso per caso, l’eco prolunga e deforma al contempo. Il convegno vuole approfondire proprio quest’altra direttrice della ricerca, e appurare una intertestualità non meramente filologica, capace di svelare piuttosto la continuità tra lo spirito del messaggio biblico e la ricerca di senso di cui si sono incaricati i nostri scrittori. Occorre innanzitutto riflettere sul carattere letterario delle Sacre Scritture e, in particolare, sulla qualità poetica della letteratura biblico-sapienziale, perlustrando così un orizzonte vastissimo. È opportuno riflettere anche sulla letteratura contemporanea come ri-scrittura della Bibbia, intesa non come mera ripresa di immagini e di suggestioni bibliche, ma come ri-comprensione di quelle stesse immagini e suggestioni".