FAMILY 2012

La musica e il dolore

Il Papa alla Scala e la veglia in Duomo in ricordo dei terremotati

“La Nona Sinfonia di Beethoven ci permette di lanciare un messaggio con la musica che affermi il valore fondamentale della solidarietà, della fraternità e della pace”. Lo ha detto Benedetto XVI al termine del concerto offerto, ieri sera, alla Scala di Milano al Pontefice e alle delegazioni internazionali presenti al VII Incontro mondiale delle famiglie. Un appuntamento a cui hanno partecipato anche i vescovi delle diocesi emiliane colpite dal sisma. “Su questo concerto, che doveva essere una festa gioiosa in occasione di questo incontro di persone provenienti da quasi tutte le nazioni del mondo – ha proseguito il Papa – vi è l’ombra del sisma che ha portato grande sofferenza su tanti abitanti del nostro Paese”.

Messaggio di fratellanza universale. Prima del concerto nell’aria crepitavano le note sparse dei musicisti che accordavano i loro strumenti e i coristi del Coro della Scala, con i quattro solisti, schiarivano le loro voci che dopo poco si sarebbero armonizzate nella Nona sinfonia di Beethoven, opera che contiene l’Inno alla gioia di Schiller, inno ufficiale dell’Unione Europea. Il compositore non è solo uno dei preferiti del Papa ma la Nona è una composizione “che – come ha detto il direttore d’orchestra Daniel Barenboim – si conclude con quell’Inno alla Gioia, auspicio tra i più alti a una fratellanza universale. Il vero messaggio religioso di questi tempi”. C’era eccitazione e movimento, quando è arrivato il Papa al Teatro alla Scala tutto si è fatto silenzio e le delegazioni nazionali, i vescovi, i cardinali e le autorità sono esplosi in un lungo applauso e hanno accolto con entusiasmo Benedetto XVI, il Pontefice tedesco che ama la musica classica. Il Papa, unico in bianco, era in mezzo alla platea vicino ai cardinali e alle delegazioni delle famiglie di tutto il mondo. Il sovrintendente Stéphane Lissner, prima che iniziasse la musica, ha preso brevemente la parola per annunciare che il concerto sarebbe stato dedicato alle popolazioni terremotate dell’Emilia.

“È sempre la mia Scala”. “Le parole riprese dall’Inno – ha spiegato Benedetto XVI, al termine dell’emozionante esecuzione – suonano come vuote per noi, anzi, sembrano non vere”, perché siamo “paralizzati dal dolore per così tanta e incomprensibile distruzione”. Di fronte alle sofferenze del terremoto, il Papa ha voluto ricordare la visita al teatro di Arturo Toscanini nel maggio 1946 e la sua esclamazione “è sempre la mia Scala” di fronte all’edificio ricostruito dopo la guerra. “La ricostruzione della Scala – ha ricordato il Santo Padre – fu un segno di speranza per la ripresa della vita dell’intera Città dopo le distruzioni della guerra”. Nonostante le difficoltà e le sofferenze del terremoto, ha proseguito il Pontefice, “non abbiamo bisogno di un discorso irreale di un Dio lontano e di una fratellanza non impegnativa. Siamo in cerca di un Dio vicino. Cerchiamo una fraternità che, in mezzo alle sofferenze, sostiene l’altro e così aiuta ad andare avanti”. E proprio a questo “ci sentiamo chiamati da questo concerto”. Un segno di pace e fraternità che vale anche e, soprattutto, per le famiglie. “Mi pare che questo messaggio – ha aggiunto – sia prezioso anche per la famiglia, perché è in famiglia che si sperimenta per la prima volta come la persona umana non sia creata per vivere chiusa in se stessa, ma in relazione con gli altri”. “È in famiglia – ha concluso il Papa – che si comprende come la realizzazione di sé non sta nel mettersi al centro, guidati dall’egoismo, ma nel donarsi”.

La vostra preghiera ci darà forza. “Ho visto lacrime desolate e sguardi impauriti”: sono forti le sensazioni riportate da mons. Roberto Busti, vescovo di Mantova, che era presente insieme ai suoi confratelli delle zone colpite dal terremoto, mons. Antonio Lanfranchi, arcivescovo di Modena-Nonantola, mons. Paolo Rabitti, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, e mons. Francesco Cavina, vescovo di Carpi, alla veglia nel Duomo di Milano seguita al concerto, presieduta dal card. Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia. “Voglio innanzitutto ringraziare il Papa, che si è dimostrato veramente un carissimo Padre Santo e tutti voi per la vicinanza che ci state dimostrando – ha detto mons. Busti -. Di terremoti, in Italia e nel mondo, anche in tempi recenti ne sono capitati parecchi. Anch’io, come tantissima gente, ho cercato di contribuire come potevo, con la maggiore generosità possibile. Ma ora mi accorgo che solo l’esperienza diretta riesce a farti comprendere quel dolore del tutto particolare che avvolge e penetra tutte le fibre della persona, perché vengono sottratte alla vita quotidiana le realtà più semplici, il cui immenso valore si comprende solo quando vengono a mancare”. Per esempio la casa “viene storpiata e diventa un pericolo mortale da cui fuggire” e poi il dolore intenso perché “scompaiono i campanili, molte chiese sono implose, altre compromesse”. “Ecco sorelle e fratelli carissimi dove ci ha imprigionato il terremoto” per cui “non dimenticateci, la vostra preghiera darà forza a tutti noi”. Alla celebrazione era presente anche il vescovo di Haiti.

a cura di Simona Mengascini, inviata Sir a Milano