FORMAZIONE PROFESSIONALE

Sapere e saper fare

I giovani e il lavoro: convegno e mostra Confap

"I giovani iscritti all’istruzione e formazione professionale, nei percorsi triennali o quadriennali, non sono ‘sottratti’ alla scuola, ma per oltre il 40% hanno scelto proprio la formazione come loro via al sapere, e al ‘saper fare’; per un’altra quota consistente rappresentano l’esempio concreto d’integrazione e inclusione sociale, specie di immigrati comunitari e anche extra-comunitari; e per una quota comunque significativa approdano a questa scelta dopo delusioni o abbandoni scolastici. Spesso nei centri di formazione questi ultimi, in particolare, trovano la risposta formativa che attendevano, imparano un lavoro, realizzano la loro esistenza". Così Attilio Bondone, presidente nazionale della Confap (Confederazione nazionale formazione aggiornamento professionale, www.confap.it, 285 centri e 70 mila ragazzi iscritti), sintetizza i valori di riferimento e la realtà odierna della formazione professionale, a margine dei lavori del convegno "La formazione professionale dei giovani: opportunità di lavoro, integrazione e crescita dei cittadini di domani", svolto oggi a Roma, presso il palazzo del Campidoglio. Confap è stata la promotrice non solo del convegno ma della manifestazione "Cèqlcdipiu+", un "work in progress" dei mestieri che i giovani apprendono nei centri di formazione italiani, aperto fino al 1° giugno presso il Circo Massimo dove è possibile visitare 50 stand di altrettanti lavori e specializzazioni.

Un valore aggiunto rilevante. La formazione professionale d’ispirazione cristiana vuole, con questa manifestazione che ha avuto il suo prologo nel convegno presso il Campidoglio, presentarsi all’opinione pubblica e mostrare di cosa è capace. Oggi, come ha ricordato Maurizio Drezzadore, presidente di "Forma" (promossa da Acli, Cisl, Cif, Coldiretti, Confap, Confcooperative e Mcl, www.formafp.it), "essa raccoglie circa l’80% del settore per quanto riguarda la fascia di età compresa tra i 14 e i 18 anni e, con iniziative che si sviluppano di anno in anno, anche gli adulti in cerca di ricollocazione e per la formazione permanente dei lavoratori". A livello nazionale fanno riferimento a "Forma" 830 centri, con 110 strutture regionali, 20 mila operatori e circa 140 mila iscritti, rispetto al totale nazionale di 179 mila giovani in formazione. Una realtà che ha fatto dire a mons. Domenico Pompili, sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, che "Confap e Forma costituiscono un valore aggiunto rilevante per l’attività educativa promossa dalla Chiesa, e va quindi superato lo stereotipo che descriveva la formazione professionale come la ‘cenerentola’ della scuola". Anzi, ha proseguito, "mentre la scuola registra una certa svalutazione del suo ruolo e a volte si traduce in un ‘sapere senza sapore’, la formazione si dimostra una carta vincente. Anche in casi di ragazzi difficili, è spesso in grado di ‘tirar fuori’ ciò che il ragazzo ha di meglio, superando il divorzio tra ragione e affetti, tra pathos e logos. In una parola, la formazione fa maturare nei giovani una identità dialogica, capace di operare nel concreto e, non ultimo, fa risparmiare allo Stato una cifra considerevole (370 milioni di euro, ha detto), mostrando l’importanza oggettiva della sussidiarietà".

Il dialogo con le istituzioni. Uno degli scopi della manifestazione promossa da Confap a Roma era anche di rivolgersi agli esponenti delle istituzioni politiche centrali e regionali per sollecitare una maggiore attenzione, anche per quanto riguarda le risorse economiche, verso la formazione. Così il sottosegretario all’Istruzione e Università, Elena Ugolini, ha riconosciuto che "di fronte a circa 2 milioni di giovani che in Italia non lavorano, non studiano e non cercano lavoro, la formazione professionale offre percorsi concreti, strade percorribili e di riconosciuto valore. Perciò – ha aggiunto – occorre riconoscere al settore il suo significato con indicazioni chiare, perché possa continuare a dare futuro ai nostri giovani". Dello stesso avviso anche le voci dei ministri Francesco Profumo (Istruzione) e Andrea Riccardi (Cooperazione e Integrazione), giunte tramite messaggi scritti, letti in assemblea, dove si riconosceva la "delicatezza della condizione giovanile oggi" e il ruolo "importante della formazione non solo in senso professionale ma educativo". A loro volta gli assessori regionali presenti hanno illustrato la rispettiva realtà dei centri di formazione e i problemi da affrontare sul territorio. Valentina Aprea, per la Regione Lombardia, ha parlato di una "lunga alleanza con la Confap per rilanciare la formazione non come seconda scelta ma, come capita in diversi Paesi europei, come prima scelta dei giovani alla pari dei licei. In Lombardia essa è scelta da 44 mila giovani, il 18% del totale". Aprea ha richiamato le sperimentazioni del 4° e 5° anno, i percorsi di eccellenza avviati, le "scuole per il disagio" e contro la dispersione scolastica, e ha rivendicato che il ministero dell’Istruzione non destini un premio solo "al miglior studente d’Italia" ma anche "al miglior allievo della formazione professionale" per "equiparare davvero i due percorsi a cui la legge riconosce oggi pari dignità". L’assessore del Lazio, Gabriella Sentinelli, ha illustrato le disomogeneità territoriali con province dotate e altre povere di centri formativi. L’assessore della Liguria Sergio Rossetti ha infine parlato di "merito da premiare nelle Regioni che sostengono e sviluppano il settore, rispetto a quelle che non lo incentivano".