ITALIANI NEL MONDO
L’emigrazione continua, cambia e diventa risorsa
Il settimo Rapporto della Fondazione Migrantes sugli italiani nel mondo – oltre 500 pagine, 65 autori – viene pubblicato in una fase molto critica per l’Italia, dove la recessione economica si accompagna a un momento molto difficile per la società che stenta a ritrovare speranze e nuova vitalità. Al contrario, nuova linfa sembra aver avuto lo studio e la ricerca sull’emigrazione italiana che continua a stupire per quante notizie ancora si scoprono. La necessità di manovre per una più severa giustizia distributiva richiede che, anche in una fase di crisi, non si smetta di pensare che la presenza all’estero degli italiani sia una risorsa, si creino nuovi investimenti ma, ancor di più, si giunga ad una nuova mentalità. Ed è questa nuova mentalità che, anche il Rapporto Migrantes 2012, sprona a raggiungere, attraverso la conoscenza di una realtà che continua ad essere presente pur cambiando costantemente caratteristiche. Occorre una maggiore presa di coscienza di quanto sia inevitabile "incontrare" oggi questa Italia migrante, di oltre 4.200.000 persone partite soprattutto dal nostro Sud, nel panorama della mobilità europea e internazionale. C’è la necessità di utilizzare nuove chiavi di lettura, spinti dalle caratteristiche diverse dei nuovi e attuali migranti, a cominciare dalla loro preparazione e dal progetto con cui partono e che il più delle volte finiscono col riuscire a realizzare all’estero, dopo aver più volte tentato di aprire inutilmente porte in Italia.
Il discorso non è la necessità di far tornare oppure il riuscire a non far partire i giovani, il 40% dei quali non ha lontana l’idea di partire. Il discorso è un altro. La partenza non deve essere conseguenza di un bisogno, ma una normale fase della vita di una persona per un miglioramento e un confronto a livello europeo e internazionale, che porti alla circolazione di idee e sproni a nuove progettualità. Per seguire il fenomeno dell’emigrazione italiana, che non è finito ma è cambiato – come è stato ricordato anche nella recente Assemblea dei vescovi italiani (21-25 maggio 2012) in cui è stato presentato il nuovo Statuto della Fondazione Migrantes e la nuova Convenzione per i presbiteri al servizio delle comunità italiane nel mondo – e per aiutare a superare il senso di distanza e separazione nei confronti degli emigrati, la Fondazione Migrantes, nel 2006, ha iniziato la pubblicazione del Rapporto italiani nel mondo.
Sono diversi gli aspetti che la Migrantes ha sottolineato nell’aiutare la lettura del Rapporto 2012. Anzitutto leggere l’emigrazione non al passato, ma al presente, sottolineando che la storia dell’emigrazione italiana è iniziata ieri e continua tutt’oggi e che noi siamo sollecitati a leggere eventi e figure storiche anche alla luce dell’attuale fotografia del fenomeno migratorio. La figura di don Luigi Guanella, ad esempio, è di estrema attualità, per la capacità di leggere e seguire non solo sul piano religioso, ma anche economico, culturale e sociale gli emigranti negli Stati Uniti e, al tempo stesso, creare le condizioni economiche e sociali nel comasco per superare povertà e disoccupazione, causa delle partenze. In secondo luogo, il Rapporto italiani nel mondo non si propone solo di far conoscere meglio il mondo dell’emigrazione a chi è rimasto in Italia: un altro suo compito importante consiste nel far conoscere meglio l’Italia a chi vive all’estero. Il Rapporto italiani nel mondo aiuta chi vive in Italia a inquadrare l’emigrazione come una parte viva del suo presente e chi vive all’estero deve mostrare un maggiore attaccamento alle vicende italiane: entrambi devono offrire il loro apporto progettuale. Contrariamente a quanto si crede, la politica per gli italiani all’estero è innanzitutto una questione di idee e può costituire un "motore" di sviluppo, allargando contatti, percorsi, progetti anche di cooperazione e risorse per la crescita, che valorizza anche gli italiani fuori dall’Italia, aiutando anche così a leggere il Paese reale.
(*) direttore generale Fondazione Migrantes
Non solo per soldi Nell’emigrazione c’è anche la ricerca di una vita diversa
Nel 1861 gli italiani all’estero erano 230 mila su una popolazione di 22 milioni e 182 mila residenti (incidenza dell’1%). Al 1° gennaio 2012, aumentati complessivamente dopo un anno di 93.742 unità, i cittadini italiani iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) sono 4.208.977 (per il 47,9% donne) e incidono sulla popolazione residente in Italia nella misura del 6,9%. Gli oriundi, invece, sono stimati oltre i 60 milioni.
A delineare il quadro della situazione della nostra emigrazione all’estero è la VII edizione del Rapporto Migrantes "Italiani nel Mondo" presentato questa mattina a Roma. Le statistiche, spiegano i ricercatori della Migrantes, sono approssimative per difetto dal momento che non è possibile registrare tutti quelli che continuano ad emigrare. Sono numerosi, infatti, i giovani che lasciano alle loro spalle una situazione di precarietà e si recano all’estero (talvolta con ripetuti spostamenti e senza un progetto definitivo), facendo perno per lo più sulle reti familiari; inizialmente non sempre hanno una buona conoscenza della lingua locale ma sono provvisti di un’adeguata qualificazione per inserirsi nel mondo produttivo e della ricerca. Le mete preferite sono la Germania, il Regno Unito, la Svizzera anche se non manca chi si dirige in Paesi più lontani. Il viaggio diviene così centrale nel loro percorso culturale e professionale.
La maggioranza dei nostri connazionali all’estero vive in Europa con 2.306.769 (54,8%). In America sono 1.672.414 (39,7%), in Oceania 134.008 (3,2%), in Africa 54.533 (1,3%) e in Asia 41.253 (1%). Nei Paesi Ue le collettività italiane più numerose si trovano in Germania (639.283, 15,2%); seguono la Francia (366.170, 8,7%), il Belgio (252.257, 6,0%), l’Inghilterra (201.705, 4,8%) e la Spagna (118.690, 2,8%). Quindi gli altri Paesi europei, con prevalenza della Svizzera (546.614, 13,0%). La comunità negli Stati Uniti è composta da 216.767 italiani in possesso di cittadinanza (5,2%); in Canada, invece, ci sono 135.070 persone (3,2%). Più articolata la situazione nell’America meridionale, soprattutto Latina, dove l’Argentina torna ad essere nel 2012 il primo Paese (664.387, 15,8%) prendendo il posto che nel 2011 era stato della Germania. Seguono il Brasile (298.370, 7,1%) e il Venezuela (113.271, 2,7%). L’Oceania con 134.008 (3,2%) è il terzo continente a livello numerico e quasi tutti si trovano in Australia (130.570, 3,1%).
Il 53,3% degli attuali cittadini italiani all’estero è registrato nel Meridione (oltre 1 milione e 400 mila dal Sud e quasi 800 mila dalle Isole) e 1.327.000 (31,5%) nel Nord Italia (poco più di 657 mila dal Nord Ovest e quasi 670 mila dal Nord Est); il 15,2%, ovvero 640 mila, è partito dalle regioni del Centro Italia. Nella graduatoria regionale al primo posto troviamo la Sicilia (674.572) seguita, nell’ordine, da Campania (431.830), Lazio (375.310), Calabria (360.312), Lombardia (332.403), Puglia (319.111) e Veneto (306.050), per limitarsi alle regioni con minimo 300 mila connazionali.
Secondo recenti sondaggi quasi il 60% degli italiani tra i 18 e i 24 anni si dichiara disposto a intraprendere un progetto di vita all’estero. A essere più sfiduciati delle opportunità offerte in Italia, ha ricordato la curatrice del Rapporto Delfina Licata, sono quelli di 25-34 anni, più donne che uomini, più nel Nord e nel Centro che nel Sud e nelle Isole. Tale percezione è diffusa anche tra i giovanissimi e, tra l’altro, la sfiducia aumenta quando il titolo di studio posseduto è più elevato.
Per inquadrare in maniera completa il fenomeno della mobilità bisogna tenere conto, quindi, dei flussi tradizionali e dei nuovi flussi, stabili o pendolari, come anche dei lavoratori stagionali (59 mila solo verso la Svizzera) e delle migrazioni interne, anche queste ancora consistenti (109 mila si sono trasferiti dal Meridione nel Centro Nord).
Dal Rapporto Migrantes emerge che gli oltre 4 milioni di italiani residenti all’estero costituiscono un mondo molto differenziato, che va dalle presenze stabili a quelle temporanee, dai marinai ai circensi, per citare due categorie non sempre tenute presenti. Vi sono gli emigrati bisognosi di essere assistiti e altri, ben inseriti, in grado di aiutare il loro Paese: con gli uni e con gli altri il compito più urgente consiste nel riuscire a fare rete. Sono chiamati ad adoperarsi a questo riguardo, insieme alla società italiana, i parlamentari eletti all’estero, il Consiglio generale degli italiani all’estero, i Comitati degli italiani all’estero e l’associazionismo operante in emigrazione.
I capitoli di spesa dello Stato riguardanti gli italiani all’estero, da 58 milioni di euro stanziati nel 2008 sono diminuiti a 16 milioni di euro nel 2012 (-72%). La carenza, però, riguarda le risorse finanziarie e anche le idee progettuali come ha ricordato mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Migrantes, sottolineando che "l’attenzione ad un mondo si vede anche dalle risorse messe a disposizione, anche se non è solo una questione finanziaria"; allo stesso modo "non è vero che gli emigrati dall’Italia vogliono solo avere dei soldi: le idee sono ancora più importanti e questo vale anche in senso inverso, quando si pensa a quello che gli italiani nel mondo possono dare alla loro Patria".
Il Rapporto 2012 della Fondazione Migrantes raccomanda a chi è rimasto in Italia di inserire la presenza italiana all’estero nel circuito formativo e culturale, e a chi vive all’estero di mostrare un maggiore attaccamento alle vicende italiane, non facendo mancare suggerimenti mirati in occasione dei molteplici incontri organizzati dal governo, dalle regioni e dalle associazioni.