FAMILY 2012
Da Baghdad e Mosul una delegazione irachena all’incontro mondiale
Al VII incontro mondiale delle famiglie (Milano, 30 maggio 3 giugno) c’è anche una delegazione della Chiesa cattolica irachena, composta da due sacerdoti, due laici, una giovane consacrata e nove coppie provenienti da Baghdad e Mosul, e guidata da mons. Shlemon Warduni, vicario patriarcale caldeo di Baghdad. Quest’ultimo, a fine aprile, aveva annunciato al Sir il desiderio di partecipare con una rappresentanza irachena. Desiderio che si è realizzato come spiega oggi al sito Baghdadhope: "Sono felice di essere qui a Milano perché è la prima volta che una rappresentanza irachena partecipa all’incontro mondiale delle famiglie. Da pochi mesi è nato in Iraq un Comitato religioso per la famiglia e la nostra presenza è il suo primo, grande, risultato".
Tante sfide. Nell’Iraq tribolato, segnato da instabilità politica e da scontri settari, in cui a farne le spese sono anche e soprattutto i cristiani, la famiglia resta un baluardo di unità contro la divisione e la disgregazione. Mons. Warduni ribadisce così l’importanza della famiglia nella società irachena, in particolar modo nella sua componente cristiana: "Per gli iracheni cristiani la famiglia ha un grande ruolo perché, nonostante tutto ciò che è successo, è un nucleo compatto. Essa risente, certo, delle difficoltà legate a diversi fattori quali l’emigrazione, l’insicurezza, la mancanza di stabilità e lavoro, e addirittura di mezzi di sostentamento. Tutti fattori che si traducono nella diminuzione del numero di figli per famiglia e anche sulla continuità della stessa istituzione familiare". Sono sfide da affrontare che influiscono sui rapporti interni familiari in modo diverso. "Pensiamo dichiara il vescovo caldeo ai casi di famiglie in cui il padre o la madre hanno lasciato il Paese e la loro mancanza ha quindi spostato gli equilibri familiari facendoli a volte crollare. Pensiamo ai genitori che hanno figli in altri continenti e sono rimasti soli, o a quegli stessi figli che erano sicuri di trovare la felicità altrove e che invece soffrono lontani da casa e dagli affetti più cari. La disgregazione della famiglia è ciò che più ne mina la coesione e ne muta i rapporti interni". Rabbia e frustrazione che stanno provocando un aumento di casi di violenza domestica, anche se, sottolinea mons. Warduni, "assistiamo a casi in cui le difficoltà hanno unito ancor di più le famiglie che reagiscono compatte alle avversità". Tra le tante sfide che impegnano le famiglie e la Chiesa irachena, l’emigrazione è quella che preoccupa di più: "In termini psicologici essa crea disgregazione negli affetti, senso di abbandono in chi rimane e di struggente nostalgia in chi parte, rompe l’armonia familiare. L’ansia di emigrare alla ricerca di sicurezza e lavoro produce giovani frustrati che non possono o non riescono a immaginare il proprio futuro, e genitori combattuti tra il desiderio di tenere vicini i propri figli e quello di accontentarli fornendo loro i mezzi per partire". A ciò si aggiunge anche la gravità dei traumi vissuti dalla popolazione che si riflette anche all’interno del nucleo familiare. Vivere la quotidianità del dolore, della paura, e dell’insicurezza non è facile".
L’impegno della Chiesa. "La Chiesa però non può aiutare in questo senso. Noi siamo sacerdoti, non psicologi", dice il vicario. "Ciò che possiamo fare è accogliere i nostri fedeli e raccogliere i loro sfoghi e le loro frustrazioni ricordando loro che la speranza non deve morire perché dove c’è Dio c’è sempre speranza". Da parte della Chiesa c’è tutta la volontà di aiutare le famiglie e preservarne l’unità: "Come sacerdoti parliamo alle famiglie, organizziamo il catechismo, i raduni dei giovani, ci prendiamo cura, per quanto possiamo, delle persone che vivono maggiori difficoltà ad esempio attraverso organizzazioni come ‘Amore e Gioia’ che si occupa di disabili o la Caritas. Anche la Chiesa vive periodi di difficoltà e, malgrado le insufficienti risorse materiali e umane, cerca di fare il possibile per preservare la famiglia come nucleo vitale della società". "Siamo arrivati a Milano per spezzare l’isolamento in cui le nostre famiglie si trovano conclude mons. Warduni , questa esperienza darà speranza e coraggio. Le famiglie irachene vogliono vivere come tutte le altre famiglie del mondo, vogliono testimoniare la necessità di non perdere la speranza cristiana che è sempre viva, reagire insieme alle altre famiglie agli attacchi cui sono sottoposte in modi e misure diverse in tutto il mondo. La famiglia è sotto attacco di chi la vuole disgregare e la fede che ne unisce i componenti è la risposta. La famiglia è un seme da cui nasce un grande albero e anche laddove ci sono problemi dobbiamo seguire la via del Signore. Le coppie di Baghdad e Mosul che vivranno l’esperienza di Milano torneranno a casa arricchite da nuove speranze e non mancheranno di trasmetterle perché la rete delle famiglie cristiane nel mondo diventi più forte e nella coesione e nella fede trovi pace e serenità".