CHIESA E ABUSI

La severità di un padre

Il ruolo affidato al vescovo dalle Linee guida della Cei

Il dramma della pedofilia ha scosso fortemente la Chiesa in questi ultimi anni. È stata forse la vergogna più umiliante e difficile da accettare, perché si è abbattuta come una persecuzione – per lo più mediatica – tesa a screditare tutto l’operato di oggi ma anche di ieri. Difficile da comprendere, perché se la Chiesa ha subìto tante persecuzioni, questa è stata addirittura provocata da comportamenti reali o presunti compiuti da alcuni sacerdoti. Una persecuzione, per così dire, che nasceva dall’interno. Come può essere accaduto questo? Se lo sono domandato con amarezza, prima, Giovanni Paolo II e, poi, il suo successore Benedetto XVI. Come è possibile che sacerdoti o religiosi abbiano commesso atti, che non solo risultano disgustosi, ma vanno direttamente contro il Vangelo e la sollecitudine di Gesù nei confronti dei più piccoli? Che amarezza.
Eppure, la Chiesa ha alzato la testa. Lo ha fatto per primo Benedetto XVI scegliendo la via della severità nei confronti di coloro che si sono macchiati di tali crimini. Ma non solo. I cultori dello scandalo sanno fermarsi solo a questo punto: cercare a tutti i costi il colpevole e coprirlo di vergogna con particolari scandalistici. Ma non conoscono la misericordia e la speranza. La Chiesa sa di aver davanti uomini, creati a immagine e somiglianza di Dio e, pertanto, con una dignità che, sebbene abbiano umiliato con il loro comportamento, rimane. Allora non basta punire, ma occorre anche curare, perché il soggetto non commetta più questi crimini e quindi non abbia a far soffrire e a soffrire.
Inoltre, misericordia e amore verso le vittime della pedofilia. In molti suoi viaggi il Santo Padre ha voluto personalmente incontrare coloro che hanno subìto tale violenza da parte di sacerdoti o religiosi. A essi ha detto chiaramente di provare vergogna e dolore, ma anche ha invitato alla speranza e ha mostrato il volto del Buon Pastore. Come non ricordare, poi, la lettera scritta ai fedeli cattolici d’Irlanda? Benedetto XVI non ha nascosto nulla, ha indicato il modo per superare questa dolorosa crisi, anche attraverso la penitenza.
A distanza di alcuni anni appare, dunque, meglio l’iniziativa riformatrice di questo Papa, che è intervenuto personalmente e ha voluto che i competenti organi vaticani si adoperassero per aiutare i vescovi sparsi nel mondo sia ad affrontare i casi di pedofilia, sia a prevenirli. In questo spirito la Conferenza episcopale italiana ha redatto le "Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici". Le indicazioni della Chiesa universale si declinano nel contesto italiano in osservanza al regime concordatario.
Al di là dei necessari aspetti canonistici e giuridici, si ritrova la linea pastorale del Santo Padre. Infatti, le Linee guida affidano al vescovo un ruolo che va ben oltre alle norme giuridiche, ponendolo – per così dire – in sintonia con le scelte compiute in quest’ora difficile dal vescovo di Roma. Ecco, allora, che egli non è un semplice tassello dell’ordinamento giuridico, ma è colui che guida la Chiesa con amore di padre. Senza mai venir meno ai suoi doveri di giustizia, si mostra esperto in umanità: ascolta la vittima e i suoi familiari, s’impegna a offrire sostegno spirituale e psicologico. Con l’aiuto del Buon Pastore fascia le ferite e le guarisce.
Nello stesso tempo, si mostra attento e sollecito nei confronti dei suoi sacerdoti, curandone la formazione permanente e aiutandoli nell’apprezzare e vivere la parola della Chiesa sulla castità e sulla scelta del celibato. Qui, forse, è richiesto un impegno particolare a motivo del fatto che, se le motivazioni di fondo restano le stesse, il modo di porle richiede attenzione a quanto è avvenuto in questi ultimi anni, in cui la visione della sessualità è radicalmente cambiata nel senso peggiorativo. Alla proposta delle motivazioni, certamente, va aggiunto anche l’ingrediente della fraternità. Un presbiterio dove ci si riconosce fratelli alla presenza di un padre, il vescovo, è assolutamente essenziale.
Infine, le Linee guida invitano ad avere una speciale cura nel discernimento vocazionale, svolto con attenzione e responsabilità. I candidati al sacerdozio e alla vita consacrata hanno bisogno in molti casi di tempi di formazione più lunghi rispetto al passato e di cammini personalizzati. Lo richiede una scelta definitiva come quella che intendono prendere, mentre intorno tutto grida al provvisorio. Non si può sottostimare nulla di quanto emerge negli anni della formazione, nella consapevolezza che le carenze non curate, riappariranno ben più evidenti negli anni del ministero. Gli educatori del seminario o i maestri dei novizi svolgono un incarico molto delicato, che richiede presenza continua tra i candidati negli anni della loro formazione.
Ancora una volta la Chiesa alza la testa e mostra il suo volto di maestra e insieme di madre. Nessuno può abbattersi, perché essa ha fiducia negli uomini e nel futuro.