TERREMOTO IN EMILIA
Oggi il summit della Caritas per far fronte all’emergenza
Da una parte c’è una macchina della solidarietà che, giorno dopo giorno, fa fronte alle emergenze, piccole e grandi, di quanti hanno bisogno. Dall’altra bisogna riconoscere che l’emergenza è di gran lunga inferiore di quella dell’Aquila, tre anni fa. Questa mattina a Finale Emilia si sono incontrati i responsabili di Caritas italiana, delle Caritas diocesane colpite dal terremoto e il delegato regionale dell’Emilia Romagna per "fare il punto su bisogni e interventi necessari" e "avviare azioni di prossimità sul territorio, puntando a mantenere unite le comunità locali". Al termine dell’incontro il Sir ha incontrato Gianmarco Marzocchini, delegato regionale della Caritas Emilia Romagna.
Com’è la situazione nelle zone colpite dal terremoto?
"Pur nell’emergenza e nella tragicità dell’evento, bisogna riconoscere che l’area colpita è circoscritta. In più vi è un tessuto sociale e relazionale molto forte, che permette una relativa autosufficienza anche a molti che non possono rientrare nelle loro case. Ne è la prova il fatto che le tende allestite dalla Protezione Civile non sono state tutte occupate".
E adesso, come intendete muovervi?
"L’importante è mantenere, e anzi accentuare sul territorio quella rete di vicinanza e solidarietà fatta di Centri d’ascolto e Caritas parrocchiali che c’era e lavorava già prima delle scosse, per far fronte a piccoli e grandi bisogni quotidiani di tante persone".
Ci sono delle emergenze concrete alle quali far fronte?
"Per ora stiamo raccogliendo le esigenze che ci provengono dai territori colpiti. Per esempio, la Caritas di Finale Emilia ha il magazzino per la distribuzione degli alimenti seppellito dalle macerie. Ma si tratta di bisogni limitati, non servono tir carichi di roba…".
In questi casi si attiva la macchina della solidarietà e arrivano generi alimentari e di prima necessità. Qui non servono?
"Non lancerei subito un appello per la raccolta di materiali. Semmai, per chi vuole dare una mano, Caritas italiana e diverse Caritas diocesane hanno avviato delle raccolte di fondi, da utilizzare quando sarà chiaro di cosa c’è bisogno, e pure per ricostruire le strutture danneggiate. Per quanto riguarda le necessità alimentari, tra il banco alimentare e le Caritas delle diocesi vicine siamo al momento forniti di quanto ci serve. Poi, tante Caritas diocesane e delegazioni regionali ci hanno manifestato la loro vicinanza e disponibilità per eventuali aiuti".
Gli sfollati sono quasi 5 mila, ma le case sembrano in larga parte resistere…
"Effettivamente sono più colpiti i centri storici e le chiese, ossia quegli edifici di più antica edificazione. Nelle case stanno continuando i controlli della Protezione Civile e, se viene dichiarata l’agibilità, a breve tanti potranno rientrarvi. Certo, poi c’è da fare i conti con la paura…".
Si possono stimare i volontari impegnati nell’emergenza, o almeno quelli che fanno riferimento al mondo cattolico?
"È impossibile: sono ragazzi, giovani e adulti delle parrocchie e delle associazioni, realtà che c’erano e operavano sul territorio già prima del terremoto. Una rete di solidarietà, come si è detto in questi giorni, già collaudata in Emilia".
Come Caritas quali sono i prossimi interventi che avete in programma?
"Stiamo cercando di entrare per dare una mano nei campi gestiti dalla Protezione Civile. Inoltre a Finale Emilia dobbiamo trovare una sede provvisoria, dal momento che quella che avevamo prima non è agibile".
a cura di Francesco Rossi – inviato Sir a Finale Emilia