FAMILY 2012

Una risorsa sotto pressione

Una ricerca curata dal sociologo Pierpaolo Donati sulle famiglie in Italia

"La famiglia è ancora una risorsa per la persona e per la società?". È la domanda di fondo alla base del volume "La famiglia risorsa della società" a cura di Pierpaolo Donati, ordinario di sociologia all’Università di Bologna, presentato questa mattina nella sala stampa vaticana nel corso della presentazione ufficiale dell’Incontro mondiale delle famiglie a Milano (30 maggio – 3 giugno). Il testo contiene i risultati di una ricerca scientifica originale condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana in età compresa tra 30 e 55 anni (3.500 interviste effettuate nel 2011); analoghe ricerche si sono svolte contemporaneamente in altri Paesi del mondo, Messico, Spagna, Stati Uniti, Polonia e Brasile, e hanno dato risultati simili (clicca qui). Donati ha spiegato come, in sintesi, "si dimostra che la famiglia ‘normo-costituita’ (padre, madre e figli, ndr) è una risorsa per la società perché genera virtù sociali, e che ciò si realizza quando la famiglia vive secondo l’etica del ‘dono’. La relazione familiare genera un clima caratterizzato da fiducia, cooperazione, reciprocità, dentro il quale crescono le virtù personali e sociali". La ricerca è stata affidata a vari studiosi accademici italiani ed è sponsorizzata dal Pontificio Consiglio per la famiglia, con il sostegno della Fondazione "fede e scienza" e della Fondazione "Cattolica assicurazioni", e ha avuto come coordinatore organizzativo il Centro internazionale studi famiglia di Milano.

Quattro tipi di famiglie. Nella ricerca sono state individuate quattro tipologie di famiglie: gli adulti senza coppia (single e genitori soli con figli) che sono al 18,8%, le coppie senza figli (sposate o conviventi) al 21,9%, i coniugi con un solo figlio al 28,4% e i coniugi con due o più figli al 30,9%. In pratica le famiglie "normo-costituite" sono ormai meno della metà delle famiglie italiane, hanno livelli d’istruzione generalmente più bassi, hanno meno soldi, ma sono tendenzialmente più religiose. Il "clima in famiglia" passa da quello "pessimistico e triste" dei single o genitori soli al "molto ottimistico e sereno" delle famiglie con due o più figli e l’aiuto alle persone esterne varia dal "poco" del primo tipo, al "molto" della coppia senza figli al "poco" della famiglia con un solo figlio, all’"abbastanza" di quella con due o più figli; quest’ultima è quella che esprime un valore più alto, 30,9%, nel considerare la famiglia come un’istituzione sociale con un valore pubblico.

Matrimonio "punto di forza". La famiglia con due o più figli gode di un miglior clima relazionale ma ha meno risorse economiche dei single o delle famiglie senza figli e di fatto non è considerata dalla società una "risorsa sociale". Questo nonostante dalle risposte degli intervistati si sia dimostrato come la capacità di ascolto, di cura, di accudimento ma anche di trasmissione dei valori di onestà, fiducia e spirito di sacrificio, siano più spiccate negli adulti con figli che hanno avuto alle spalle genitori sposati. Il matrimonio si conferma punto di forza nella capacità di prendersi cura degli altri e trasmettere valori: i coniugati hanno, per esempio, il punteggio più alto, 6,97 (in una scala da 0 a 10) nell’aiutare gli estranei a risolvere i loro problemi e in tutte le altre forme di cura che riguardino bambini e anziani; da aggiungere poi che le famiglie che si dichiarano religiose hanno valori positivi sopra la media relativa alle virtù prosociali.

Il "piccolo gruppo". La ricerca mette in luce anche delle ombre: per esempio, "gli italiani hanno un basso grado di riflessività interiore e di riflessività sociale e culturale per quanto attiene alla vita familiare. La famiglia normo-costituita e con figli risulta essere risorsa sociale molto più delle altre forme familiari, ma non dobbiamo sottacere il fatto che essa ha un carattere basicamente difensivo e protettivo dei propri membri, ossia ha un carattere fortemente riproduttivo, poco aperto alle novità, poco propensa a immaginare e perseguire degli orizzonti che non siano gli affetti e gli interessi del piccolo gruppo". L’indagine conferma poi che nel nostro Paese "l’ipotesi di una deflagrazione delle strutture familiari è parzialmente verificata" in quanto è emersa effettivamente "una pluralizzazione delle forme familiari che sfida la centralità della coppia sposata, co-residente ed eterosessuale". Queste "altre" strutture sono in forte crescita, ma non sono risultate ugualmente valide nel costituire risorse per la società. In sintesi, la ricerca sostiene che la "famiglia normo-costituita è ancora la forza del Paese ma sta andando in minoranza", cosicché "una minoranza di famiglie solide deve sostenere il peso di una coesione sociale messa in crisi da tendenze all’individualismo, al privatismo, sostenute dal sistema politico-amministrativo, oltreché, s’intende, dal mercato".