SCIENZA E TECNOLOGIA

Quali certezze?

Ragione sapienziale e ragione strumentale: incontro a Roma

La fede "vive di una logica certo ben diversa da quella del discorso scientifico, ma non per questo ad esso contrapposta". A sostenerlo è Simone Morandini (Facoltà teologica Triveneto e Fondazione Lanza), intervenuto questo pomeriggio a Roma, presso il Consiglio nazionale delle ricerche, alla tavola rotonda "Quali certezze nella scienza e nella tecnologia?". L’incontro, organizzato dall’Ufficio per la pastorale universitaria del Vicariato di Roma con il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e con il Cnr, inaugura la Settimana della scienza e della tecnologia promossa dalla stessa pastorale universitaria fino al 26 maggio, su "Dimensione sapienziale nella scienza e nella tecnologia".

Rinnovato coraggio di esistere. Tra gli obiettivi della ricerca scientifica, osserva Morandini, c’è "un ampliamento della conoscenza e una riduzione dell’incertezza e del rischio anche per quanto riguarda l’esposizione dell’esistenza umana all’imprevedibilità dei fenomeni naturali"; tuttavia "l’ambito delle relazioni interumane" evidenzia "una dimensione di imprevedibilità che rende spesso impossibile tale ricerca di certezza". In questo orizzonte, per Morandini si dispiega uno spazio "regolato da una logica centrata su una fiducia" ed è in tale contesto "che si colloca anche il discorso teologico, per una comprensione della fede che non è irrazionale espressione dell’umana soggettività, ma piuttosto interpretazione rischiosa del reale, scommessa radicale", e che ha sempre "uno sguardo positivo sulla scienza e sulla ricerca". Un’interpretazione che, "nel riferimento alla storia di Gesù, quale viene narrata sempre e di nuovo nella comunità ecclesiale, radica una fiducia che supera l’ambivalenza del reale che abitiamo, consentendo un rinnovato coraggio di esistere nella speranza".

Diritti e responsabilità. "Tra il mondo della scienza e quello del diritto vanno colte implicazioni non occasionali che fondano uno specifico sapere sociale". Lo evidenzia Stefano Amore, magistrato, sottolineando che oggi occorre tuttavia trovare tra questi due ambiti "dei punti di equilibrio e di dialogo che oggi mancano", mentre "il modo di procedere del giudice è e deve essere necessariamente scientifico". Secondo Amore, "terreno di specifico confronto tra scienza e diritto ha costituito, in particolare, l’elaborazione, avvenuta negli ultimi decenni, del cosiddetto principio di precauzione" come "strategia di gestione giuridica del rischio nelle ipotesi in cui non si abbia la certezza scientifica della portata dei potenziali effetti negativi di una determinata attività". È in questo settore che "l’interazione tra regole scientifiche e regole giuridiche ha prodotto i suoi esiti più significativi" permettendo di configurare "forme di tutela dei diritti e regole di responsabilità altrimenti non attingibili".

Ragione sapienziale e ragione strumentale. Per Giovanni Jacovitti, docente alla Facoltà di ingegneria dell’Università "La Sapienza" di Roma, "non è semplice correlare le certezze della scienza con quelle delle tecnologie", anche se queste ultime "forniscono strumenti indispensabili per la validazione delle teorie scientifiche". Tuttavia, precisa il relatore, esiste un "imponente complesso di certezze" perseguite "dalle scienze dell’ingegneria" che elaborano "conoscenze prescrittive e procedurali sulle quali si basa la certezza dell’agire tecnico". Si tratta di "strumenti fondamentali per lo sviluppo e l’uso della tecnologia" che contribuiscono "alla sicurezza delle persone e dell’ambiente, alla razionalizzazione delle attività tecniche, allo sviluppo economico, alla semplificazione delle attività contrattuali". L’ingegneria, fa notare Jacovitti, "è una sorta di ponte tra ricerca scientifica e sua applicazione tecnologica". Analizzando, infine, lo statuto epistemologico della scienza e richiamando al riguardo la posizione di Benedetto XVI, il relatore afferma: "La ragione sapienziale deve sempre superare la ragione strumentale".

Equilibrio tra scienza ed etica. Oggi "tentare di mantenere un giusto equilibrio tra scienza ed etica è sempre più difficile"; basti pensare alla tecnologia molecolare, alla genetica o alle neuroscienze che gettano "nuova luce a al tempo stesso nuova ombra sulle questioni più delicate e complesse, in particolare la definizione dell’individuo". Così Mari Alì, direttore generale per l’internazionalizzazione della ricerca (Miur), introducendo i lavori. La ricerca, "pur nella sua libertà", avverte Alì, non deve confliggere con l’etica "nascondendosi dietro una pretesa neutralità della scienza". Sulla necessità di non "imbrigliare la creatività e la capacità di pensare", ma di stabilire "limiti all’utilizzazione delle ricerche" e "vietare l’utilizzo di ritrovati per applicazioni non etiche", si sofferma il presidente del Cnr, Luigi Nicolais. Oggi, osserva, "abbiamo bisogno di interazione e interdisciplinarietà tra saperi umanistici e scientifici" poiché le scienze umane possono "trasformare la tecnologia in cultura" e incoraggiare "un buon equilibrio tra lo sviluppo di una conoscenza e la sua applicabilità e utilità per le persone e il territorio".

a cura di Giovanna Pasqualin Traversa