COMUNICAZIONE
A Caltanisetta il festival promosso da diocesi e famiglia paolina
(da Caltanissetta) – "Dire, saper dire, per aiutare a capire". Con queste parole mons. Mario Russotto, vescovo di Caltanissetta, ha concluso ieri nella sala del museo diocesano "Mons. Giovanni Speciale" il Forum delle testate locali sul tema "Comunicare la verità… fra parole e silenzio", uno dei tanti appuntamenti che caratterizzano il Festival della comunicazione promosso dalla famiglia paolina e dalla diocesi di Caltanissetta, che vede protagonista dal 14 al 28 maggio il capoluogo nisseno. Dopo una settimana in cui si sono susseguiti diversi appuntamenti preparatori, incontri con gli autori, convegni, mostre fotografiche, il festival ha preso il via con la premiazione dei vincitori del concorso "Disegna la legalità", riservato agli alunni delle scuole primarie d’Italia, mentre all’apertura ufficiale è intervenuto mons. Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Cei, che ha parlato dell’arte intesa come una delle più efficaci espressioni della "comunicazione" umana.
La Parola come relazione d’amore tra le creature. Ma si è anche parlato di dialogo interreligioso nel forum "Silenzio e Parola…", nel corso del quale mons. Russotto, il rabbino capo di Napoli Scialom Bahbout e la docente Ida Zilio Grandi, islamista e ricercatrice presso l’Università "Cà Foscari" di Venezia, hanno approfondito a partire da una visione teologica e antropologica delle tre religioni del Libro il rapporto tra Silenzio, come spazio di ascolto, contemplazione, risonanza interiore, e Parola, come desiderio di comunicazione da parte di Dio e di relazione d’amore con le creature. I relatori si sono confrontati su come oggi le tre grandi religioni monoteistiche debbano essere capaci di confronto e dialogo adeguato anche al nuovo contesto globalizzato del mondo contemporaneo, in cui diventa essenziale che la Parola torni a dare senso alle relazioni tra i popoli e tra gli uomini, a partire da un segno comune di rifiuto della violenza e di ricerca della pace.
Comunicare la verità. È stato affidato a tre giornalisti di diverse realtà del mondo della comunicazione parlare della verità nella comunicazione fra parole e silenzio. Giovanni Pepi, condirettore del quotidiano "Il Giornale di Sicilia", Vincenzo Morgante, direttore di Rai 3 Sicilia, e il vaticanista Rai Fabio Zavattaro si sono confrontati, sollecitati dalle domande della collega di "Famiglia Cristiana" Annachiara Valle. "La verità ha sottolineato Pepi è ciò che vincola la funzione di chi informa. Il giornalista non produce conoscenza ma la distribuisce, deve accertare la verità che è fatta di regole, di approfondimenti, di ricerca che si traduce nella formulazione della completezza dell’informazione". Secondo Morgante "la completezza dell’informazione è fatta sì da regole, ma anche e soprattutto da una retta coscienza composta da onestà, umiltà e perizia. Tutte le informazioni che reputiamo notizia devono essere verificate perché dietro ogni fatto c’è una storia, una vita, una persona. Ecco che il silenzio e la parola ha proseguito Morgante c’invitano a ricordare a noi giornalisti per chi facciamo questo mestiere". "Il mondo della comunicazione ci ha abituato a vedere le cose nel momento in cui accadono", ha sottolineato Zavattaro. "Un esempio è stato la caduta del regime di Saddam Hussein in Iraq, quando è stata buttata giù la statua del dittatore, ma certe volte la rincorsa allo scoop ha osservato il vaticanista fa dimenticare che molto spesso le notizie devono essere verificate e che forse dovremmo ridare allo spettatore la capacità di stupirsi dinanzi alle notizie che noi gli offriamo".
Silenzio momento di discernimento. Quanto inficiamo la verità con una notizia non data? In questo caso, hanno concordato i relatori, "sicuramente non stiamo svolgendo il nostro mestiere e stiamo facendo un torto a chi ha acquistato il giornale o guardando il telegiornale". Vincenzo Morgante ha sottolineato che "ormai tutte le immagini che ci vengono quotidianamente offerte stanno trasformando tutto in liquidità: tutto passa, tutto diventa possibile, dimenticando che molto spesso il silenzio è più eloquente rispetto a tante parole silenti che vengono pronunciate". "Servire la verità e non il potente", infine, è l’esortazione che mons. Russotto ha rivolto ai giornalisti presenti in sala a conclusione del forum. Ricordando che soltanto pensando e interpretando si può vivere il silenzio, che non è assenza di parole, bensì discernimento.