GIOVANI

C’è un gran parlare

Don Ciotti: ”Molti si preoccupano dei giovani, ma, poi, non se ne occupano”

"Viviamo in una società dove molti si preoccupano dei giovani, ma, poi, non se ne occupano fino in fondo. Tutti parlano del problema dei giovani, del lavoro per i giovani, di riforme per i giovani, ma in realtà c’è un gran parlare" mentre manca, salvo eccezioni, "un reale investimento". Ne è convinto don Luigi Ciotti, fondatore di "Libera", che domani parlerà a Pavia, nell’incontro conclusivo della Preghiera vocazionale, presieduto dal vescovo Giovanni Giudici. Elia Belli del settimanale "Il Ticino" di Pavia ha posto alcune domande a don Ciotti.

Mondo giovanile: quanto i giovani sono la via d’uscita dalla crisi e quanto, invece, rischiano di rimanerne schiacciati?
"Quando i giovani vengono coinvolti, cioè messi in grado di realizzare le loro aspirazioni e concretizzare le loro passioni, otteniamo risposte straordinarie. Quindi, noi non possiamo stancarci di alimentare la loro voglia di partecipare, il loro sano protagonismo e il loro desiderio di fare qualche cosa per gli altri, cioè mettere il loro io a servizio della vita, del noi, e non viceversa. Ecco, allora, il problema è metterli nelle condizioni di realizzare quelle aspirazioni e concretizzarle. I giovani si fidano e si affidano quando sentono nell’adulto la passione, la credibilità e la disponibilità. Quando trovano persone che fanno con loro e non per loro. C’è un grande desiderio da parte dei giovani di avere punti di valore e di riferimento e quando vengono coinvolti ci sono".

Che cosa preoccupa i giovani oggi?
"Sono preoccupati dalla difficoltà di trovare lavoro, anche perché uno su tre è senza. Sono preoccupati dalla precarietà, dal futuro. C’è un’adolescenza prolungata. Ci sono giovani, ormai adulti, costretti a stare in famiglia e, quindi, meno autonomi e indipendenti. Ora la società credo non debba preoccuparsene, ma occuparsene con delle politiche per i giovani, per la casa, per la famiglia, per il lavoro. Questo è il grido che deve essere accolto".

Spesso si dice che i giovani non si sposano o non fanno figli perché "non vogliono legami" o "non vogliono assumersi le proprie responsabilità". Non è che invece qualcuno ha "rubato" loro qualche cosa?
"Molti non possono proprio, ci sono condizioni oggettive. Non c’è il lavoro, non ci sono prospettive. E dove possono andare? Questa è una società che deve fermarsi a riflettere e investire sui giovani".

C’è il rischio che crescano con una mentalità "mafiosa", la mentalità del "conosco qualcuno che"…
"È la caccia del favore, della sistemazione. Questa è un’insidia, certo, ma quale madre e quale padre non si danno da fare, a volte anche umiliandosi e andando a chiedere se c’è una possibilità di lavoro per i propri figli. In un momento di così grande fragilità e smarrimento non voglio giustificare, ma comprendo che molti genitori in prima fila o gli stessi ragazzi siano costretti a questo. Qui, però, si apre un altro discorso che si salda a ciò che diceva Carlo Alberto Dalla Chiesa, che è stato superprefetto a Palermo, ucciso 30 anni fa con la moglie dalla mafia. Proprio lui disse: ‘Ho capito una cosa semplice ma decisiva. Gran parte delle protezioni mafiose e dei privilegi mafiosi caramente pagati dai cittadini, non sono altro che elementari diritti dei cittadini. Assicuriamoli loro, togliamo questi poteri alla mafia e facciamo dei suoi dipendenti nostri alleati’. Lo Stato deve dare come diritto ciò che le mafie danno come favore".

Perché?
"Perché a fianco dell’eccezionale lavoro di magistrati e forze di polizia impegnati nel contrasto alla criminalità organizzata, dagli ultimi rapporti viene fuori che i vuoti lasciati dai grandi boss vengono facilmente riempiti da volti nuovi e da storie nuove. Molti di quei vuoti vengono riempiti proprio da giovani, che a volte non appartengono a nessun clan. Quindi è una società che deve fermarsi molto a riflettere in questo senso".

Anche al Nord scopriamo l’esistenza di infiltrazioni mafiose. La mafia ha gioco facile oggi più di ieri?
"La mafia al Nord c’è sempre stata e lo dimostra anche in questi giorni l’operazione Minotauro partita dalla Procura di Torino, che lega Nord e Sud, la grande operazione Infinito che ha coinvolto sia Milano sia Pavia, il commissariamento di Lenia, alle porte di Torino, ma anche il commissariamento di Bordighera e di Ventimiglia nella Liguria. C’è una presenza che attraversa tutta l’Italia. Oggi dobbiamo stare molto attenti perché è cresciuta una mafia più ‘civile’, quasi mimetizzata nell’economia legale, nella finanza e nelle operazioni immobiliari. Dall’altra parte c’è una società civile che rischia di sottovalutare, di mafiosizzarsi, perché tende a essere sempre più tollerante e sfiduciata. Dobbiamo dire con forza che la forza delle mafie oggi sta fuori dalle mafie, sta in quei comportamenti che a volte veramente permettono al sistema mafioso di espandersi e utilizzare elementi raffinati di diritto e finanza che sono al loro servizio".