SCIENZA E VITA

Con parole chiare

Concluso l’incontro sulla comunicazione

Oggi si è concluso a Roma il IX convegno nazionale e XI incontro delle associazioni locali di "Scienza & Vita", che ha avuto per tema "Comunicare scienza. Comunicare vita". Sempre oggi l’assemblea generale di "Scienza & Vita" ha anche eletto all’unanimità il nuovo consiglio esecutivo e la presidenza. Presidente è Lucio Romano, ginecologo dell’Università Federico II di Napoli, già copresidente insieme a Bruno Dallapiccola che lascia l’incarico per impegni istituzionali. Tre i vicepresidenti: Paola Ricci Sindoni, Daniela Notarfonso, Massimo Gandolfini.

Un nuovo campo di studio. "Il convegno ha rappresentato un momento di riflessione alta rispetto al tema della comunicazione, che è imprescindibile nell’ambito della ricerca scientifica e nella riflessione etica". Così Lucio Romano commenta al Sir i due giorni di lavori "Scopo del convegno – prosegue il presidente di Scienza & Vita – è stato quello di offrire una possibilità di confronto dialettico e contenutistico, così da poter individuare elementi di condivisione in una virtuosa coniugazione tra attenzione scientifica e dimensione antropologico-valoriale". Altro dato di rilievo, secondo Romano, è "la possibilità di poter declinare nuove tecniche comunicative con ricchezza di contenuti e argomentazioni da tutti comprensibili". Per il presidente dell’associazione, si tratta di "un nuovo campo di studio, di riflessione e di proposte che Scienza & Vita perseguirà nel prossimo triennio". "La comunicazione in bioetica è di grandissimo rilievo, così come anche la dialettica in ambito biopolitico ha suggerito negli ultimi anni", sottolinea Romano.

Cinema e bioetica. Stamattina all’incontro è intervenuto mons. Dario E. Viganò, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo, per parlare di eutanasia e aborto nell’immaginario cinematografico. "Il cinema degli anni Duemila – ha detto – si è interrogato frequentemente sulla questione dell’eutanasia, muovendo da fatti di cronaca, da storie reali, oppure da suggestioni proposte dagli stessi autori della settima arte". Mons. Viganò si è soffermato in particolare su due film "Million Dollar Baby" di Clint Eastwood e "Mare Dentro" di Alejandro Amenábar, sottolineando "il differente approccio dei due autori al tema dell’eutanasia, nel rispetto della tematica" e soprattutto della "possibilità di scelta riservata allo spettatore, se aderire o meno alla suggestione proposta dall’autore del testo cinematografico". In "Mare dentro" si oppongono Ramon Sampedro, tetraplegico che chiede di ricorrere all’eutanasia, e tre personaggi che cercano di farlo desistere: un prete, anche lui tetraplegico, il fratello e il padre anziano di Ramon. In realtà, queste ultime tre figure sono relegate in una dimensione bozzettistica, per cui appare "innegabile l’intento di non voler presentare in modo neutro la situazione narrata, domandando in modo evidente allo spettatore un’adesione alla scelta del protagonista". Million Dollar Baby, invece, narra la vicenda della giovane pugile Maggie Fitzgerald che, a causa di un incidente sul ring, diviene tetraplegica. "Il tema dell’eutanasia – ha affermato mons. Viganò – è presentato alla fine del film", che "non si preoccupa di domandarci se tutto ciò sia giusto o meno". In questo caso, "lo spettatore può entrare pienamente in relazione con le aperture del testo". Uguale discorso si può fare con la questione dell’aborto: il presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo ha illustrato due film "4 mesi, 3 settimane, 2 giorni" e "Juno" per mostrare come nel primo "sarà impossibile restare indifferenti di fronte al dramma e al contesto entro il quale il dramma stesso si svolge", mentre nel secondo "lo spettatore non si trova dinanzi a un film a tesi, bensì è lasciato libero di esprimere una posizione, di condividere o meno le scelte di Juno".

Libertà d’interpretare. Sulla base degli esempi presentati, per mons. Viganò, la questione di un’etica dello spettacolo cinematografico "si gioca in primo luogo entro il quadro della natura complessa, ‘a falde’ del dispositivo testuale cinematografico" e "in secondo luogo nel rapporto altrettanto sfaccettato e articolato che il film intrattiene con lo spettatore". "È proprio su questa relazione multiforme e articolata – ha aggiunto – che si definirà la questione etica: non basterà il livello tematico della rappresentazione, né in senso stretto le forme attraverso cui i contenuti si cristallizzano all’interno del film, ma più profondamente la possibilità che lo spettatore possa lasciar agire la propria libertà responsabile e consapevole in relazione al discorso che il film sviluppa e possa liberamente articolare la propria azione interpretativa senza che il testo ne prefabbrichi una o più d’una per lui".