CRISI IERI E OGGI
L’enciclica di Pio XI su crisi finanziaria, disoccupazione e ”sordido egoismo”
"Il disagio è andato crescendo, il numero dei disoccupati in quasi tutte le regioni è salito … Conseguentemente l’ordine pubblico è sempre più minacciato, e il pericolo del terrore e dell’anarchia incombe sempre più gravemente sulla società… L’umanità intera è stretta dalla crisi finanziaria ed economica così tenacemente, che quanto più si agita, tanto più insolubili ne sembrano i lacci; non vi è popolo, non vi è Stato, non società o famiglia che, in un modo o in un altro, direttamente o indirettamente, più o meno, non ne senta il contraccolpo. Quegli stessi, assai pochi di numero, che sembrano avere nelle loro mani, insieme con le ricchezze più ingenti, le sorti del mondo; quegli stessi pochissimi uomini che, con le loro speculazioni, sono stati e sono in gran parte la causa di tanto male, ne sono essi stessi ben sovente le prime e più clamorose vittime … Di qui il disordine e lo squilibrio ingiusto, per cui si vedono le ricchezze delle nazioni accumulate nelle mani di pochissimi privati, che regolano a loro capriccio il mercato mondiale".
Potrebbe sembrare la descrizione della situazione attuale. Sono invece i passaggi di un documento di ottanta anni fa. L’enciclica Caritate Christi compulsi, promulgata da Pio XI il 3 maggio 1932, quando sullo scenario internazionale perduravano, anzi si acuivano, gli effetti devastanti della "grande depressione" originata dal crollo della borsa di New York nel 1929 e si incominciavano ad avvertire i sintomi inquietanti di quella che sarebbe stata la tragedia immane della seconda guerra mondiale. Una tragedia incombente già nelle parole profetiche di Pio XI: "Alla grande legge dell’amore e della fraternità umana, che abbraccia tutte le genti e tutti i popoli in una sola famiglia con un solo Padre, subentra l’odio che spinge tutti alla rovina". Il Papa implora la pace per tutti gli uomini ma specialmente "per coloro che nell’umana società hanno le gravi responsabilità del governo", e si domanda: "Come potrebbero essi dare la pace ai loro popoli, se non l’hanno in sé stessi?".
La Caritate Christi compulsi si inserisce nel solco tracciato dallo stesso Pio XI con le due precedenti encicliche del 1931, Nova impendet e Quadragesimo anno (questa nel ricordo della Rerum novarum ) riprendendone i temi, che furono anche di Leone XIII, della questione sociale, della crisi economica, della disoccupazione, aggiungendo infine una forte condanna dell’ateismo organizzato e militante e la lucida denuncia dei mali che la negazione di Dio produce nella società.
Una enciclica "dura", tra le più dure di Pio XI, di una durezza palesemente evidente, oltre che nel tono generale, nell’aggettivazione. Il Papa denuncia quel "sordido egoismo", che troppo spesso presiede alle mutue relazioni individuali e sociali; il "gretto individualismo" che tutto ordina e subordina al proprio vantaggio, senza pensare agli altri; il "diabolico programma" di espiantare dal cuore di tutti, perfino dei bambini, ogni sentimento religioso; le "sataniche bandiere" della guerra contro Dio e contro la religione; la "dialettica infernale" con cui gli autori della campagna di ateismo, traendo partito dalla crisi economica, cercano di far credere alle masse affamate che Dio e la religione siano la causa dell’universale miseria; le "squadre pervase da spirito diabolico" che non si contentano di predicare violenza ma uniscono tutte le loro forze per eseguire quanto prima i loro "nefasti disegni"; le "malvagie falangi", nemiche di Dio non meno che del genere umano.
Di fronte a questo "odio satanico" contro la religione, che ricorda il " mistero d’iniquità" di cui parla san Paolo è la riflessione del Papa , i soli mezzi umani e le provvidenze degli uomini non bastano. Di qui l’invito alla preghiera, poiché "sappiamo per fede quanta sia la potenza dell’umile, confidente, perseverante preghiera; a nessuna altra pia opera furono mai annesse dall’Onnipotente così ampie, così universali, così solenni promesse come alla preghiera". Ma alla preghiera bisogna aggiungere anche la penitenza: cioè lo spirito di penitenza, e la pratica della penitenza cristiana. Specialmente nell’imminenza della festa del Sacro Cuore di Gesù, per la quale lo stesso Pio XI, con la enciclica Miserentissimus Redemptor, aveva disposto che in tutte le chiese si celebrassero pubblici atti di pietà in riparazione delle offese recate a Cristo. "La preghiera, dunque, e la penitenza", conclude il Papa, "sono i due potenti spiriti che in questo tempo ci sono dati da Dio perché riconduciamo a Lui la smarrita umanità che gira qua e là senza guida".