UNIVERSITÀ CATTOLICA
Domani il Papa alla Facoltà di medicina e chirurgia
Domani, alle ore 11.00, papa Benedetto XVI farà visita all’Università Cattolica del Sacro Cuore, presso la sede di Roma dell’Ateneo, in occasione del 50° anniversario dell’istituzione della Facoltà di Medicina e Chirurgia "A. Gemelli". L’incontro informano gli organizzatori – avrà luogo nel piazzale antistante l’Auditorium della Facoltà di Medicina e Chirurgia (Largo F. Vito, 1). Ad accogliere il Papa ci saranno il card. Angelo Scola, presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, e Franco Anelli, prorettore vicario dell’Università Cattolica. Seguirà il discorso di Benedetto XVI, che torna per la quinta volta, dall’inizio del suo pontificato, a visitare l’Università Cattolica e il Policlinico Gemelli. La visita del Papa ha luogo in coincidenza con la prima Giornata per la Ricerca promossa dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia intitolata "Una vita per la Ricerca, la Ricerca per la vita", che si svolgerà a partire dalla ore 14.30 presso l’Auditorium dell’Ateneo. Più di 700 ricercatori impegnati in 35 Istituti, oltre 1500 lavori scientifici pubblicati ogni anno sulle migliori riviste internazionali, 46 ricercatori nella classifica dei 300 "Top Italian Scientists". Sono solo alcune delle cifre che contraddistinguono la Facoltà di Medicina e Chirurgia "A. Gemelli" dell’Università Cattolica, giunta al suo 50° anno di vita. La Giornata per la Ricerca sarà aperta, alle ore 14.30, dal card. Scola, dal prorettore Anelli e dal preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia "A. Gemelli", Rocco Bellantone. La Giornata abbraccerà i settori fondamentali della ricerca in medicina, toccando tutte le aree cliniche dalla nascita al fine vita: "Dal concepimento alla nascita"; "Sviluppo infantile, Pubertà e Adolescenza"; "Le grandi malattie dell’adulto"; "Senescenza e fine vita". Infine la Giornata sarà occasione per tracciare le "Prospettive future" della ricerca in Facoltà, a cura di Bruno Antonio Giardina, Delegato del Rettore al coordinamento e alla promozione della ricerca scientifica dell’Università Cattolica.
Lotta alla sterilità. Risolvere positivamente la maggior parte possibile delle gravidanze ad alto rischio, ridurre la quota di nati pretermine e aumentare la percentuale di bimbi che, seppure nati molto prematuramente, ce la fanno a vivere con complicanze ridotte o nulla; ma poi ancora aumentare del 20-25% la fertilità di coppie sterili, usando solamente tecniche "naturali", come il ripristino delle vie riproduttive femminili attraverso la chirurgia (un dato significativo e del tutto comparabile al tasso di successo di un ciclo di fecondazione assistita). Questi alcuni tra i traguardi rilevanti messi a segno negli ultimi anni presso il Policlinico Gemelli dai ricercatori della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica. A ripercorrere le tappe fondamentali di questi avanzamenti clinici sarà, in occasione della Giornata per la Ricerca, Alessandro Caruso, direttore dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia del Policlinico Gemelli nell’ambito della sezione "Dal concepimento alla nascita". "Notevoli sono i passi avanti fatti nella lotta alla sterilità racconta Caruso -: già negli anni 70-80 combattevamo la sterilità, con avanzamenti enormi in ambito diagnostico per capire le cause di molti casi di sterilità; ideazione e messa a punto di cure per risolvere un problema molto diffuso e responsabile di circa il 30% dei casi di sterilità, la mancanza di ovulazione. Abbiamo messo a punto e raffinato tecniche chirurgiche per il ripristino delle vie genitali femminili, per liberare le tube da aderenze, poi tecniche chirurgiche molto difficili per la correzione di difetti tubarici e chirurgia dell’endometriosi: tutto ciò risolve il problema evitando laddove possibile il ricorso alla cosiddetta fecondazione in vitro". Basti pensare, proseguito l’esperto, che "queste metodiche naturali aumentano la fertilità del 20-25%, un dato del tutto comparabile al miglioramento che si può ottenere con un ciclo di procreazione medicalmente assistita".
Cellule staminali e sviluppo infantile. Utilizzo delle cellule staminali adulte del cervello per "riparare" circuiti nervosi danneggiati da malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, nanotecnologie per portare farmaci antitumorali al cuore del male riducendo così al massimo la loro tossicità e al tempo stesso aumentandone l’efficacia (ad esempio le antracicline, molto usate ma tossiche per il cuore), identikit biomolecolare delle cellule staminali responsabili di uno dei tumori al cervello più cattivi, il glioblastoma multiforme, per allestire screening prognostici e nuove terapie mirate a misura del singolo paziente. Queste le prospettive future delle ricerche in corso al Gemelli, spiega Bruno Giardina, delegato del rettore al coordinamento e alla promozione della ricerca scientifica dell’Università Cattolica e Direttore del Dipartimento di Medicina di Laboratorio del Policlinico Gemelli. La ricerca dei "geni della spina bifida” è solo uno degli ambiziosi progetti in corso e che sarà presentato in occasione della Giornata da Costantino Romagnoli, direttore del Dipartimento di Scienze Pediatriche Medico Chirurgiche e Neuroscienze dello sviluppo del Policlinico Gemelli, che nell’ambito della sezione "Sviluppo infantile, pubertà e adolescenza" riassumerà i grandi avanzamenti diagnostici e terapeutici in quest’area della salute umana.