PRIMO MAGGIO
Il presidente della Repubblica: indispensabile ”una condivisa assunzione di responsabilità”
Le poche cose certe di questa festa del lavoro sono che i prezzi e la pressione fiscale continuano a salire e il lavoro continua a scarseggiare.
Il presidente della Repubblica oggi nella celebrazione al Quirinale ha ancora una volta snocciolato le cifre, che sono impietose. E lo stesso i sindacati, nella manifestazione a Rieti. Ma Giorgio Napolitano ha anche sottolineato i punti di forza del sistema-paese. Così l’atteggiamento giusto – e lo aveva detto nei giorni scorsi anche il presidente della Cei – è mettere a frutto le risorse. Con una idea ben chiara, forse l’unica certezza, che la crisi in atto non lascerà nulla come prima: "è l’Europa, sono le sue classi dirigenti, i suoi ceti popolari, i suoi cittadini che debbono predisporsi al cambiamento, perché il peso demografico ed economico del nostro continente si è ridotto nel mondo, e non sarà consentito agli europei di vivere al di sopra delle loro possibilità".
Il punto è che, all’interno di un quadro non più espansivo, moltissimo c’è da fare per far sì che le risorse siano impiegate bene. La parola d’ordine dunque è: qualità. Qualità della spesa, qualità del lavoro, qualità della classe dirigente.
D’altra parte non c’è dubbio. Al di là delle sagge considerazioni, degli appelli pensosi, l’unica risposta alla protesta, che continua a serpeggiare in forme anche violente, e comunque al diffuso malcontento e alla esasperazione di molti, non può che venire dall’esempio dall’alto. Sono le classi dirigenti, e più in concreto la classe politica che devono sapere imprimere una sterzata.
Ai tecnici al governo si sono aggiunti tre "supertecnici" incaricati proprio di qualificare l’allocazione delle risorse, di fare insomma in modo che le grandi risorse che, attraverso la leva fiscale, sono devolute allo Stato siano impiegate bene e possano fruttare, cioè moltiplicare la ricchezza comune.
Il quadro politico è nervoso come il meteo di questa primavera. Il presidente della Repubblica si è ancora una volta speso per la riuscita di questo esperimento di governo tecnico, sostenuto da una maggioranza politicamente anomala, ma espressione di una solidarietà nazionale. Richiamandosi ai primi anni cinquanta ha invocato la ripresa di "un clima di consapevolezza diffusa e di condivisa assunzione di responsabilità di fronte alle incognite che circondavano il futuro del Paese". L’unica certezza è che ormai manca meno di un anno alla scadenza della legislatura e per cominciare ad articolare, al di là delle misure fiscali, qualche riposta strutturale bisogna prima di tutto concentrarsi sull’obiettivo, farlo condividere da tutti i molteplici settori, interessi, corporazioni e gruppi, in cui questo Paese è segmentato ed articolato. Solo così ciascuno può essere disposto a concedere qualcosa e dunque a guardare al bene comune, pur mugugnando. Sennò vinceranno quelle forze centrifughe che stanno percorrendo un’Europa frastornata, aggiungendo incognite ad incognite.